dalla Newsletter n°15 – Agosto 2025
Alessio Aringoli
Nei primi giorni di agosto 2025, Israele e l’Egitto hanno siglato un accordo storico nel settore energetico, destinato a diventare il più importante nella storia delle esportazioni israeliane. La compagnia NewMed Energy, partner del giacimento di gas Leviathan al largo della costa israeliana, ha annunciato un’intesa del valore di circa 35 miliardi di dollari, che prevede la fornitura totale di 130 miliardi di metri cubi di gas a partire dal 2026 fino al 2040. Le prime consegne – circa 20 miliardi di metri cubi – sono previste già nella prima metà del 2026, tramite importatori egiziani (tra cui Blue Ocean Energy), seguite da ulteriori 110 miliardi di metri cubi una volta completate l’espansione del Leviathan e la nuova pipeline via Nitzana-Egitto.
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Questo accordo rappresenta un rafforzamento netto rispetto al precedente contratto del 2019, che prevedeva solo 60 miliardi di metri cubi nel corso dei primi anni (di cui già 23,5 consegnati). Con la nuova intesa, Israele triplicherà le sue esportazioni di gas entro il 2028, destinando il 60% della produzione del giacimento Leviathan all’export, mentre l’accordo prevede di mantenere il restante 40% vincolato al mercato interno e a clienti regionali (la Giordania, essenzialmente) fino al 2035.
Leviathan, con riserve stimate intorno a 600 miliardi di metri cubi, diventerà così un asset cruciale per la sicurezza energetica regionale e assicurerà la sua operatività almeno fino al 2064.
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Per l’Egitto, il gas israeliano significa forniture stabili per le centrali elettriche e un impulso decisivo al suo ruolo di hub regionale del GNL (gas naturale liquefatto), con benefici economici rilevanti rispetto all’importazione via GNL estero.
Tuttavia l’accordo non ha mancato di suscitare reazioni critiche. Alcune voci, come quella dell’ex ministro del lavoro Kamal Abu Eita, hanno denunciato la cooperazione energetica con Israele proprio nel contesto dell’offensiva israeliana su Gaza, definita “genocidio” da parte del presidente Sisi in più occasioni, e hanno minacciato di perseguire legalmente i firmatari del deal. Esiste un dibattito sul rischio di “dipendenza energetica” da Israele, che potrebbe comportare ricatti o pressioni politiche.
Eppure, al di là delle reazioni, questo accordo è l’evidenza concreta della crescente cooperazione energetica tra Israele e stati arabi. Esso si inscrive all’interno di un quadro più ampio di integrazione che vede Israele non più isolato, ma parte rilevante in una rete regionale di collaborazioni strategiche, in settori chiave come energia, economia, tecnologia e, potenzialmente, sicurezza e diplomazia.
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La cooperazione con l’Egitto, in particolare, rappresenta una via concreta verso la costruzione di fiducia reciproca, base indispensabile per affrontare la questione palestinese. Il raggiungimento di una pace duratura in Medio Oriente richiede che Israele sia pienamente integrato nel tessuto politico ed economico della regione.
La recente Dichiarazione di New York con la quale, col sostegno europeo, per la prima volta finalmente unanimemente la Lega Araba ha condannato il 7 Ottobre e insieme ha chiesto che Hamas consegni le armi, liberi gli ostaggi e rinunci al controllo di Gaza, chiedendo a sua volta a Israele di accettare di riprendere il percorso verso i Due Stati, costituisce la cornice e la piattaforma in cui questo processo di integrazione di Israele nel Medio Oriente potrebbe compiersi superando la terribile guerra in corso a Gaza.
Eppure, il governo Netanyahu sembra ignorare questa chance storica. Invece di cavalcare e promuovere questo slancio verso la normalizzazione e la pace, l’attuale esecutivo – dominato da ideologie e politiche estremiste – appare impegnato a sabotare le stesse condizioni che rendono possibili questi avanzamenti, irrigidendosi su scelte che spingono Israele verso l’isolamento.
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In conclusione, l’accordo energetico Israele-Egitto non è solo un affare commerciale: è un simbolo di potenzialità politiche, una finestra verso una nuova era di integrazione arabo-israeliana e una possibile pietra miliare per la pace. Serve ora più che mai un governo in Israele che colga davvero il potenziale civile, politico e strategico di questa occasione storica.

