La sinistra confonde la democrazia israeliana col governo e l’antisemitismo col dibattito politico

Pubblicato su HuffPost 06 dicembre 2025

La proposta Delrio non menziona Israele, non confonde critica politica e discriminazione, non introduce nuove fattispecie penali: eppure, secondo alcuni, sarebbe il tentativo di “mettere il bavaglio” a chi non condivide la linea del governo israeliano. Un’aberrazione logica

di Simone Santucci

 

C’è un punto che la sinistra italiana farebbe bene a guardare con onestà, prima ancora che con coraggio: il modo in cui, negli ultimi mesi, è diventata incapace di distinguere ciò che è realtà da ciò che è riflesso ideologico. E gli episodi degli ultimi giorni – dalle critiche al Ddl Delrio alla polemica surreale contro Piero Fassino – lo dimostrano con una chiarezza quasi imbarazzante.

Cominciamo da Fassino. In missione ufficiale per la Camera dei deputati, ha avuto l’ardire di pronunciare una frase che in qualunque contesto razionale sarebbe una banale constatazione: Israele è una democrazia. È bastato questo per scatenare l’indignazione di una parte del fronte progressista, come se riconoscere un fatto istituzionale significasse automaticamente legittimare le politiche del governo Netanyahu. È un corto circuito che dice molto più su di noi che su Israele. Dire che uno Stato è democratico non significa sostenere chi lo governa, così come dire che l’Iran è una teocrazia non implica prendere posizione sull’opposizione iraniana. È semplice realtà.

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Eppure la realtà, oggi, sembra diventata pericolosa. Lo si vede anche nella discussione sul Ddl Delrio. Testo moderato, sobrio, che si limita a riprendere la definizione IHRA dell’antisemitismo – adottata dallo stesso centrosinistra quando era al governo, come ha più volte ricordato Emanuele Fiano – e che punta a rafforzare gli strumenti contro un fenomeno esploso del 400% nell’ultimo anno. Una proposta che non menziona Israele, non confonde critica politica e discriminazione, non introduce nuove fattispecie penali: eppure, secondo alcuni, sarebbe il tentativo di “mettere il bavaglio” a chi non condivide la linea del governo israeliano. Anche qui: un’aberrazione logica.

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La verità, per chi voglia vederla, è che una parte della sinistra vive una sorta di paralisi concettuale: ogni misura contro l’antisemitismo viene letta come un favore al governo Netanyahu, e ogni riferimento alla natura democratica dello Stato israeliano viene percepito come una resa all’“oppressore”. Una distorsione che non solo impoverisce il dibattito, ma finisce per danneggiare proprio quelle forze democratiche israeliane che negli ultimi anni – e soprattutto negli ultimi mesi – hanno rappresentato l’argine più forte contro la deriva illiberale della destra radicale.

Difendere la democrazia israeliana non significa ignorare ciò che accade in Cisgiordania. Non significa chiudere gli occhi di fronte alle violenze dei coloni, all’occupazione, alla negazione dei diritti dei palestinesi. Il riconoscimento della democrazia israeliana e la denuncia dell’ingiustizia nei territori non solo non si escludono: sono due pilastri della stessa posizione storica della sinistra, quella dei due popoli e due Stati. Una posizione oggi più fragile non per colpa dei suoi nemici, ma per la disattenzione di chi avrebbe dovuto difenderla.

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Il paradosso è che, mentre milioni di israeliani scendono in piazza contro il governo Netanyahu per difendere la loro democrazia, una parte della sinistra europea appare più impegnata a negare quella democrazia che a sostenere chi la difende sul campo. È un errore politico e morale.

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La sinistra non ritroverà credibilità sulla questione israelo-palestinese finché continuerà a confondere i piani, a cedere a riflessi identitari, a leggere il mondo secondo categorie che non spiegano più nulla. Serve una nuova, semplice lucidità: combattere l’antisemitismo senza complessi ideologici, difendere lo Stato di Israele dalla delegittimazione senza difendere il suo governo, e rivendicare con forza che la libertà e i diritti dei palestinesi non sono negoziabili.

È tempo, insomma, che la sinistra smetta di aver paura delle parole vere. E che torni a guardare la realtà senza temerne il riflesso.

(leggi il DDL 1722)

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