dalla Newsletter n°21 – Febbraio 2026
– Victor Magiar
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Anche Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, tramite il suo portavoce Stephane Dujarric, ha preso (ancora una volta) le distanze dalla Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese:
“non siamo d’accordo con gran parte di ciò che dice […] o i termini che sta usando per descrivere la situazione“.
Ma, nonostante le richieste di diversi governi occidentali e dello stesso Segretario Generale, nessuno riuscirà a far dimettere l’Albanese: perché?
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Come spiegato da Mario Platero (Corriere della Sera 22-02-2026) la Relatrice è stata nominata (e può essere rimossa) dal Consiglio dei Diritti Umani, formato a rotazione da 47 ambasciatori di altrettante nazioni, distribuiti con criterio continentale: la richiesta di Francia e Germania non troverebbe mai il consenso della maggioranza degli Stati membri.

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Il tema della composizione inadeguata [leggi “criterio continentale] è una questione che impatta sui contenuti e l’azione di molti organismi ONU, come ad esempio nella Commission on the Status of Women.

Del resto il tema della composizione continentale dei vari organismi ONU è una questione che fa discutere da molti anni, almeno da quando il 20 gennaio 2003 è stata eletta Najat al-Hajjaji, ambasciatrice della Libia di Muammar Gheddafi alla presidenza annuale della Commissione Onu per i diritti umani.
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È bene comprendere (come esponiamo in un altro articolo scientifico, seguendo criteri giuridici)
che siamo davanti non a delle specifiche anomalie ma al fallimento strutturale del sistema internazionale.
L’Onu nasce nel 1945 per garantire la pace: all’epoca contava
50 Stati membri …. mentre oggi si contano ben
193 Stati membri …. tra cui
– 67 democrazie (21 piene liberali, 46 imperfette)
– 126 paesi autoritari o regimi liberticidi
Nel tempo, è cresciuto significativamente anche il numero degli organismi ONU, classificati con innumerevoli macro-definizioni: Commissions; Advisory Commissions; Committees; Ad hoc Committees; Advisory Committees; Executive Committees; High-level Committees; Special Committees; Working groups; Ad hoc Working Groups; Ad hoc Open-ended Working Groups; Open-ended Working Groups; Other Groups.
Vanno poi aggiunte le varie “Agenzie”.
Non c’è quindi da stupirsi se un “Comitato di esperti Onu” difende la Relatrice sostenendo ci sia stata una manipolazione del video e la diffusione di fatti inventati.
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In questi organismi la presenza dei Paesi illiberali, da regolamento, è preponderante:
buona parte di questi Paesi usano queste tribune non per mantenere la pace o per difendere i diritti, ma per delegittimare le democrazie liberali attraverso il linguaggio stesso dei diritti e attraverso le istituzioni internazionali.
Queste commissioni possono deliberare risoluzioni,
generando dinamiche folli e persecutorie,
basta contare le risoluzioni degli ultimi dieci anni:
0 contro Cina, Cuba, Sudan, Venezuela
10 contro Siria, Iran, Corea del Nord e Russia
160 contro Israele (più di 1 al mese).
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Ma oltre ai difetti strutturali del sistema Onu, esiste un “concorso personale” che fa di Albanese un’anomalia anche rispetto agli altri 58 relatori speciali: come ben spiegato da Mario Platero (Corriere 22-02-2026): “nessuno dei 58, pur sotto pressioni dai paesi oggetto delle inchieste, ha avuto il profilo mediatico di riconoscimento pubblico di Albanese”.
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Ma cosa ha realmente detto Albanese in questi 2 anni e lo scorso 7 febbraio ce lo ricordano bene
Antonio Polito (Corriere 12-02-26) e
Bernard-Henry Lévy (La Stampa 23-02-26):
- il fastidio con cui ha negato il diritto di Liliana Segre di giudicare un “genocidio” (“chi ha un tumore va da un oncologo, non da un sopravvissuto”)
- il sarcastico rimprovero a un sindaco che, nel concederle la cittadinanza onoraria, aveva osato chiedere la liberazione degli ostaggi israeliani
- il silenzio senza pietà con cui ha accolto la notizia della strage di ebrei sulla spiaggia di Sydney
- il tweet del 7 ottobre 2023, in pieno pogrom, nel quale invitava a inquadrare quel gesto di «violenza» nel suo «contesto»
- la sua risposta al presidente Macron “le vittime del 7 ottobre non sono state uccise perché ebree, ma in reazione all’oppressione di Israele”
- la sua smentita degli stupri delle donne nei kibbutz e a Gaza, da lei definiti “invenzioni”
- il tweet 11 maggio 2025 con cui accusava l’IDF di rapire i palestinesi per farli violentare da cani.
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Il 7 febbraio 2026, al Forum di Al-Jazeera, Albanese oltre a irritare le diplomazie occidentali, ha guadagnato gli applausi e il consenso
di Khaled Mesh’al, uno degli ultimi capi rimasti di Hamas e
di Abbas Araghchi, ministro di un regime iraniano
che poche settimane fa ha assassinato trentamila suoi concittadini.
I tre partecipavano allo stesso “gruppo di lavoro” e, con una frase che passerà alla Storia, Albanese si è rivolta agli sceicchi e ai rappresentanti di vari governi, al ministro iraniano e al capo di Hamas:
“Noi, che non controlliamo ingenti quantità di capitali finanziari (sic!) di algoritmi e di armi (sic sic!!) adesso sappiamo che il genere umano ha un nemico comune”.
Con un discorso davvero breve, senza mai dire una parola di pace, senza mai adoperare la parola “pace”, Albanese si è rivolta al capo di Hamas, al ministro iraniano, agli sceicchi qatarioti
chiedendo loro
– di difendere l’umanità (dal “nemico comune”)
– di difendere le “libertà fondamentali l’ultima via pacifica, l’ultimo strumento pacifico che abbiamo per riconquistare la nostra libertà”.
clicca qui o sull’immagine per vedere il video
Rincuora sapere che l’umanità ha trovato dei nuovi difensori…
così come rincuora sapere che gli organismi Onu hanno un sistema tale da non permettere alcuna correzione…
e rincuora anche sapere che in Occidente ci sono politici e partiti che difendono la Relatrice Speciale aggredita dal “noto complotto”.
Ironie a parte, in un altro articolo affrontiamo con un illuminante approfondimento di carattere giuridico le violazioni più gravi di Albanese, ovvero quelle al mandato conferitole.
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Ma per completare l’affresco di questa grottesca vicenda, suggeriamo di vedere questo video.
clicca qui o sull’immagine per vedere il video
Il 23 febbraio 2026, 16 giorni dopo il Forum di Al-Jazeera,
alla Sessione del Consiglio dei Diritti Umani
il viceministro iraniano agli Affari Esteri ha sostenuto che
“Iran’s Islamic Revolution was a human rights revolution undertaken to establish democracy”.
Ascoltare per credere
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