dalla Newsletter n°21 – Febbraio 2026
– Piero Fassino
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estratto dall’intervento
alla Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa
Strasburgo, 28 gennaio 2026
Il conflitto israelopalestinese ha innescato una sequenza di eventi che hanno investito l’intero Medio Oriente allargato, dal Libano allo Yemen, dalla Siria all’Iran ridisegnando gli equilibri politici dell’intera regione.
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Al centro vi è naturalmente il conflitto israelopalestinese. Oggi siamo di fronte ad una fragile tregua che con fatica si cerca di trasformare nell’avvio di un percorso di stabilizzazione che apra la strada alla pace. Il disarmo di Hamas, la rimozione ad ogni ostacolo all’inoltro degli aiuti umanitari necessari alla vita della popolazione palestinese, l’assunzione della gestione di Gaza da parte di un Comitato di personalità palestinesi indipendenti, la definizione di un piano di ricostruzione dotato di adeguate risorse finanziarie: sono questi i passaggi essenziali che vanno compiuti per dare sostanza alla cosiddetta “fase 2” del Piano Trump.
Contemporaneamente si aggrava ogni giorno di più la condizione della Cisgiordania sottoposta alle violenze di coloni estremisti, con l’evidente complicità di settori del governo israeliano. Chiediamo al governo israeliano una ferma azione di contrasto alle violenze dei coloni estremisti, il blocco di nuovi insediamenti e la tutela dei diritti degli abitanti palestinesi della Cisgiordania. Così come chiediamo la rimozione degli ostacoli che impediscono all’Autorità nazionale palestinese di esercitare i poteri conferiti con accordi. Non vi sarà pace in Medio Oriente se non si realizzerà una soluzione fondata sul riconoscimento dei diritti di entrambi i popoli e in tale contesto sulla nascita di uno Stato palestinese.
La comunità internazionale ha salutato con soddisfazione la caduta del regime sanguinario di Assad in Siria e ha fatto aperture di credito al nuovo governo guidato da Al-Jolani/Al-Shara quali la riapertura di relazioni diplomatiche e la sospensione delle sanzioni.
Tuttavia negli ultimi mesi sono accaduti eventi che suscitano grande preoccupazione. Prima un duro conflitto con la comunità drusa, poi una violenta repressione della minoranza alawita, e infine ripetuti scontri con la comunità curda e con la comunità yazida. E preoccupanti episodi di ostilità’ verso le comunità cristiane. Infine, non può non essere motivo di preoccupazione la esistenza di relazioni tra alcuni dirigenti del nuovo governo e le cellule dell’Isis ancora presenti sul territorio siriano.
Per tutte queste ragioni noi chiediamo alle autorità siriane di non interrompere la transizione verso una nuova Siria, chiedendo il pieno rispetto dei diritti di ogni comunità etnica o religiosa e sollecitando le autorità di Damasco ad aprirsi al dialogo e al coinvolgimento di tutte le componenti della società siriana.
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Grandissimo allarme hanno suscitato in tutto il mondo gli avvenimenti che hanno sconvolto l’Iran. Alle imponenti manifestazioni di popolo che chiedevano libertà, il regime autocratico iraniano ha risposto con una dura e sanguinaria repressione che ha provocato migliaia e migliaia di vittime e migliaia di arresti. E nella repressione si sono distinti per particolare ferocia gli squadroni dei “Guardiani della rivoluzione islamica” che molti governi democratici qualificano come una organizzazione terroristica.
Da questa Assemblea noi denunciamo con forza il carattere sanguinario e repressivo del regime iraniano, ricordando che è uno dei paesi che ha il più alto numero di esecuzioni capitali di persone innocenti. E respingiamo l’azione di continua destabilizzazione che il regime iraniano conduce contro Israele e nella regione.
Insieme a tutta la comunità internazionale chiediamo con forza la fine di ogni forma di repressione, la cessazione delle esecuzioni capitali, la liberazione di tutti i prigionieri politici, il ripristino delle connessioni Internet e delle comunicazioni, la cessazione di tutte le forme di persecuzione delle minoranze e il rispetto dei diritti umani per ogni donna e ogni uomo dell’Iran. E rinnoviamo la richiesta alle autorità iraniane di bloccare ogni iniziativa volta a dotare l’Iran di armamento nucleare, ristabilendo la cooperazione con l’AIEA.
Facciamo appello a tutte le istituzioni internazionali e a tutti gli Stati a mantenere alta la pressione sul regime iraniano con tutti i mezzi, a partire dalle sanzioni che devono essere applicate davvero e senza aggiramenti. E chiediamo al sistema dei media e dell’informazione di continuare a tenere accesi i fari su quel accade in Iran.

