dalla Newsletter n°22 – Marzo 2026
– Donatella Capirchio
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A Roma il 24 marzo scorso è stata lanciata una “camminata di solidarietà a piedi nudi” – Barefoot Solidarity Walk con l’iniziativa Mothers’ call for Peace promossa da donne israeliane e palestinesi che intendono diffondere un movimento globale per la pace in Medio Oriente camminando fianco a fianco, a piedi nudi, per rispetto della terra su cui è stato versato il sangue dei figli, dei fratelli uccisi, insieme per onorare ogni madre che ha perso un figlio a causa della violenza e per affermare con forza che nessun figlio dovrebbe crescere per uccidere o per essere ucciso.
Patrocinata dal Comune di Roma, ha avuto l’adesione di tante associazioni : Allmep-Alliance for Middle East Peace, Pace in MO, Federazione delle donne per la pace nel mondo, Women Press Freedom, Best of Hope, Rondine, Peace Walk, Noa’a Ark Foundation, Woman Champion For Change, JCALL, Fondazione Rut, Federazione donne evangeliche in Italia, ANED, FIAP, UnXeptable, Beth Illel Roma-Federazione Comunità Ebraiche Progressive, International Council of Jewish Women, Kaleidoscope, oltre a Sinistra per Israele-Due Popoli Due Stati.
Mothers’ call for peace è una iniziativa nata dalla collaborazione tra i movimenti Women of the Sun (Palestina) e Women Wage Peace (Israele) che ha avuto il supporto dell’organizzazione internazionale Vital Voices Global Partnership, una associazione fondata sull’idea che le nazioni e le comunità non possano progredire nella costruzione della pace, nei diritti umani e nella sicurezza internazionale senza la voce delle donne in posizioni di leadership.
A questo seguiranno altri appuntamenti in tanti altri paesi, dal Canada agli Stati Uniti, dall’Australia, passando dal Kenya e Israele, in Giappone e in tante città d’Europa, con l’intento di affermare una nuova visione e una nuova narrazione del conflitto, con una campagna globale per proteggere il futuro delle nuove generazioni.
Una loro delegazione, guidata da Yael Admi e Reem Al-Hajajreh è stata ricevuta dalla Commissione per i Diritti umani del Senato portando la propria testimonianza.
Donne palestinesi con una vita nel terrore quotidiano e con il rischio della radicalizzazione dei propri figli; donne israeliane unite nel dolore dei lutti in famiglia e daI desiderio di vivere in pace e in sicurezza, in un confronto e un dialogo di pace tra le parti dove anche le donne possano avere un posto nei tavoli decisionali. Il fragile cessate il fuoco nel conflitto israelo-palestinese apre uno spiraglio di speranza.
Nel loro appello globale invitano madri e cittadini di tutto il mondo a sostenere l’iniziativa dichiarando in modo congiunto: l’impegno per la fine permanente della violenza, per un impegno concreto verso una pace duratura, per l’inclusione delle donne nelle rappresentanze nei processi di pace.
La manifestazione romana, con una delegazione di Mothers’ call for Peace in udienza dal Papa il giorno successivo, è partita dall’Ara Pacis e da via del Corso si è conclusa alla terrazza del Pincio con un canto della pace coinvolgendo più di mille persone.
Sinistra per Israele -Due popoli Due Stati ha aderito con convinzione condividendo il messaggio dell’iniziativa alla quale hanno partecipato iscritti della sezione di Roma e di Milano.
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Le due leader che hanno guidato la marcia a piedi nudi simboleggiando la vulnerabilità e la connessione diretta con la terra, unite in un grido di dolore e speranza, rappresentano una alleanza che unisce migliaia di donne, impegnate a costruire ponti nonostante la guerra e i traumi personali. Insieme hanno attirato l’attenzione globale: tra i riconoscimenti principali la nomina al Premio Nobel per la Pace per due anni consecutivi, la partecipazione come finaliste per il Premio Sakharov del Parlamento Europeo e l’inserimento delle leader tra le “Women of the Year” di TIME Magazine nel 2024
Reem Al-Hajajreh (palestinese) è una madre palestinese che vive in un campo profughi vicino a Betlemme, è fondatrice del movimento “Women of the Sun” che si dedica a dare voce alle donne palestinesi, promuovendo il dialogo non violento per difendere i diritti dei propri figli e il futuro della comunità.
Yael Admi (israeliana) è leader e co-fondatrice di “Women Wage Peace”, il più grande movimento di base per la pace in Israele, sorto dopo la guerra di Gaza del 2014, e oggi è il più grande movimento pacifista del paese. Yael ha condiviso il dolore della sua famiglia per la perdita del fratello maggiore in guerra, un lutto che ha descritto come una ferita profonda che la spinge a impedire ad altre madri di seppellire i propri figli. Crede fermamente nella necessità di una soluzione politica e nel potere delle donne di cambiare il paradigma di sicurezza, spostandolo dal controllo militare alla sicurezza umana.
Entrambe sostengono che le donne devono essere parte integrante dei tavoli negoziali per la pace, rifiutando che la vita dei figli venga sacrificata per la guerra. Mothers’ call for peace uno dei progetti più significativi e coraggiosi nel panorama attuale in Medio Oriente.
Non è solo una petizione, ma un manifesto politico e umano nato dalla volontà di madri israeliane e palestinesi di dire “basta!” al ciclo di spargimento di sangue. Insieme, hanno redatto l’Appello delle Madri (Mothers’ Call), un documento che chiede ai leader di entrambi i popoli di tornare al tavolo delle trattative con un impegno risoluto per una soluzione politica entro tempi certi, sottoscritto anche da Papa Francesco.
L’iniziativa si fonda sulla ferma convinzione che le donne non debbano essere viste solo come vittime del conflitto, ma come “architetti della pace”.
In quanto madri, queste donne condividono lo stesso dolore per la perdita dei figli e lo stesso desiderio di garantire un futuro di sicurezza e dignità alle prossime generazioni: una “maternità politica” che trasforma il lutto individuale in un’azione collettiva potente. Inoltre, richiama esplicitamente la risoluzione delle Nazioni Unite che sancisce il diritto e la necessità delle donne di partecipare a tutti i livelli dei processi negoziali. Attraverso programmi specifici come “Women Building Bridges”, il progetto forma ambasciatrici di pace che lavorano su temi comuni come ambiente e religione, creando reti di solidarietà che superano le barriere ideologiche e geografiche.
Da qui l’appello finale, un grido comune: “Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza e sicurezza per i nostri figli. Chiediamo ai nostri leader di mostrare coraggio e visione per portare questo cambiamento storico”.
Mothers’ Call dimostra che la pace non è un’utopia astratta, ma un processo faticoso e quotidiano di riconnessione umana.
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