“Non una di meno”?  Sono troppe quelle “di meno”

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dalla Newsletter n°22 – Marzo 2026
– Antonella Marazzi

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Marazzi AntonellaSi sta verificando, e non da oggi, un fenomeno a mio avviso molto pericoloso nel neofemminismo odierno, che ormai lo sta caratterizzando globalmente soprattutto in Occidente.

Si è operata una sorta di cesura, anzi di vera e propria censura nella mente e nell’agire concreto di queste femministe moderne: per loro le donne non sono più tutte uguali, tutte ugualmente oppresse e degne, dunque, di essere sostenute e difese.

Ci sono quelle “buone” e quelle “cattive”, quelle degne di essere difese e quelle non meritevoli di attenzione, non degne di essere sostenute. Mai nella storia del femminismo si era verificata una simile differenza!

Ai miei tempi, negli anni Settanta del secolo scorso, noi donne eravamo tutte diverse nella nostra individualità di persone, ma tutte assolutamente uguali nel nostro essere appartenenti al cosiddetto “secondo sesso”, al sesso giudicato inferiore e debole dalla cultura patriarcale dominante, tutte assolutamente degne di lottare per i nostri diritti su un piano di totale parità tra noi e nei confronti del maschilismo che tanto ci opprimeva sul piano sia privato che pubblico.

Esercitavamo il nostro sacrosanto diritto al separatismo nei confronti degli uomini, che ci permetteva di confrontarci tra noi in totale libertà fuori da ingerenze maschili.

Oggi, invece, una sorta di separatismo viene applicato verso alcuni gruppi di donne con una tale violenza e intransigenza che appaiono ai miei occhi al tempo stesso tragiche e paradossali, e che rappresentano una specie di tragicommedia purtroppo molto reale e concreta.

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Rimaniamo nell’ambito del panorama italiano, ma ripeto, il fenomeno è purtroppo più ampio. Qui si assiste da vari anni – in particolare dal 7 Ottobre 2023, cioè dal pogrom messo in atto dal feroce e cinico fondamentalismo islamico di Hamas – da parte soprattutto del movimento “Non una di meno” che si autodefinisce femminista, al concretizzarsi di lotte a difesa delle donne gazawi e in generale di tutta la popolazione omonima (ci riferiamo al cosiddetto movimento proPal).

Si denunciano le aggressioni militari attuate dal governo di destra israeliano senza nominare mai gli stupri e gli oltraggi mortali ai corpi delle donne israeliane indifese, barbaramente trucidate nel pogrom.

No, le donne israeliane morte non hanno il diritto di essere ricordate e difese, non ne sono degne. Forse perché sono ebree?

E ancora, le donne iraniane. Quelle stesse donne arrestate, torturate, impiccate per aver gridato il loro diritto alla libertà di rifiutare il burka, di non coprirsi il capo col velo. Non sono degne di essere difese, sostenute, portate a esempio, osannate per la loro tragica coerenza?

E ancora le donne iraniane che nel gennaio scorso si sono opposte al brutale e barbaro regime dittatoriale degli ayatollah insieme a molta parte della popolazione soprattutto giovanile, tutte e tutti tragicamente uccisi con lucido cinismo dal criminale fondamentalismo religioso. Non hanno nessun diritto al ricordo, al cordoglio, al rimpianto, alla pietas?

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Che significato dunque dare a quel nome: “Non una di meno”? Evidentemente non una di meno tra quelle che piacciono a loro, che sono politicamente corrette, quelle in pratica che sono nate in terra palestinese. Evidentemente solo a loro viene assegnato oggi il diritto alla dignità femminile e alla loro difesa. Domani…  chissà…

Certo, è giustissimo ricordare le povere donne gazawi uccise dalle bombe e dai missili israeliani, nella tragica illusione del governo di Netanyahu di distruggere in questo modo completamente e definitivamente Hamas! Ed è giusto ricordare e dolersi per tutto il popolo gazawi, compresi uomini, vecchi e vecchie, bambine e bambini usati in realtà come scudo umano dai terroristi di Hamas che si sono nascosti e ancora si nascondono tra la popolazione civile, nelle case, nelle scuole, addirittura negli ospedali!

Quanto oggi le cose siano cambiate ce lo sta ricordando di continuo una giornalista italo-israeliana, Deborah Fait che in un suo articolo particolarmente pregnante e significativo, Le iraniane cacciate dalle femministe di “non una di meno” descrive correttamente quella che appare come una reale degenerazione che sta colpendo l’attuale neofemminismo, purtroppo non solo in Italia.

Deborah è nata a Trieste nel 1941. Alcuni membri della sua famiglia nel 1943 furono catturati dai nazisti e poi deportati e uccisi ad Auschwitz. Negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso ha militato nel movimento per i diritti civili e contro la guerra in Vietnam prima negli Usa e poi in Italia, divenendo una convinta militante femminista.

Il femminismo storico si sarebbe mobilitato per tutte le donne oppresse, stuprate, torturate, straziate, uccise, senza alcuna distinzione.

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