dalla Newsletter n°24 – Maggio 2026
– Luciano Belli Paci
Un “ottalogo“ per fermare l’antisemitismo dilagante, finché si è in tempo
(presentato all’Assemblea Nazionale di SxI-2P2S)
In questi pochi minuti voglio tornare su un tema che purtroppo resta di grande attualità: quello delle ricadute che i conflitti che coinvolgono Israele hanno avuto in termini di antisemitismo dilagante.
Devo insistere su un punto. Le azioni del governo e dell’esercito israeliano, che spesso abbiamo criticato e che quando è il caso (vedi Ben Gvir) suscitano anche in noi grande indignazione, non rappresentano la causa, ma l’occasione per la riemersione di un antisemitismo preesistente, stratificato nel corso di duemila anni. È come l’herpes, che rimane latente nei nostri nervi e si riattiva quando il sistema immunitario si indebolisce.
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Non lo dico per sminuire le responsabilità di Netanyahu, ma perché dobbiamo sapere – e la sinistra italiana deve capire – che se non ci facciamo carico di quel sistema immunitario, l’infezione antisemita dilagherà e non sarà più possibile fermarla, a prescindere da quello che farà Israele.
Mi rendo conto che siamo tutti stanchi di ripetere da mesi e da anni gli stessi allarmi, senza essere ascoltati.
Ma abbiamo il dovere di continuare ad andare “in direzione ostinata e contraria”, di continuare a mettere i partiti, i movimenti, le associazioni di fronte alle loro responsabilità etiche e politiche.
E quindi di riproporre con tenacia a tutta la sinistra italiana le nostre richieste, che voglio qui ricordare in ordine sparso:
- Occorre evitare con cura le ipersemplificazioni, la riduzione del conflitto in MO a uno scontro tra angeli e demoni; bisogna ricordare sempre il ruolo di Hamas, Hezbollah, Houthi, Iran; bisogna in una parola riconoscere – e dovrebbe essere ovvio farlo per un conflitto che dura da 80 anni – la “complessità” (ma forse le scorte sono andate esaurite, visto che sulla guerra della Russia all’Ucraina praticamente non c’è dibattito che non sia finito con un’overdose di “complessità”)
- Si deve respingere con nettezza l’uso del termine “sionista” come insulto o peggio ancora come sinonimo di ebreo: si facciano corsi per spiegare alle basi incolte un po’ di storia del sionismo, per far capire che – come ha detto Erri De Luca – chiunque difenda il diritto all’esistenza di Israele e chiunque sostenga i “due popoli, due stati” è sionista
- Ci si deve rifiutare di confondersi, nelle manifestazioni, con quelli che inneggiano alla Palestina “libera dal fiume al mare”, che scambiano il terrorismo per “resistenza”, che propugnano la guerra a oltranza e non la pace, che praticano la violenza, il vandalismo e l’intolleranza
- Si devono condannare senza riserve i trattamenti ostili e discriminatori nei confronti di turisti israeliani o di non meglio identificati “sionisti”, che vengono bullizzati e cacciati da ristoranti o negozi: non abbiamo mai attribuito al singolo straniero — ospite nel nostro Paese — le colpe del suo governo; è una questione di civiltà, se non si vuole far passare il principio razzista della colpa collettiva
- Bisogna dire forte e chiaro che le intimazioni rivolte agli ebrei perché si dissocino dalle azioni di Israele costituiscono un’intollerabile condotta discriminatoria verso cittadini italiani appartenenti a una minoranza religiosa/culturale e tradiscono l’ignoranza e il pregiudizio di chi immagina il mondo ebraico come un’entità monolitica (ogni riferimento a Giuseppe Conte è voluto)
- Si deve mettere la massima cura nell’evitare confusioni che, peraltro, non si accettano mai per nessun altro Paese: una cosa è il governo di Israele e un’altra cosa è lo Stato di Israele, una cosa è lo Stato di Israele e un’altra cosa è il popolo israeliano, una cosa è il popolo israeliano e un’altra cosa sono gli ebrei nel mondo
- Si devono respingere il continuo utilizzo antistorico e banalizzante delle equiparazioni tra Gaza e la Shoah, l’abuso parossistico del termine “genocidio”, le ignobili ritorsioni sul 27 gennaio per reazione alle sofferenze dei palestinesi (questa è una richiesta che rivolgiamo in particolare all’ANPI e a tutte le associazioni impegnate sul terreno della memoria: sappiate che quando avrete sdoganato il negazionismo, la banalizzazione, il riduzionismo e la distorsione o inversione della Shoah, la belva non rientrerà nella gabbia dalla quale l’avete fatta uscire !)
- È necessario che le forze della sinistra italiana promuovano iniziative comuni con le organizzazioni politiche e sociali israeliane affini per rendere palese all’opinione pubblica che Israele non è un mostro contro il quale lanciare anatemi, ma una realtà plurale dentro la quale esistono importanti componenti che si battono per il progresso, per la pace, per i diritti umani e civili. In particolare, vorremmo vedere il Pd collaborare con il partito omologo Demokratim di Yair Golan, i sindacati fare iniziative con l’Histadrut, e tutti dare ascolto e sponda alle decine di associazioni israeliane che ogni giorno lottano per il dialogo, per la rappacificazione, contro la violenza e contro il fanatismo. Insomma, chiediamo un impegno per costruire ponti, occasioni di conoscenza, gemellaggi; non per erigere altri muri di odio e per distruggere gemellaggi con la parte migliore di Israele.
Concludo facendo una proposta.
Sappiamo che le prossime elezioni israeliane saranno cruciali. E allora occorre recuperare un antico valore che ispirava l’azione politica quando eravamo più giovani: l’internazionalismo.
La sorte di Israele riguarda tutta la sinistra italiana. E dunque occorre lanciare una pubblica, visibile, concreta campagna di sostegno alle forze di opposizione israeliane.
Serve innanzitutto una grande RACCOLTA FONDI popolare a favore dei partiti che si schierano per archiviare la stagione di Netanyahu.
Noi sceglieremo i Demokratim, ma c’è un’ampia offerta e ciascuno può trovare una forza politica che sente più vicina, alla quale indirizzare donazioni e aiuti.
Si può fare. Si deve fare.

