Corriere della Sera – Lunedì 2 Giugno 2025 – pag. 9
Senza il rigetto chiaro dell’antisemitismo l’iniziativa di Roma è un’occasione persa
Sarebbe bastato un minimo sforzo per arrivare a una sola manifestazione unitaria per la cessazione della tragedia di Gaza e per la pace.
Come “Sinistra per Israele – Due popoli due stati” avevamo proposto ai partiti che hanno indetto la manifestazione di Roma del 7 giugno di integrare la piattaforma dell’evento con alcuni punti, ma ci è stato risposto che la mozione presentata in parlamento da Pd, M5S e AVS è scolpita nella pietra come le tavole della legge.
In realtà, non avevamo chiesto di modificare quel documento. Abbiamo riserve su alcuni passaggi, in particolare sulla proposta di sospendere l’accordo di associazione UE – Israele, che non solo colpirebbe più la società civile che il governo, ma finirebbe per rafforzare paradossalmente Netanyahu, che specula da sempre sul complesso dell’accerchiamento. Ma non ci permettiamo di cambiare l’arredo della casa quando siamo ospiti e, di fronte alla sofferenza della popolazione di Gaza e al comportamento disumano del governo di estrema destra israeliano, la priorità era quella di unirsi in una forte mobilitazione anche accettando alcune fisiologiche differenze.
No, ferma restando la mozione dei tre partiti, chiedevamo solo alcune cose di buon senso, che avrebbero arricchito la piattaforma, aumentando il profilo unitario dell’iniziativa e contribuendo a prevenire il rischio di derive estremistiche.
Nel clima avvelenato che si è creato, la magnifica idea di Edith Bruck di portare insieme le bandiere della Palestina e di Israele sarebbe stata difficilmente praticabile. Ma perché non distribuire almeno le coccarde gialle della solidarietà coi rapiti israeliani, visto che la mozione già ne chiede la liberazione?
E, dato che siamo tutti contro Netanyahu e contro Hamas, perché non dire espressamente che la manifestazione si schiera per la solidarietà attiva sia con l’opposizione che in Israele scende in piazza contro il governo della destra e contro la prosecuzione della guerra, sia con gli abitanti di Gaza che con enorme coraggio si ribellano alla dittatura sanguinaria di Hamas e invocano la pace?
Perché non chiedere a gran voce che Netanyahu si dimetta e che Hamas venga mandato in esilio, come accadde nel 1983 quando l’OLP fece finire quella guerra in Libano andando a rifugiarsi a Tunisi?
E ancora, poiché tutti vediamo che l’emozione per l’infinita violenza in Medio Oriente sta producendo uno tsunami di antisemitismo – che, attenzione!, non ha nei crimini di Netanyahu la sua causa, ma solo l’occasione per riemergere – perché non aggiungere una parola inequivocabile di rigetto verso questo odio antico che da sempre si nutre del principio della colpa collettiva? Quale migliore opportunità per rendere palese che le critiche a quello che fa il governo di Israele non sono in alcun modo assimilabili ad antisemitismo: pronunciare proprio da quel palco una netta condanna delle indecenti richieste di autodafé con le quali vengono ormai assillate le comunità ebraiche e anche ciascun cittadino italiano ebreo; e dire anche, forte e chiaro, che non possono essere tollerate odiose forme di ostracismo verso i singoli cittadini di Israele, perché nessuno straniero ospite nel nostro paese deve mai essere ritenuto responsabile di quello che fa il suo governo.
Davvero queste richieste avrebbero “annacquato”, come qualcuno ha detto, l’iniziativa del 7 giugno?
Qui allora bisogna intendersi. Certamente le nostre proposte avrebbero definito un perimetro più chiaro, prevenendo sbandamenti verso l’invettiva e la demonizzazione, rendendo esplicito che in quell’area così devastata del mondo si scontrano due diritti, che vanno difesi entrambi se si vuole costruire un futuro di pace. E in tal modo avremmo fatto sentire non graditi gli odiatori, avremmo tenuto lontani i forsennati che predicano guerre eterne per spazzare via i “sionisti” – cioè gli israeliani – dal fiume al mare, avremmo mostrato ai violenti e ai bruciabandiere che quella non è la loro piazza.
Tutto questo dovrebbe essere in cima ai desideri dei promotori: non una concessione, ma un grande vantaggio per tutti.
Luciano Belli Paci


