Loay Alshareef === La parola fondamentale è “speranza”, unita a “educazione”

Quando ero giovane non la pensavo come la penso adesso. Se ho cambiato idea io, la possono cambiare milioni di arabi e musulmani. La parola fondamentale è “speranza”, unita a “educazione”.


È il concetto chiave con il quale il blogger saudita Loay Alshareef ha iniziato il primo dei tanti interventi che lo attendono in questi giorni in Italia, da Roma a Milano, passando da Bologna, per parlare del suo impegno per il dialogo tra arabi ed ebrei e a favore degli Accordi di Abramo.

Cresciuto in un contesto radicale, affrancatosi dall’odio dopo aver vissuto a stretto contatto con una famiglia ebraica a Parigi, Alshareef è un attivista molto attivo online e sui social.

«Quando questa guerra finirà, avremo più pace nella regione e molti più paesi aderiranno agli Accordi di Abramo» è la convinzione espressa da Alshareef a Palazzo Valentini, a Roma, dove l’organizzazione Sinistra per Israele-Due popoli due Stati l’ha invitato a parlare dei possibili “percorsi di cooperazione arabo-israeliani”.

«So che la situazione è difficile. Quello che conta è fermare Hamas. La guerra potrà finire solo se la parte che l’ha iniziata si arrenderà e libererà gli ostaggi» ma se si vuole aiutare i palestinesi occorre non praticare iniziative  estemporanee come quelle della Freedom Flotilla «ma esercitare pressioni su Hamas, fare in modo che gli ostaggi siano liberati; se una volta raggiunto un accordo Israele non farà la sua parte, sarò il primo a parlare contro Israele».

Per Alshareef «si può essere pro Israele e pro Palestina al tempo stesso, ma non bisogna essere pro Hamas, il cui unico intento è distruggere Israele».

Su questo punto non ci possono essere negoziazioni e rendono un cattivo servizio quegli estremisti che in Occidente «abusano della libertà concessa dallo Stato diritto per promuovere istanze che rischiano di danneggiare gli altri e se stessi».

L’attivista ha poi parlato della sua vita negli Emirati Arabi Uniti, un paese «progressista e molto sviluppato, con buone relazioni con Israele: ho molti amici ebrei e israeliani che vivono da noi, è quello il modello da propagare».

L’iniziativa è stata aperta dai saluti di Victor Magiar e Davide Jona Falco, rispettivamente vicepresidente di Sinistra per Israele e assessore alla Comunicazione UCEI.

Come ha spiegato Magiar, «l’Islam è un’esperienza culturale e religiosa plurale, con 1400 anni storia; sappiamo che c’è una parte dell’Islam in dura opposizione con il mondo ebraico, ma ce n’è un’altra disposta in ben altro modo». Basti pensare ai berberi, ai drusi, ai sufi o a paesi come il Marocco o l’Azerbaijan, «paese islamico che si vanta di non avere mai avuto antisemitismo».

Per Jona Falco ciò che rende importante la testimonianza di Alshareef «è il fatto che non nasce così: le sue convinzioni sono frutto di un percorso personale, il risultato di una conoscenza e di un confronto diretto».

Ha preso la parola anche il parlamentare Pd Piero Fassino, esponente attivo di Sinistra per Israele affermando che «un cambio di dirigenza è necessario sia tra israeliani che tra i palestinesi» e che «l’unica soluzione è quella dei Due Popoli Due Stati, anche se non sarà semplice arrivarci, perché il 7 ottobre ha scavato un solco profondo di sfiducia nella società israeliana e la guerra a Gaza ha fatto lo stesso con quella palestinese».
Alshareef ha poi dialogato con il pubblico.

Roma 9 Giugno 2025 ore 15:00
Palazzo Valentini – Sala Luigi Di Liegro –
Via IV Novembre 119.A

tratto dal sito Pagine Ebraiche – Adam Smulevich


vedi il video dell’iniziativa