Huffington Post – venerdì 4 luglio 2025
di Victor Magiar
Prendiamo cosa scrivono Al-Hayat Al-Jadida e Haaretz sui morti nella Striscia nei pressi dei centri di distribuzione degli aiuti. Noi non sappiamo, e forse mai sapremo, la verità. Ma non solo perché, come si è soliti dire, essa è la prima vittima della guerra, ma anche perché è impossibile riconoscerla se si è guidati dal pregiudizio
Lo scorso 19 giugno Al-Hayat Al-Jadida, testata ufficiale dell’Autorità Nazionale Palestinese, in un suo editoriale accusava Hamas di aver ucciso i residenti di Gaza che cercavano di raggiungere i centri di distribuzione di aiuti alimentari americani nella Striscia di Gaza, aggiungendo che degli “squadroni della morte” di Hamas danno sistematicamente la caccia ai gazawi che si recano ai centri di distribuzione, sparando contro di loro, uccidendoli, con l’accusa di collaborare con Israele.
Lo scorso 27 giugno il quotidiano israeliano Haaretz, sulla sua homepage della versione in lingua inglese, scriveva che secondo testimonianza anonime l’IDF (Israel Defense Forces) avrebbe ordinato di “sparare deliberatamente sui gazawi disarmati in attesa di ricevere gli aiuti umanitari”.
Curioso il fatto che nell’edizione inglese destinata a un pubblico internazionale, la notizia si trovi pubblicata in bella evidenza sulla homepage mentre nella edizione ufficiale della testata in ebraico (letta dal 6% dei lettori israeliani) risulta un po’ difficile recuperare l’articolo (provare per credere!) che comunque ha un testo leggermente diverso (non più di sparare sui gazawi in fila ma di sparare per allontanare la folla).
Ma la cosa più curiosa e preoccupante è il fatto che quasi tutti i media italiani hanno immediatamente ripreso la notizia pubblicata da Haaretz arricchendola di dati, numeri, considerazioni… mentre nessun media italiano ha mai riferito dell’articolo della testata dell’ANP.
Curioso anche perché monitorare le dichiarazioni del governo palestinese e di quello israeliano dovrebbe essere un must per ogni corrispondente che si rispetti.
Il perché di tanta mancanza si potrebbe spiegare, ma solo in parte, considerando la bizzarra situazione per cui la quasi totalità dei corrispondenti (e dei cosiddetti esperti ed analisti) non parlano né l’arabo né l’ebraico.
Eppure già il 20 giugno la notizia dell’editoriale di Al-Hayat Al-Jadida era stata riportata dal sito del MEMRI (Middle East Media Research Institute) istituto volto nella doppia impresa di far conoscere le voci liberali e di pace del Medio Oriente nonché quelle degli odiatori seriali e delle formazioni estremiste.
Con questo link è possibile leggere tutto articolo in inglese dal sito del MEMRI che dopo una breve introduzione riporta, come di consueto, il testo dell’articolo di Al-Hayat Al-Jedida senza aggiungere commenti o considerazioni.
Qui di seguito alcuni passaggi:
“Oltre ai resoconti che hanno denunciato i massacri di sfollati in cerca di cibo da parte delle forze di occupazione israeliane e i loro spari contro di loro [gli sfollati], numerosi resoconti provenienti da Gaza affermano che Hamas sta uccidendo molti civili in cerca di un sacco di farina con il pretesto che collaborerebbero con i centri di distribuzione alimentare americani!! Questo viene rivelato non solo dai resoconti, ma anche da messaggi e post [sui social media] di famiglie i cui parenti sono stati presi di mira dal perfido Hamas”.
“Nell’attuale crisi distruttiva, Hamas non ha altra scelta che istituire squadroni della morte [per operare] contro chiunque si opponga al suo furto e cerchi di trovare un sacco di farina fuori dal suo controllo e lontano dal suo mercato nero… Non è solo Israele a creare questa terribile realtà; Hamas è complice di questa industria di morte, dando la caccia agli affamati con gli squadroni della morte Al-Sahm, per informare chiunque si avvicini [ai centri di distribuzione] che non appartengono ad Hamas che il loro unico [destino] sarà cadere vittima delle frecce dell’Unità Al-Sahm”.
“Questa è l’amara realtà: Hamas e la sua Unità Al-Sahm, che dà la caccia a coloro che non cercano altro che un tozzo di pane.”
Noi non sappiamo, e forse mai sapremo, la verità.
Così come non sappiamo il numero reale delle vittime di Gaza, eccetto che nella versione proposta da Hamas e che i nostri media ripropongono senza filtri e senza dubbi, snocciolando numeri e categorie che (caso strano) non considerano mai il numero dei miliziani di Hamas uccisi.
Un’informazione più responsabile e professionale potrebbe contribuire a raccontare e a far capire una realtà veramente complessa, stratificata nei secoli, con decine e decine di attori.
Come di consueto buona parte dei media italiani (occidentali?) preferisce attingere da una sola fonte per poi proporre narrazione in bianco e nero di un conflitto che, a loro dire, sarebbe un conflitto fra due popoli.
Non è così, come dimostrano 80 anni di guerre con gli stati arabi, o i missili lanciati contro Israele da 6 diversi paesi da altrettante formazioni islamiste e, soprattutto, come dimostrano i contributi saudita, giordano ed egiziano nel fermare quei missili e nel collaborare con Israele.
Noi non sappiamo, e forse mai sapremo, la verità.
Ma non solo perché, come si è soliti dire, la verità è la prima vittima della guerra, ma anche perché è impossibile riconoscerla se si è guidati dal pregiudizio.
https://www.huffingtonpost.it/blog/2025/07/03/news/il_cortocircuito_dellinformazione_a_gaza_impedisce_di_conoscere_la_verita-19571542/

