Nota SxI – Fiano: Ddl Antisemitismo, chi protesta non si lasci guidare da un pregiudizio ideologico

Giovedì 10 settembre 2026
– Nota stampa di Sinistra per Israele-Due Popoli Due Stati

🌹Fiano: Ddl Antisemitismo, chi protesta non si lasci guidare da un pregiudizio ideologico

 

Ho scritto ieri insieme a Luciano Belli Paci su Repubblica perché penso che sia sbagliato opporsi alla legge per il contrasto dell’antisemitismo in discussione alla Camera.

L’ho scritto nel giorno in cui diverse rappresentanze della sinistra italiana manifestavano contro questa legge in tutta Italia.

Ognuno ha le sue opinioni, siamo in democrazia: noi abbiamo cercato di spiegare, con rispetto e dovizia di particolari, perché dicono cose sbagliate sulla legge e sul testo della dichiarazione IHRA, e per questo pubblicherò [su Facebook] il nostro intervento e quello del Professor Guido Corso oggi sul Corriere della Sera.

Voglio però rivolgermi a chi ieri è andato in piazza e si è trovato accanto persone che hanno inneggiato ad Hamas, a Hezbollah, due organizzazioni terroristiche condannate da tutto il mondo occidentale e dalla UE, impegnate a uccidere gli ebrei, in quanto ebrei (vedi lo Statuto di Hamas) a torturare le minoranze, a organizzare attentati ogni giorno.

Come si fa a manifestare insieme ad ANPI, GD, due partiti dell’opposizione parlamentare, oltre a numerose altre organizzazioni, per dire che “non siamo antisemiti, vogliamo solo criticare Israele” e poi inneggiare a degli assassini di ebrei?

Come fate, mi rivolgo agli organizzatori, a non vedere il rischio tremendo che questa battaglia contro il Ddl portata avanti dalla sinistra possa scatenare i peggiori istinti antiebraici?

Si può permettere senza cacciarli immediatamente, che in una manifestazione in cui si vuole ribadire che criticare Israele non significhi essere antisemiti si inneggi ai peggiori antisemiti del mondo?

Rivolgo un appello accorato a chi ha organizzato quella piazza: fermatevi, ragionate sul testo della Legge, rileggetela, non lasciatevi guidare da un pregiudizio ideologico, perché difficilmente questa vostra battaglia non verrà sfruttata, cavalcata, strumentalizzata, da chi invece gli ebrei li odia davvero e non vuole nessun tipo di freno. E inneggia ai violentatori di donne e ai massacratori di bambini come se niente fosse.

Emanuele Fiano
Presidente di Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati

NON È PERICOLOSA PERCHÉ NON SOFFOCA LA LIBERTÀ. DI ESPRESSIONE NÉ QUELLA ACCADEMICA
«UNA LEGGE CONTRO L’ANTISEMITISMO»
di Guido Corso *

Caro direttore,
alla vigilia della discussione alla Camera dei deputati della proposta di legge sul contrasto all’antisemitismo, approvata dal Senato il 4 marzo scorso, si è riaccesa la polemica contro l’iniziativa. Si teme che il testo possa comprimere la libertà di espressione e la libertà accademica.

A me pare che questo allarme derivi dalla mancata conoscenza del testo in discussione e dalla mancata considerazione della sua genesi. A seguito della risoluzione del Parla mento europeo contro l’antisemitismo del 1º giugno 2017 (2°17/2692-RSP), il Consiglio dell’Unione europea (6 dicembre 2018) ha invitato gli Stati membri «ad adottare e attuare una strategia globale per prevenire e contrastare tutte le forme di antisemitismo», utilizzando come criterio la «definizione operativa di antisemitismo» adottata il z6 maggio zoi6 dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA).

Il governo italiano già nel 2020 ha iniziato ad adeguarsi, recependo la dichiarazione IHRA con una delibera del Consiglio dei ministri: una dichiarazione che, dunque, è già presente nel nostro ordinamento nella sua interezza, inclusi gli indicatori, che ne costituiscono parte integrante.

Il ddl in discussione non fa che continuare nella medesima direzione. In alcune forze politiche (poste, cosa singolare, agli estremi di schieramenti opposti) suscitano preoccupazione gli indicatori che fungono da spia di potenziali atteggiamenti antisemiti (come negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione e quindi auspicare la fine dello Stato di Israele, o ritenere gli ebrei responsabili per le azioni del governo di Israele).

Anche qui, l’allarme non ha ragion d’essere.

 Non solo la definizione esplicitamente afferma che la critica al governo israeliano non rientra nella nozione, ma nessun articolo del disegno di legge prevede pene o misure di polizia.

La Strategia per la lotta all’antisemitismo e le conseguenti linee di azione (artt. 2 e 3) puntano esclusivamente sull’informazione e sulla discussione, non sulla repressione.

Per di più, per l’art. 1 del testo criticato, restano ferme» la «libertà di critica politica espressione del pensiero e la libertà di riunione e di associazione, nel rispetto dei principi costituzionali» (art. 1, co. 1).

Ciò priva di fondamento l’accusa rivolta al legislatore di voler soffocare «la libertà di espressione e la libertà accademica».

In linea con la normativa europea, il ddl prevede forme di collaborazione tra le istituzioni della Repubblica (scuole, forze dell’ordine, piattaforme digitali, università) per «individuare gli interventi necessari al fine di prevenire e contrastare qualunque atto o manifestazione di antisemitismo» (co. 2). Nel caso delle università, questa collaborazione è preordinata a favorire iniziative che si adoperino per prevenire ogni forma di preclusione e intolleranza, che promuovano il confronto e il rispetto e che facilitino, anziché ostacolare, la circolazione della conoscenza. Le norme vanno dunque nella direzione esattamente opposta a quella paventata.

Quello che appare un paradosso, in realtà trova conferme altrove: coloro che oggi si professano custodi, minacciati, della libertà di espressione sono gli stessi che hanno gridato allo scandalo per le parole di De Gregori e Boy George, che hanno escluso Erri De Luca da un festival di letteratura o che hanno fatto spallucce di fronte alla mappatura dei cittadini italiani ebrei in vacanza e persino di fronte agli attacchi contro adolescenti in gita. Minacce tutt’altro che trascurabili hanno colpito cittadini ebrei nelle scuole, nelle università, negli ospedali e persino durante i convegni.

A quanti si agitano — talvolta animati da un autentico antisemitismo, travestito da avversione allo Stato ebraico — vanno rivolti due inviti: anzitutto, a rivolgere uno sguardo meno sbrigativo ai dati riscontrati; poi, a leggere il testo.

* Professore emerito di Diritto amministrativo