Letture e Riletture – maggio 2025

dalla Newsletter n°12 – Maggio 2025

Saul Meghnagi

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La rubrica si propone di presentare idee, suggestioni, indicazioni utili al dibattito in corso sul conflitto in Medio Oriente e all’analisi che guida l’azione di Sinistra per Israele.

Intende farlo utilizzando pubblicazioni recenti e meno recenti, per porre domande su problemi complessi.

Non si tratterà quindi di recensioni, pur suggerendo letture ritenute importanti.

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Klaus Dodds, nel suo ultimo libro, (Guerre di confine, Einaudi, Torino 2024, ed orig. 2021), indica “tre tipi di conflitti di confine de-stinati a diventare predominanti in futuro: quelli relativi ai confini che si spostano a causa del paesaggio (spesso esacerbati dai cambiamenti climatici); quelli riguardanti le regioni di confine in situazioni di perdurante impasse; quelli legati ai sofisticati confini in continua evoluzione resi possibili dall’innovazione tecnologica” (p. XXVIII).

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La seconda tipologia di conflitto appare rilevante ai fini di un’analisi che si propone, in merito al conflitto israeliano palestinese, di partire dall’opzione politica sintetizzata nella formula di “due popoli, due Stati”.

Sviluppando la riflessione sulle “situazioni di rilevante impasse”, Dodds prefigura, infatti, guerre “fondate su una politica dell’identità” (p. 301), legate alle terre di confine vissute come “una ‘ferita aperta’” (p.302) cui si legano sentimenti di appartenenza, di riconoscimento, di continuità individuale e collettiva.

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Come osserva Loredana Sciolla, acuta studiosa delle tematiche identitarie, i confini non sono solo un luogo geografico ma hanno “un carattere di sacralità …” (L. Sciolla, L’identità a più dimensioni, Ediesse Roma 2010, pp.157).

Tale nozione del sacro, in rap-porto con l’identità, ha un rilievo che – al di là delle sofferenze, delle atrocità, del risentimento, se non dell’odio, reciproco – accomuna, nei sentimenti più profondi, le due entità che oggi si combattono direttamente nel Medio Oriente, israeliani e palestinesi.

E appare una nozione ineludibile – superata, ci si augura presto, la complessa e dolorosa situazione di Gaza – se si vuole pensare seriamente al futuro e alla difficile ricerca di una convivenza possibile civile e democratica tra i due popoli, oggi in guerra, ma domani, auspicabilmente, in due Stati vicini.

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Il sacro non riguarda la sola dimensione religiosa. Al contrario, è un sentimento radicato nell’esperienza della collettività e della socialità. Solo l’esaspera-zione del riferimento alla fede come unico ambito di lettura della realtà può indurre a uno sprezzante rifiuto dell’altro. In relazione al tema in esame, il conflitto tra israeliani e palestinesi, è fondamentale combattere l’uso politico della religione o della storia per sostenere ragioni e diritti, mentre è doveroso te-nere conto, nella dialettica tra posizioni, dello stretto intreccio tra storie e riferimenti religiosi.

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In ogni cultura umana, un ambito delle cose o delle idee sacre si costituisce, scrive F. Dei, “in relazione alle forme del vivere associato; la sacralità, nutrita da miti e da riti, non si esprime in termini esplicitamente religiosi: se ne presentano piuttosto forme secolarizzate e frammentate. Non viene però meno l’esigenza di fondare la vita civile attorno a nuclei di valori, ideali e rappresentazioni culturali condivise, che si rendono concrete e visibili in racconti storici, luoghi o oggetti della memoria, pratiche sociali collettive come celebrazioni e commemorazioni” (Cfr. Sacro, in “Le parole della democrazia”, https://www.ucei.it/studi-ricerche/).

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Nelle analisi sugli eventi più recenti – dal 7 ottobre 2023 alla guerra tuttora in corso – bisogna affiancare all’esame delle dinamiche politiche nazionali e inter-nazionali, le costruzioni identitarie nella loro evoluzione: non limitare l’esame solo a quelle religiose – spesso usate come strumento di costruzione di con-sensi e di culture della violenza, se non del martirio – ma anche alle narrazioni su cui si fondano la ragioni espresse dai contendenti, le loro costruzioni identitarie, le loro fonti di valori, le letture del passato. In tale ambito, sono chiare le responsabilità dei Paesi, spesso lontani, come quelli europei, la cui politica coloniale e, per alcuni di essi, le cui scelte razziste e antisemite sono alla radice della situazione in essere.