Roberto Della Rocca === Bibistan, Aprile 2025

dalla Newsletter n°12 – Maggio 2025

Roberto Della Rocca

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La guerra nella striscia di Gaza continua, a fuoco lento e senza perdite israeliane, l’ideale per il governo di Netanyahu che non è interessato a troppo rumore mediatico a causa di eventuali soldati caduti durante gli scontri a fuoco.

Gli ostaggi, 59, di cui almeno 23 dovrebbero essere ancora in vita, sono entrati, nell’immaginario collettivo, in una specie di routine con la quale ci si può fare il callo, nonostante le manifestazioni settimanali.

È come un prurito, infastidisce ma non mette in pericolo l’esistenza.

Sul fronte internazionale, dopo aver toccato il fondo, si è registrato un miglioramento, con l’elezione di Trump, sulla carta grande amico di Bibi e di Israele, ma guidato da volontà che non sempre vanno di pari passo con gli interessi israeliani (vedi la cancellazione dell’attacco all’Iran, preparato ed a un passo dalla realizzazione, ma che ha incontrato il veto del boss dell’occidente).

L’opposizione che fa? “abbaia e la carovana passa” come si dice in ebraico.

E in effetti non ci si può aspettare troppo dai suoi leader, Lapid e Ganz, politici senza spessore e senza i requisiti adatti per gestire la tremenda crisi in cui si trova adesso il paese.

E visto che nel paese dei ciechi l’orbo è il re, Yair Golan, ex vicecapo di stato maggiore, e segretario nazionale dei Democratim, il partito nato dalle ceneri di Meretz e dei laburisti, e rappresentato da soli quattro membri del Knesset, è diventato il leader ufficioso di coloro i quali, moltissimi, vedono in questo governo un pericolo reale per il futuro democratico di Israele.

Tutti i sondaggi, che in maniera costante già dal gennaio 2023, ben prima del massacro del sabato nero, bocciano l’attuale coalizione, dandogli solo 50 seggi su 120, indicano nei Democratim il secondo partito, con circa 16 seggi, riportando parzialmente ad antiche vestigia la bistrattata sinistra sionista.

Al quadro politico però manca un tassello, che potrebbe ulteriormente provocare maremoti: il tassello chiamato Naftali Bennet, l’ex primo ministro, che se dovesse tornare sul ring politico (e tornerà…), è indicato come l’unico che può prendere il posto di Netanyahu come capo del governo.

In tal caso il neopartito di Bennet dovrebbe rosicare notevolmente, sia il centro della mappa politica, Lapid e Ganz appunto, ma anche qualche cosa dal centro sinistra, ribadendo il fatto che oggi la priorità è scalzare Bibi dalla sua poltrona.

Quando i cannoni parlano le muse (l’ideologia) tacciono.

Il condizionale è d’uopo: “dovrebbe”, poiché Netanyahu intuisce il pericolo e prepara provvedimenti.

Uno dei suoi seguaci ha già preparato una proposta di legge per impedire a politici che hanno contratto dei debiti con i loro precedenti partiti, di presentarsi a nuove elezioni.

E chi rientra in questa categoria? Bravi: Bennet.

La corte suprema dovrebbe, per l’ennesima volta, salvare la faccia, e non solo, alla fragile democrazia israeliana, e dichiarare anche questa legge incostituzionale (nonostante non esista Costituzione…).

Ma chi ci assicura, come molti pensano, che questo governo non stia già preparando una proposta di legge per permettergli di spostare a suo piacimento la data delle elezioni (previste nel novembre 2026)?

Prossimamente su questi schermi…