dalla Newsletter n°17 – Ottobre 2025
Anna Segre
Giovedì 23 ottobre, presso il Salone della Chiesa Valdese di Torino, si è svolto un incontro pubblico dal titolo “Cambio di regime in Iran: dalla libertà del popolo iraniano alla pace in Medio Oriente, alla sicurezza di Israele”, organizzato dalla sezione piemontese di Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati insieme all’Associazione Iran Libero e Democratico.
La serata è stata dedicata a un tema troppo spesso ignorato: il legame profondo tra la situazione interna dell’Iran, gli equilibri politici e militari del Medio Oriente e le prospettive di pace nella regione. Al centro del dibattito, la domanda su come un possibile cambiamento di regime a Teheran potrebbe incidere sul futuro del Medio Oriente e sulla sicurezza di Israele.
L’incontro è stato aperto da Ludovica De Benedetti, coordinatrice della sezione torinese di Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati, che ha sottolineato come la libertà del popolo iraniano sia strettamente connessa alla stabilità dell’intera area. La fine del regime che finanzia Hamas e Hezbollah, è stato osservato, potrebbe rappresentare un passo decisivo verso una soluzione del conflitto israelo-palestinese.
Emanuele Fiano, presidente nazionale di Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati, ha analizzato gli effetti della rivoluzione khomeinista del 1979 sul conflitto israelo-palestinese e sull’intero assetto geopolitico mediorientale. Fiano ha inoltre presentato una lettura critica della situazione politica israeliana, evidenziando le difficoltà attuali e la necessità di una leadership capace di riaprire la prospettiva del dialogo e della pace.
Il prof. Valter Coralluzzo, docente di Relazioni internazionali all’Università di Torino, e Tullio Monti, presidente dell’Associazione Iran Libero e Democratico, hanno illustrato il ruolo del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), principale movimento di opposizione democratica. Hanno messo in luce la sua piattaforma laica e pluralista, smontando i luoghi comuni che descrivono la caduta del regime come un rischio di caos e instabilità.
Particolarmente toccante l’intervento di un rappresentante iraniano dell’associazione, che, in chiusura, ha ricordato la lunga storia di repressione e le oltre 120.000 vittime causate dal regime, ma anche la determinazione di una società che continua a chiedere libertà e diritti, soprattutto da parte delle donne.
Dalla serata è emersa una convinzione condivisa: la libertà del popolo iraniano, la pace in Medio Oriente e la sicurezza di Israele sono obiettivi strettamente collegati. Un Iran democratico e laico non rappresenterebbe soltanto una speranza per i suoi cittadini, ma una condizione fondamentale per la stabilità dell’intera regione.

