dalla Newsletter n°17 – Ottobre 2025
Aldo Winkler
Il 24 ottobre 2025 il Liceo Mamiani di Roma ha organizzato una giornata di studio, con numerosi ospiti esterni, sulla situazione conflittuale mediorientale. L’evento aveva destato non poche preoccupazioni, anche tra i genitori degli alunni coinvolti, principalmente a causa del panel asimmetrico, con diversi relatori noti per la loro polarizzazione antisraeliana, nel rischio di trasformare un contesto scolastico in un contenitore propagandistico. Sono stati invitati, in qualità di relatori e per le loro competenze professionali specifiche, tre iscritti di Sinistra per Israele – due popoli due stati: Giorgio Gomel, Maurizio Melani e Aldo Winkler.
Nel primo panel dedicato alle testimonianze dirette di cooperazione e di coesistenza tra palestinesi e israeliani, Giorgio Gomel ha riferito del lavoro delle ONG in molti ambiti di dialogo e ricerca di convivenza, seppure tra molte difficoltà, sottolineando il forte impegno delle associazioni dedite alla coesistenza, nonostante lo scetticismo dovuto a un conflitto tra nemici che appaiono irriducibili, dominati dall’isteria nazionalista e dal rifiuto delle ragioni dell’altro. Fra queste associazioni, ha citato le numerose, oltre 170, ONG israelo-palestinesi, federate nella Alliance for Middle East Peace (www.allmep.org).
Un lavoro continuo, sotterraneo, spesso ignorato, di movimenti della società civile che promuove la coesistenza in una pluralità di ambiti: sanitario, ambientale, economico, educativo, di difesa dei diritti umani, di dialogo interreligioso. Gomel ha ribadito che il principio cui ispirarsi deve essere quello di offrire ponti, spingere le parti in lotta al dialogo, riprendendo la logica degli accordi di Oslo del 1993, quando il riconoscimento reciproco dei diritti aveva dischiuso uno spiraglio di speranza.
Conciliare il diritto alla pace e alla sicurezza per Israele con quello ad uno stato indipendente per i palestinesi. Gomel ha quindi ribadito quanto sia essenziale, come impegno della società civile, rigettare la disumanizzazione del nemico e riconoscere le ragioni dell’altro.
Sono poi intervenute Letizia Gozi e una collega tirocinante. Gli studenti sono stati attenti, forse timidi nelle domande; dopo le relazioni, si sono divisi in gruppi più piccoli, avvicinandosi alla cattedra e presentando domande anche puntuali sulle ONG e sul loro lavoro, sollecitando domande su quanto esse siano soltanto utopie romantiche o costituiscano un impegno fondamentale della società civile.
Al secondo panel, dedicato al diritto internazionale e i conflitti in Medio Oriente, ha partecipato l’ambasciatore Maurizio Melani. Gli studenti hanno recepito che la legalità internazionale, come stabilita dalla Carta delle Nazioni Unite e dalle successive pertinenti risoluzioni dei suoi organi decisionali, prevede la costituzione dei due Stati.
È stata pertanto ripercorsa la storia delle violazioni delle risoluzioni ONU, a partire dal rifiuto arabo nel 1948, dalle guerre successive nel contesto della guerra fredda e dei mutamenti nell’ambito del mondo arabo, delle ulteriori evoluzioni in questo ambito nel post 1990, degli accordi di Oslo, delle responsabilità di entrambe le parti nella loro mancata attuazione, degli ultimi sviluppi, dall’orrore del 7 ottobre, a quanto accade a Gaza e in Cisgiordania.
Alle domande sull’attribuzione di genocidio, data da diversi studenti per scontata, Melani ha illustrato cosa dice l’apposita convenzione precisando che sarà la Corte internazionale di Giustizia a valutare se di questo si tratta, spiegando la differenza con il ruolo della Corte penale internazionale, chiamata invece a giudicare sui crimini di guerra e contro l’umanità di entrambe le parti in conflitto, sulla base delle convenzioni sul diritto di guerra. Studenti e professori hanno riportato valutazioni complessive positive, riferendo di un confronto positivo ed equilibrato.
In un terzo panel, dedicato al mondo dell’università e della ricerca quali luoghi di incontro e dialogo, Aldo Winkler, dopo aver esposto i suoi studi sulle conseguenze scientifiche e culturali delle Leggi Razziali, è passato a raccontare il travaglio personale nel doversi rendere conto che la sua identità ebraica doveva oltrepassare il guado della Memoria, per esporsi sui temi della contrapposizione al boicottaggio accademico e all’interruzione degli accordi di ricerca con Israele. Sono state mostrate le forti asimmetrie – di sovente esacerbate dalla politica – con cui tali azioni di boicottaggio sono state condotte negli enti di ricerca e nelle università, e il frequente ricorso discriminatorio a tematiche quali l’etica scientifica e il dual-use, che rischiano di diventare argomenti illegittimi qualora non vengano trattati relativamente a tutte le parti in conflitto, e in tutti i contesti di guerra.
È stato ricordato quanto, persino nel periodo della guerra fredda e della cortina di ferro, la scienza sia stata veicolo di diplomazia e cooperazione, attraverso i percorsi che le conferenze Pugwash, e i manifesti di Erice e di Russell-Einstein seppero delineare anche a proposito della non proliferazione delle armi nucleari. Winkler ha inoltre esposto il suo tentativo di trasformare gli appelli per l’interruzione dei rapporti con la ricerca israeliana in iniziative per la costruzione di progetti scientifici condivisi tra israeliani e palestinesi.
Le domande poste dagli studenti sono state appropriate e ben documentate, tra cui una sul delicato rapporto tra ebraismo italiano e conflitto, che ha dato modo al relatore di parlare dell’inappropriatezza di pretendere posizioni specifiche, o persino abiure, da cittadini italiani di religione ebraica, peraltro raccontando il disagio dei loro coetanei ebrei, costretti a vivere il loro attivismo attraverso vetri antiproiettile, tra pressioni e tensioni ormai esasperanti.
In generale, nelle tre sessioni qui riportate, i ragazzi si sono mostrati interessati e coinvolti, mostrando come stiano vivendo questo conflitto con sentimenti umanitari e una passione da rispettare e coltivare, segno anche di un prezioso ritorno all’attivismo e alla mobilitazione collettiva. L’auspicio è che politica, associazionismo, formazione e informazione non li strumentalizzino, abbandonando le trattazioni unilaterali e faziose e, piuttosto, veicolando la loro passione verso la costruzione di competenze che siano utili a comprendere le tante complessità che da sempre animano i conflitti, tra cui, particolarmente, quello mediorientale.
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