dalla Newsletter n°18 – Novembre 2025
Marco Krivacek
Nel Pantheon dello Stato di Israele, in buona compagnia di Ben Gurion, Golda Meyer, Shimon Peres, e pochi altri, spicca la figura di Yitzhak Rabin. La sua grandezza non riguarda solo il coraggio e il pragmatismo che hanno caratterizzato gli anni del suo secondo mandato da primo ministro, ma la sua intera esistenza. Ce ne ha parlato ampiamente e con passione lo storico Riccardo Correggia, con un’introduzione biografica che ha ripercorso le sue radici familiari, i fatti privati fondamentali per le sue scelte, la sua brillante carriera militare, il suo ingresso in politica, fino alla metamorfosi da Capo di Stato Maggiore a strenuo sostenitore della Pace.
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Una vita intera letteralmente dedicata al servizio dello stato e che all’età di 70 anni lo porta ad accettare di candidarsi e di essere eletto premier, per cercare di portare a compimento il sogno della nazione: il compimento del processo di pace col popolo palestinese nel solco degli accordi di Oslo, che aveva faticosamente “portato a casa” insieme a Shimon Peres e Yasser Arafat. Lo racconta lui stesso nell’intervista a Channel 2 -della quale abbiamo proiettato uno spezzone- rilasciata al giornalista Yaron London pochi mesi prima di essere assassinato.
Degli accordi condotti segretamente dai negoziatori ospiti a Oslo tutti sanno; in meno ricordano invece le parole pronunciate da Rabin e Arafat di fronte al Presidente Bill Clinton, nel settembre del 1993. Abbiamo rivissuto quel momento storico e indimenticabile a Washington, grazie alla lettura in forma drammatica dei rispettivi discorsi da parte degli attori Davide Ortelli e Davide Fiano.
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Abbiamo ricostruito l’atmosfera pesante delle settimane precedenti e lo smarrimento disperato delle settimane successive, all’assassinio di Rabin, con le video interviste ad Ariela Fajrajzen e Marina Foà, italiane in Israele da decine di anni e attiviste politiche a vario livello nei partiti, Mapam, poi Meretz e oggi Democratici. Le parole che abbiamo ascoltato sono un misto tra disincanto e fatica di chi ha speso una vita a lottare per un Israele democratico e la tenacia nel non voler mollare e cedere il passo a fanatici e nazionalisti religiosi.
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Un privilegio poter ascoltare le parole di Tsvia Walden Peres, figlia del Presidente Shimon Peres. Una donna solare e positiva che ha trasmesso una dose di ottimismo a tutta la sala. Per lei il mancato risultato degli accordi di Oslo (guai a usare la parola fallimento!) va guardato, come usava dire suo padre, in una prospettiva lunga, e cioè quello della storia millenaria del popolo ebraico. La situazione attuale, così come i fatti di nemmeno 80 anni di storia di Israele, sono eventi “provvisori”; si arriverà alla pace e alla convivenza tra due Stati, perché non esiste altra soluzione possibile… è solo questione di tempo.
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Il nostro excursus non poteva terminare senza un confronto tra l’Israele del 1995 e quello di oggi.
In particolare, di come il Likud e le forze coalizzate, con l’astro nascente Benjamin Netanyahu, avessero messo a rischio la democrazia al punto che in certi ambienti poté maturare l’idea di assassinare Rabin e di come sempre Netanyahu ed i suoi ministri, stiano oggi minando la democrazia israeliana dalle fondamenta. Lo ha fatto per noi, con la sua consueta competenza, Gabriele Eschenazi, giornalista che ha sempre seguito da vicino le vicende politiche israeliane.
Le conclusioni della serata sono state affidate al presidente Emanuele Fiano, che con un accorato discorso ha ricordato a tutti noi che la nostra associazione da quando è nata e fino ad oggi, s’è sempre mossa su un terreno difficile, quello di chi non si lascia trascinare dagli eventi e mantiene con coerenza la sua linea fondativa: la ricerca del compromesso tra due popoli che vantano ognuno i propri diritti. Nessun malinteso poi su un altro caposaldo: Israele ha diritto di esistere e di difendersi e non ci sono boicottaggi nel campo della cultura, della ricerca universitaria e della politica, che noi accetteremo mai, e i nostri interlocutori naturali nella sinistra italiana devono saperlo.
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