Una conferenza può generare azione politica

dalla Newsletter n°18 – Novembre 2025

Piero Fassino

 

Dare una soluzione alla questione palestinese rimane il punto dirimente per una pace condivisa e duratura in Medio Oriente.

Continuare a negarla, come fanno Nethanyahu e la destra estrema, non può che alimentare altro rancore e offrire all’estremismo islamista la possibilità di cavalcare uno spirito irredentista. Tant’è che, anche se in modo generico, il Piano Trump evoca una possibile statualità palestinese.

La Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la richiama in modo più esplicito, così come il Piano franco-saudita.

E nell’incontro di Washington con il Presidente americano il Principe saudita Bin Salman ha detto a chiare lettere a Trump che non vi sarà stabilizzazione della regione senza sciogliere il nodo palestinese. E i tanti Paesi che hanno riconosciuto lo Stato di Palestina lo hanno fatto per rilanciare la soluzione di due Stati per due popoli.

Tuttavia non si può ignorare il profondo mutamento di scenario prodotto dal terribile massacro del 7 Ottobre, dalla feroce guerra di Gaza e dalla espansione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania abitati oggi da 700.000 coloni (erano poco più di 100.000 al tempo degli Accordi di Oslo). Affermare dunque che la coesistenza di una doppia statualità è l’unica soluzione possibile, è giusto ma non è sufficiente. Per evitare che sia una petizione di principio occorre individuare modalità e forme che la rendano credibile e realizzabile.

Ed è intorno a questo tema che è ruotata la visita, promossa da “Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati”, di tre giorni a Roma di Yossi Beilin, già negoziatore di Oslo, e di Samieh El-Abed, già ministro dell’ANP e partecipe dei negoziati di Camp David e Annapolis, da tempo impegnati insieme a elaborare proposte che diano sostanza alla soluzione “Due Popoli Due Stati”.

Nel Convegno dedicato a Rabin (che ha visto una grande partecipazione), nel fitto programma di incontri – con la Farnesina, le Commissioni Esteri di Camera e Senato, il Sindaco di Roma, il think-thank Cespi, la Segretaria del PD – e nelle molte interviste concesse a quotidiani e televisioni, Beilin e El-Abed hanno illustrato la proposta di una Confederazione di Due Stati Sovrani che consenta, in un quadro di convivenza e di cooperazione, di dare soluzione alla duplice esigenza di garantire la esistenza sicura di Israele e soddisfare l’aspirazione palestinese ad un proprio Stato.

La proposta riprende i punti principali degli accordi di Oslo, ma con una significativa innovazione: stante la obiettiva difficoltà di evacuare i 700.000 coloni che vivono oggi in Cisgiordania, la proposta “confederale” prevede che quei coloni possano essere cittadini dello Stato palestinese mantenendo al tempo stesso la cittadinanza israeliana e reciprocamente possano avere cittadinanza palestinese i cittadini arabi che vivono in Israele.

Il progetto si ispira alla esperienza del Benelux – che fin da 1948 realizza una forte cooperazione tra Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo – ancor di più all’Unione europea, istituzione sovranazionale di cui sono fondatori Stati che mantengono la loro sovranità.

Una Confederazione tra Israele e Stato di Palestina, aperta anche alla eventuale partecipazione del Regno di Giordania, che realizzi forme di cooperazione e integrazione economica, sociale, culturale ispirandosi all’idea coltivata da Simon Peres che le frontiere non debbano essere muri che dividono, ma calamite che uniscono.

Naturalmente non sfugge agli stessi proponenti la complessità del progetto in uno scenario devastato dalle tragedie degli ultimi due anni. Per fare una pace tra chi si è combattuto aspramente serve ricostruire fiducia e affidabilità.

Compito che chiama in causa la responsabilità di molti. In primis delle leadership israeliane e palestinesi chiamate ad atti coraggiosi di rinnovamento e disponibilità al dialogo e al compromesso.

Così come l’impegno della comunità internazionale non può limitarsi a dichiarazioni o appelli, quando serve invece una presenza sul campo che assista le parti, le accompagni nel negoziato e si faccia garante degli accordi sottoscritti.

Serve poi una mobilitazione delle opinioni pubbliche: quella vasta emozione suscitata da due anni di atroci sofferenze deve essere oggi volta a sostenere ogni passo che consenta di trasformare una tregua in un percorso di pace.

La proposta che Yossi Beilin e Samieh El-Abed hanno avanzato – nella conferenza, negli incontri politici e sui media – è un utile riferimento per tutti coloro che si battono per una pace giusta e condivisa. Anche per noi di “Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati”.

Per vedere i video di seguito elencati cliccare o sulle immagini o sui titoli 

- Audizione Commissione Esteri della Camera
- Intervista a Yossi Beilin e Samieh El-Abed - 20/11/2025 L’aria che tira
- Intervista a Yossi Beilin e Samieh El-Abed - 19/11/2025 Porta a Porta
- Intervista a Yossi Beilin e Samieh El-Abed - 22/11/2025 Sky Tg24

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