dalla Newsletter n°23 – Aprile 2026
– Aurelio Mancuso
Nei giorni precedenti la data ufficiale del 25 Aprile le avvisaglie che anche quest’anno sarebbe stato difficile onorare la festa di tutti gli antifascisti e democratici italiani c’erano tutte.
Dichiarazioni improvvide di questa o quella sigla organizzatrice annunciavano divieti, scomuniche preventive, interdizioni.
Tutte erano tese a intimare ai cittadini italiani ebrei a comportarsi “bene”, a sfilare nei cortei delle grandi città italiane, senza simboli ritenuti offensivi per i democratici antisionisti ormai maggioritari nella variegata sinistra italiana, da quella doppiopettista a quella barricadera antagonista.
.
Il risultato è stato evidente: per la prima volta nella storia della manifestazione nazionale di Milano, la Brigata Ebraica e tutte le organizzazioni simili o sostenitrici, hanno dovuto abbandonare il corteo, scortate da un cordone vigoroso di forze dell’ordine.
Ho ascoltato con sgomento le urla, non di un esiguo gruppetto di esagitati, ma di migliaia di buoni militanti delle sinistre, indirizzate allo spezzone che inutilmente ha tentato di sfilare.
Anche chi non gridava, “fascisti, sionisti, assassini, nazisti”, e così via, annuiva, sosteneva, incitava. Insomma, un sabba di chiara matrice antisemita ammantato dal ben più edificante antisionismo gauchista.
A Roma, invece, è accaduto che un ragazzo della comunità ebraica, ha sparato proiettili di gomma alla direzione di due persone iscritte all’Anpi che stavano partecipando alla giornata del 25 Aprile organizzata nei pressi della Basilica di San Paolo fuori le mura, che sono state ferite.
Nella capitale da anni per semplice sottrazione preventiva dello scontro, le insegne ebraiche non sfilano nel corteo, al limite onorano la mattina presto la lapide a Porta San Paolo la resistenza capitolina, e al netto di insulti reciproci con gruppi antagonisti, il tutto si risolveva con una divisione ormai conclamata. Agli inquirenti il compito di verificare i fatti, a noi però spetta di chiarire che ogni gesto di violenza ogni tentativo di alzare il livello della tensione deve essere respinto.
La ferma condanna di ciò che accaduto, la solidarietà alle persone colpite e ai partecipanti della manifestazione organizzata dell’Anpi, ci deve spingere a chiedere di più, ovvero un vero impegno ad abbassare i toni, affinché estremisti e violenti di tutte le parti siano isolati.
Anche in altre città si sono verificati episodi di provocazione e insulto alla memoria di chi ha pagato un tributo immane di vite e contribuito alla Liberazione d’Italia.
*****
La prima domanda da porre a chi oggi pensa di essere l’esclusivo erede della Resistenza e della Liberazione del nostro paese è: tutto questo è tollerabile, o si tradisce la natura stessa della ricorrenza?
Tra un presidente Anpi nazionale Pagliarulo che non vuole le bandiere americane nel corteo (anche un comunista minoritario come lui dovrebbe vergognarsi di tali affermazioni), e un esponente dei Giovani Democratici che paragona la dittatura cubana alla Resistenza italiana, si è ormai tracimati verso gli abissi del revisionismo storico.
È del tutto stato derubricato il contributo di centinaia di migliaia di partigiani cattolici, autonomi, azionisti, comunisti, socialisti, gli Alleati, porzioni importanti dell’esercito e delle forze di polizia italiane, preti e suore, organizzazioni clandestine e istituti tollerati dal fascismo che operarono in clandestinità.
La Resistenza non è stata un fenomeno monocolore e, chi sta cercando di trasformarla in una giornata del comunismo che fu (assai differente dalle frange odierne che si richiamano a quella tradizione), ne sfregia il volto e quindi deturpa la Liberazione.
Una responsabilità enorme, di cui oggi, chi accredita il proprio diritto ad egemonizzare le manifestazioni del 25 Aprile perché erede dei partigiani, porta tutto il peso, condiviso con i partiti del campo largo, che al netto di diverse prese di distanza e ferme condanne, brilla per la sua ignavia e la accondiscendenza nei confronti di chi oggi spadroneggia nelle manifestazioni: gli estremisti e antagonisti di tutte le risme.
Allo stesso modo chi crede di poter strumentalizzare la storia dolorosa degli ebrei italiani o di utilizzare impunemente sigle come quella della Brigata Ebraica, per giustificare azioni violente, deve essere isolato e, se comprovati i fatti imputati, condannato.
Nessuna reticenza è possibile rispetto a ciò che è avvenuto in questi tre anni in Medio Oriente, tra queste la condanna nei confronti del governo israeliano e del suo premier, indagato per crimini contro l’umanità, l’orrore per la strage e la distruzione agite a Gaza, le continue violazioni dei coloni in Cisgiordania, la condizione umanitaria di migliaia di palestinesi.
Ma proprio nello spirito che anima il 25 Aprile, che vuole mantenere vivi i valori della Resistenza ai soprusi e la necessità di liberazione degli oppressi, della possibilità di poter vivere in sistemi concretamente democratici, dove sono state le associazioni partigiane e i partiti della sinistra, invece di aiutare le reti palestinesi che si oppongono alla dittatura feroce di Hamas?

Una banda di migliaia di terroristi finanziati dall’Iran, che in questi anni ha lanciato migliaia di missili contro Israele, organizzato l’eccidio del 7 Ottobre, assassinato migliaia di dissidenti, e cancellato diritti umani e civili.
Su quale sostegno hanno potuto contare le forze democratiche e progressiste israeliane che da anni contrastano il governo più reazionario, al cui interno operano ministri razzisti e fascisti? Nessuno.
Tutto questo ha permesso un progressivo e ormai impetuoso vetero internazionalismo d’antan, dove le categorie sono tutte state decise: da una parte Israele, Stato criminale e imperialista da abbattere: dall’altra la Palestina, di cui Hamas rappresenta non un’organizzazione terrorista e che opprime i palestinesi, ma un fulgido esercito di liberazione.
.
Certamente molte persone di sinistra assennate non si riconoscono in questa sempliciotta rappresentazione, ma nella piazza, sui social, nell’umore che serpeggia nelle organizzazioni territoriali della sinistra istituzionale, questa è la narrazione che ha per ora vinto
Come Sinistra per Israele – Due Popoli e Due Stati, pur in un quadro sempre più polarizzato non arretreremo: solo il dialogo, solo la riflessione comune, solo le occasioni di incontro tra persone e organizzazioni differenti si può costruire il difficile percorso di pace.
Il problema è convincere la sinistra politica che questo dovrebbe essere il suo dovere, che alimentare narrazioni unilaterali, potrà forse portare consenso, ma le immani crisi del nostro tempo si governano unendo umanità, razionalità, giustizia per tutti.
.


