Perché a Milano serve il gemellaggio con Tel Aviv

2026 04 Milano tel aviv sindaco sala

dalla Newsletter n°23 – Aprile 2026
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Marco Pierini

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Nelle scorse settimane ha fatto discutere la richiesta del Partito Democratico di Milano di interrompere il gemellaggio che lega la città a Tel Aviv.

La posizione — che non ha avuto seguito dopo la dichiarata opposizione del sindaco Giuseppe Sala — ha dimostrato ancora una volta l’inadeguatezza di una parte della sinistra quando si tratta dei rapporti con Israele e con quel groviglio di responsabilità che è il conflitto tra israeliani e palestinesi.

Lo ha denunciato con chiarezza il nostro presidente, Emanuele Fiano, a cui va il merito di aver posto con forza il tema nel dibattito pubblico dopo la discussione nel Pd milanese, e lo hanno detto molti esponenti del centrosinistra cittadino e nazionale.

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Ritenere, come hanno fatto in tanti, che Tel Aviv meriti il boicottaggio per le scelte politiche del governo israeliano è più o meno come sostenere che New York City meriti il boicottaggio per le decisioni dell’amministrazione guidata da Donald Trump: una semplificazione sciocca, che regge sul piano logico solo a patto di cancellare tutto ciò che da decenni caratterizza Tel Aviv — una società civile progressista, il protagonismo nelle manifestazioni contro la destra israeliana, la presenza di istituzioni culturali impegnate nel dialogo, per la tolleranza e per l’uguaglianza.

Appare altrettanto pretestuoso sostenere che sia la presenza del quartier generale delle Forze di difesa israeliane a Tel Aviv a giustificare l’interruzione dei rapporti, come ho letto: che cosa c’entra? In che modo la presenza di istituzioni statali in un contesto cittadino attiene alle relazioni tra amministrazioni comunali?

Se la sinistra milanese vuole avere un ruolo nella promozione della pace tra israeliani e palestinesi non solo deve coltivare un rapporto con Tel Aviv – deve andarci domattina, e sostenere tutte quelle realtà istituzionali e non governative che si impegnano ogni giorno per gli stessi valori che la sinistra italiana dice di condividere.

2026 04 Milano tel aviv contestazioneCome “Sinistra per Israele – Due Popoli, Due Stati” siamo impegnati a coltivare con molti di loro rapporti di stima e collaborazione: chiediamo solo che vengano ascoltati.

La verità, che molti temono, è che il carattere pluralistico e democratico della società israeliana impone di rinunciare alle scorciatoie logiche e ideologiche, e questo è inconcepibile nell’epoca in cui a qualsiasi obiezione a proposte sciocche si risponde “sì, ma è un simbolo”, “sì, ma è per dare un segnale”.

Per combattere una battaglia politica in un contesto plurale e libero bisogna coltivare il dialogo, cercare sponde, costruire alleanze.

Boicottare il gemellaggio con la città più aperta, libera e progressista d’Israele in nome di quegli stessi valori è, a tutti gli effetti, un cortocircuito che serve soprattutto a segnalare la propria virtù davanti a un’opinione pubblica indignata.

Non dico che non possa avere senso, tatticamente, assecondarla — per quanto la cosa non mi paia particolarmente edificante né per i politici né per i cittadini, costretti in un rapporto per cui i primi fanno da imbonitori dei secondi perché li ritengono incapaci di assunzione di responsabilità.

Chiedo piuttosto un’altra cosa: che si abbia il coraggio di dire apertamente che l’interruzione dei rapporti con Tel Aviv risponde a scopi interni, come consolidare la coalizione di centrosinistra o dare in pasto un tema “facile” alla pancia di una parte del proprio elettorato, e non ha niente a che vedere con la promozione del dialogo o la ricerca della pace.


Perché appare evidente che interrompere i rapporti con la città che è sempre stata al centro delle proteste contro i governi della destra israeliana non ha nulla a che fare con i palestinesi. Con chi dovremmo dialogare in Israele, con i coloni di Kiryat Arba?

Tel Aviv è stata al centro delle mobilitazioni per tutto ciò in cui la sinistra italiana dovrebbe credere: per denunciare le responsabilità indirette del governo israeliano nel massacro di Sabra e Shatila, per sostenere Yitzhak Rabin e Shimon Peres e il processo di pace, per chiedere il ritiro dell’esercito dal Sud del Libano, per contestare le riforme autoritarie di Netanyahu e, infine, per chiedere la fine della guerra iniziata dopo il 7 Ottobre.

Quando ero a Tel Aviv, nel 2023, un enorme manifesto campeggiava su un palazzo vicino alla stazione principale della città: chiedeva “una grande democrazia” e non “una grande Israele”.

Non so se quel manifesto ci sia ancora.

Ma una città che dà prova di tanta vitalità democratica – e di tanta lucidità politica – la sinistra italiana dovrebbe sostenerla ogni giorno: per gli israeliani, per i palestinesi e, soprattutto, per dimostrare che ha davvero a cuore la pace — e non soltanto quell’attivismo performativo che ormai risucchia qualsiasi tentativo di fare politica.

Message from Mayor of Tel Aviv-Yafo, Ron Huldai

2026 04 Milano tel aviv Ron HuldaiMayor of Milan, my dear friend Giuseppe Sala,
distinguished colleagues and friends,

there are moments when cities are measured not by the roads they pave or the towers they erect, but by the bridges they choose to build. Over a quarter of a century ago, Tel Aviv-Yafo and Milan chose to build such a bridge between them.

“De Milan ghe n’è domà vun” – there is only one Milan! – so say the Milanese.
And as we say in our city: there is only one Tel Aviv-Yafo.

But the bridge we have built is vital to us both. It is a bridge that has bridged nations; a bridge that has fostered partnership, creativity, diligence, entrepreneurship, and liberty. It is a bridge that has promoted democratic responsibility and the conviction that, even in times of profound disagreement, we must never abandon the human connection.

Tel Aviv and Milan have chosen dialogue over silence, partnership over boycotts, and bridges over walls.

In Israel today, we are facing difficult debates.
There is pain, there is protest, and there is a struggle for the very character of our society.
Tel Aviv stands at the heart of this struggle – not against its country, but for its democratic soul; not for isolation, but for a future defined by liberty, checks and balances, hope, and the ability to find common ground even when we disagree.

Tel Aviv remains one of the most vibrant, outspoken, and courageous arenas for civil liberty, for critical discourse, and for the tenacious defence of an open society.

I ask you to stand with those who believe that, even now, the right path is to maintain the bond.
Stand with those who believe in partnership.
Stand with those who refuse to turn disagreement into a boycott, or pain into severance.
For democracy is not the state of constant agreement; it is the profound commitment to keep talking, to keep building, and to keep hoping.

Thank you, Grazie mille.