dalla Newsletter n°27 – Agosto 2026
– Victor Magiar
Alle continue aggressioni dei coloni più estremisti -le cui azioni sono definite “terrore ebraico” dal Capo di Stato Maggiore e dal Comandante del Distretto Centrale- a metà agosto si è aggiunta quella del cosiddetto “assedio di Qusra”.
Usa e Francia (e altri Paesi occidentali) sono intervenuti prontamente e piuttosto duramente, forse anche perché il piccolo villaggio è abitato anche da palestinesi con doppio passaporto.
Il fatto è stato subito riportato dai media del mondo ma …
solo Al-Arabia English, testata online saudita, ha riferito i fatti correttamente e con sobrietà, mostrando la casa bunker assediata dai coloni e riferendo dei tentativi dei militari israeliani di sgombrare i coloni, particolari questi non riportati da altri media.

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Ad agosto anche la notizia della pubblicazione del report “UNICEF-WHO-WB Joint Child Malnutrition Estimates”, con tanto di mappa interattiva
“wasting prevalence among children under 5 years of age”:
- alcune testate scrivono che i “nuovi dati raccolti smentiscono che ci sia mai stata carestia a Gaza”,
- altre testate invece titolano “emergenza malnutrizione cronica a Gaza”.
I numeri, comunque, pongono Gaza allo stesso livello di Turchia e Libano e al di sopra dei livelli degli altri Stati mediorientali.
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Sempre ad agosto, altro tema affrontato con la consueta (o voluta) approssimazione è quella dell’esodo dei cristiani dalla Cisgiordania.
Taybeh, quotidianamente molestata dagli squadristi messianici, diventa la città simbolo del fenomeno.
La morale che si evince, sottintesa o esplicitata,
è che gli israeliani (gli ebrei) vogliono cacciare i cristiani.
Eppure, basterebbe allargare lo sguardo “nello spazio e nel tempo”
per scoprire alcuni dati chiave:
- il fenomeno esiste, almeno, da 100 anni
- riguarda tutto il Medio Oriente allargato, dove i cristiani sono quasi scomparsi, passando
- dal 20% (1915) al 4% (2015) della popolazione
- eccetto che in Israele, dove i cristiani crescono di numero (+50% dal 2000) e sempre più ricoprono ruoli significativi nella vita pubblica del Paese (rettori, ambasciatori, giudici, militari).
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Tre storie, fra altri disastri, per farci ricordare che anche l’informazione fa parte del conflitto,
non solo quella prodotta dalle parti belligeranti,
ma anche, forse soprattutto, quella che dovrebbe essere “terza”,
e che invece (consciamente o inconsciamente) trasforma elementi di verità in argomenti di faziosità e in conferme di pregiudizi.
Israeliani e palestinesi, arabi ed ebrei, per fare la pace (e la faranno)
dovranno scrollarsi di dosso anni di propaganda e di denigrazioni.
Ma gli europei riusciranno a scendere dal pulpito e a mettere in soffitta il patibolo?
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