dalla Newsletter n°27 – Agosto 2026
– Yediot Ahronoth

Tradotta da Roberto Della Rocca, riportiamo l
a durissima intervista con cui, lo scorso 22 agosto,
Yuval Karni di Yediot Ahronoth ha incalzato Yair Golan
che, con altrettanta schiettezza, ha rappresentato la posizione dei Ha-demokratim
Qui il link al sito
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Yair Golan, presidente del partito “I Democratici”, chiarisce di “non essere in tasca a nessuno” dei leader del “campo del cambiamento”: “la nostra raccomandazione non è data per scontata. Non entreremo in un governo solo per fornirgli una maggioranza, ma per cambiare la direzione di Israele“.
Non si rammarica di aver infranto la promessa fatta a Einav Zangauker, non si scusa per le sue dichiarazioni controverse, e solo una cosa lo preoccupa: “Netanyahu farà di tutto per evitare le elezioni, compresa una crisi di sicurezza“.
L’attacco di questa settimana in Siria, molto vicino al confine con la Turchia, ha sollevato nel presidente dei Democratici Yair Golan un grande timore riguardo alla lucidità del Primo Ministro Netanyahu durante il periodo elettorale: “Netanyahu è interessato a creare una crisi di sicurezza per interessi politici“, afferma. “Lo vedo davanti ai nostri occhi. Questo potrebbe dargli una scusa per rinviare le elezioni o per interrompere il processo elettorale“.
Golan è convinto che Netanyahu non abbia linee rosse, nemmeno nell’uso della sicurezza di Israele per scopi politici e personali.
“Chi pensa che Netanyahu, Smotrich e Ben Gvir abbiano intenzione di rinunciare alle elezioni o di accettarne i risultati perché capiscono cosa sia la democrazia, non capisce con chi abbiamo a che fare. Una crisi di sicurezza potrebbe spingere Netanyahu anche a rinviare le elezioni. Non si può più essere ingenui. Dobbiamo prepararci al fatto che ci saranno tentativi di sabotare il processo democratico e assicurarci che anche dopo i risultati delle elezioni non ci siano punti interrogativi. La vittoria deve essere chiara.”
Yair Golan, questa settimana ha dichiarato che “la vera storia non è destra e sinistra. È una battaglia tra democratici e dittatori, tra onesti e corrotti, tra chi fa il militare e chi si imbosca“.
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Pensi davvero che Netanyahu stia pianificando di interrompere le elezioni in Israele?
C’è un reale timore di tali tentativi. I processi di delegittimazione del sistema giudiziario e della commissione elettorale sono già iniziati. Le prossime elezioni sono la seconda guerra d’indipendenza di Israele. Sono convinto che Netanyahu farà tutto ciò che è in suo potere per minare la purezza delle elezioni e contestarne la legittimità se il risultato non sarà di suo gradimento. Il nostro compito è portare alle urne quante più persone possibile. Creare una decisione così grande, chiara e inequivocabile che nessuno possa dubitare di quale sia la volontà dell’elettore.
Cosa pensi della lista del Likud eletta questa settimana alle primarie?
Non porta alcuna novità. È il partito corresponsabile del massacro del 7 Ottobre, del saccheggio delle casse pubbliche, del colpo di stato giudiziario e della distruzione dello status di Israele nel mondo, e ha perso il diritto di guidare il Paese. Le persone responsabili dei fallimenti che ho menzionato dovrebbero occupare i banchi dell’opposizione con il minor numero possibile di seggi.
Dal tuo punto di vista, è possibile formare un governo di unità con il Likud, ma senza Netanyahu?
No. E sono un po’ sorpreso dalla domanda. Israel Katz non è forse responsabile del fallimento? Non è responsabile della corruzione, della distruzione delle norme pubbliche? Dudi Amsalem non è responsabile? Miri Regev non è responsabile? Perché con tale nonchalance togliamo la legittimità a Netanyahu ed esoneriamo i suoi partner che vi hanno contribuito? L’unica cosa richiesta a noi, membri dell’opposizione, è zero compromessi su questo punto. Chiunque abbia contribuito al terrore ebraico, alla distruzione dello stato di diritto e all’evasione dalla leva degli ultraortodossi non farà parte del prossimo governo.
Tu squalifichi i partiti ultraortodossi, ma non hai problemi a collaborare con i partiti arabi.
È problematico, no?
Sto costruendo una vera alternativa. Gli ultraortodossi non devono far parte della prossima coalizione, punto. Perché se faranno parte della prossima coalizione, il sistema di evasione e saccheggio delle casse pubbliche continuerà. Dobbiamo fermarlo, dobbiamo generare un cambiamento. Non sono contro il pubblico ultraortodosso, sono decisamente contro la leadership ultraortodossa.
D’altra parte, non è democratico né politicamente corretto squalificare a priori l’intero 21% di cittadini arabi dello Stato di Israele e la loro rappresentanza.
Mansour Abbas guida una linea che Netanyahu era disposto ad accettare e con cui sedersi al governo. È stato partner nel governo del cambiamento, di Bennett, Lieberman e Gantz, e sappiamo tutti che è stato un partner leale, che ha detto in modo molto chiaro che Israele è la casa nazionale del popolo ebraico. È un partner legittimo e utile. Dire che gli arabi possono essere un elemento positivo in qualsiasi futuro governo è una cosa molto importante per la guarigione della società israeliana.
Non squalifico gli ultraortodossi per principio, squalifico i fascisti per principio.
Sono per me squalificati in modo concettuale, sostanziale e definitivo gli elementi -come il Likud, il partito del Sionismo Religioso e il partito Otzma Yehudit- che cercano di distruggere la democrazia e le basi che ci permettono una convivenza comune.
Gli ultraortodossi, per il loro bene e per il bene dell’intero Paese, non dovrebbero far parte di questa coalizione.
Lieberman, Eisenkot, Bennett e Lapid dicono che non includeranno un partito non sionista che sia il 61° voto della coalizione.
Spero che tutti noi sapremo, in qualsiasi futura realtà politica, distinguere tra la situazione ideale e la situazione possibile. Non ho vergogna a dire che per salvare Israele includeremo un partito arabo in questa coalizione. Suggerisco di smettere di citare la macchina del veleno e di smettere di vedere in ogni arabo un potenziale terrorista.
Ricordo che quegli stessi arabi costituiscono il 40% del personale medico negli ospedali, hanno salvato la vita ai feriti dell’IDF, e sono nostri partner in tutte le attività e nella solidità economica dello Stato di Israele.
Non abbiamo futuro se non nella partnership.
E lo dico anche riguardo ai miei fratelli e sorelle ultraortodossi.
Lo sforzo di voi, politici ultraortodossi, di alzare continuamente i muri, non rappresenta il vostro pubblico, che in stragrande maggioranza desidera una maggiore integrazione nella società israeliana.
Golan si trova in un buon momento dal punto di vista politico.
Ha fatto risorgere il partito Laburista, si è unito a Meretz e agli attivisti delle proteste e si presenta come un classico partito di sinistra lontano dal rischio della soglia di sbarramento.
Nei sondaggi si attesta stabilmente attorno ai dieci seggi, ma è convinto di avere un potenziale di 15.
Tuttavia, sta attento a non cadere nella trappola di candidarsi a Primo Ministro.
Capisco le regole del gioco, capisco quale sia la mia parte e quale sia la parte dei Democratici in qualsiasi futura coalizione. Siamo la spina dorsale ideologica e di valori.
Quindi chi sarà il prossimo Primo Ministro?
La probabilità più alta è che Eisenkot sia il Primo Ministro. Noi Democratici saremo il partito che deciderà chi sarà il prossimo Primo Ministro. Bennett, Lieberman e Eisenkot rivendicano la corona. Ognuno di loro avrà bisogno delle nostre raccomandazioni al Presidente, e ti dico che la nostra raccomandazione non è data per scontata a nessuno. Voglio che sia chiaro: sosterremo chi garantirà di rafforzare la sicurezza dello Stato di Israele e la democrazia israeliana. Noi andremo con chi saprà garantirlo in modo più deciso e pratico.
Il nostro ruolo storico è assicurare che questo non sia un governo di compromessi e di bandiere ammainate, ma un governo che non ha paura della macchina del veleno e non ha paura di fare ciò che deve essere fatto per preservare la democrazia. Non entreremo in un governo solo per fornirgli una maggioranza, entreremo per cambiare la direzione di Israele. Naftali Bennett e Eisenkot dovranno scegliere: una profonda riparazione del Paese o un altro governo di compromesso.
Nonostante riceva severe critiche anche dai suoi partner del blocco, Golan non mostra complessi di inferiorità: vede i Democratici come partner centrali.
Forse per questo motivo ha grandi ambizioni riguardo ai ministeri nel prossimo governo (Difesa, Sicurezza Nazionale, Istruzione, Giustizia, Comunicazioni).
Questo appetito per i ministeri causa non pochi grattacapi nel blocco del cambiamento.
Golan al Ministero della difesa? Eisenkot ha risposto che ci sono candidati migliori.
Non commenterò le affermazioni di altri candidati in un futuro governo, poiché mi comporto in modo responsabile, Mi assicuro di preservare la nostra capacità di lavorare insieme.
Come si integrerà un partito di sinistra come i Democratici con diversi partiti di destra e di centro nella stessa coalizione? Un bel grattacapo.
Non dobbiamo farci tentare dal modo in cui Netanyahu definisce la narrazione politica. Sono molto orgoglioso di rappresentare un tradizionale partito di sinistra, ma quando guardo avanti, la vera storia è completamente diversa.
Questa è una battaglia tra democratici e dittatori... tra persone rette e corrotti, tra liberali e nazionalisti fanatici messianici, tra chi fa il militare e chi si imbosca. I vecchi concetti di destra e sinistra fanno solo il gioco di Netanyahu.
Puoi rassicurare i tuoi futuri partner?
Sarai il Ben Gvir del governo del cambiamento che lo trascinerà verso posizioni estreme?
È un confronto improponibile, dimmi: c’è uguaglianza se da un lato c’è un pregiudicato condannato otto volte con 53 capi di imputazione che ha evitato il servizio militare, e dall’altro un ex Vicecapo di Stato Maggiore? Non c’è alcuna uguaglianza. Non c’è nemmeno tra chi cerca di distruggere la democrazia e chi cerca di proteggerla. C’è il bene e c’è il male, e sono felice e orgoglioso di rappresentare le forze del bene nella società israeliana.
Eisenkot, Bennett e Lieberman dovranno scegliere: una profonda riparazione del Paese o un altro governo di compromesso che lascerà il problema alla prossima generazione. Sarò un partner comodo nel prossimo governo, ma sarò ostinato in tutto ciò che riguarda la riparazione e il salvataggio della democrazia in Israele: questa è la mia missione.
Lieberman ha detto di te: "Yair Golan lavora nell'ufficio stampa del Likud.
Siamo d'accordo sull'80% delle questioni, ma ogni due giorni mi fa sgomberare un insediamento".
“Puoi controllare le mie dichiarazioni negli ultimi due anni, semplicemente non è vero.”
Parli troppo liberamente. Sei caduto in alcune affermazioni molto controverse.
Credo fermamente che il compito dei politici sia parlare al pubblico. Ancor prima di essere un politico, ci tenevo molto a dire la verità. Ed è tempo che i miei partner smettano di cadere nei diktat della macchina del veleno. Netanyahu e i suoi cercano di delegittimarci e farci tacere. Abbiamo smesso di tacere. Dobbiamo lottare per la nostra verità a schiena dritta e a testa alta, solo così si vince.
C'è stato un tentativo, dopo le primarie, di calmare un po' i nuovi candidati nella lista, come Nimrod Sheffer, Moshe Radman, Gaby Lasky.
Temi stiano danneggiando la vostra campagna?
Non so di cosa tu stia parlando.
Ti rinfresco la memoria.
Avete avuto due riunioni di partito in cui si è parlato della necessità di moderare i messaggi, di calmare le acque.
Ho parlato di come sia corretto gestire la campagna. Ci deve essere disciplina di campagna, non c’è nulla di insolito in questo. C’è una linea con cui è giusto e corretto presentarsi al pubblico, siamo un grande partito quindi è naturale che ci siano anche sfumature.
Giornalisti ed esponenti della destra hanno sostenuto che dopo l'attacco in Samaria alla fine di luglio, Radman ha inviato le condoglianze sia alla famiglia della vittima che a quella dell'aggressore.
Perché citi di nuovo la macchina del veleno?
Quello che sta succedendo oggi in Giudea e Samaria è un’escalation che nella sua parte più estrema è semplicemente terrore ebraico.
Lo dicono il comandante del distretto centrale e il capo di Stato Maggiore, non lo dice Yair Golan il leftist.
E questo terrore ebraico colpisce persone innocenti.
Quindi Radman ha espresso rammarico per i danni agli innocenti, di cosa ci lamentiamo esattamente?
Stiamo delegittimando una persona che esprime un sentimento umano basilare e naturale.
Sì, ci sono persone innocenti anche dall’altra parte, e non devono essere colpite.
Netanyahu ci impone regole del gioco anormali, e Israele si trova in una realtà anormale: oggi dobbiamo smettere di ballare al suo ritmo e iniziare a stabilire noi le regole.
C'è già stata una deputata del Meretz che ha aiutato a far cadere il governo del cambiamento per un capriccio personale: Ghaida Rinawie-Saddiq. Come ti assicuri che non si ripeta?
Conosco ciascuno dei membri della mia squadra, abbiamo combattuto fianco a fianco per tre anni contro il colpo di stato giudiziario e per la liberazione degli ostaggi. Sono persone che hanno sputato sangue nelle strade, che hanno messo da parte la loro vita personale per proteggere la nostra casa e il nostro futuro. Li conosco personalmente e mi fido di loro.
Ma guardo le liste dei colleghi del blocco e ho paura. Non li conosco e non so da dove vengano. I nostri sono già passati attraverso la macchina del veleno e hanno continuato a lottare. Non si sono spezzati come Silman o Orbach, e non sono sicuro che i membri delle liste degli altri partiti non cederanno sotto le pressioni di Netanyahu. Temo anche l’influenza del Forum Kohelet [1]: alcuni ne parlano con orgoglio come se non fosse l’organismo dietro il tentativo di distruggere la democrazia.
Proprio sul punto esplosivo della Giudea e Samaria, Golan sostiene che tutti i suoi partner del blocco del cambiamento concordano su quattro questioni: l'obbligo di combattere il terrore ebraico; l'imposizione dell'ordine in tutta la Giudea e Samaria; lo sgombero degli avamposti illegali; e un orizzonte politico.
Dobbiamo parlare di sostanza, e la sostanza è ciò che accade oggi in Giudea e Samaria.
È dovere imporre la legge e l’ordine lì, e questo include la ricostituzione del distretto di polizia di Giudea e Samaria, che oggi è un distretto non funzionante.
Quello che vediamo oggi è un terrore ebraico che riceve legittimazione dal governo di Israele.
È una cosa contro cui bisogna gridare, urlare, è inaccettabile.
Prima di tutto è un danno alla sicurezza, perché infiamma il territorio, e alla fine, quando questo territorio esploderà — te lo dice uno che ha vissuto la prima e la seconda intifada — molti israeliani innocenti pagheranno con la vita. Inoltre, questo distrugge lo status dello Stato di Israele nella regione e nel mondo. Questa sciocchezza del ‘popolo che dimora solo e non si cura delle nazioni’ è carina quando si parla di mitologia.
D’altra parte, è d’obbligo creare un orizzonte politico.
Perché senza un orizzonte politico l’atto della guerra è un atto inutile.
Lo dico da ogni palco possibile, e questa non è una dichiarazione politica, è una dichiarazione professionale.
Anche se ora indossassi l’uniforme e i gradi di generale, ti direi la stessa cosa.
Le guerre di maggior successo dello Stato di Israele sono quelle in cui i governi -di destra e di sinistra- hanno saputo prendere i risultati militari e tradurli in sicurezza a lungo termine.
Cosa dici oggi del "discorso dei processi"? [2]
Il discorso dei processi — ti ricordi che volevano uccidermi per quel discorso, sì? — si rivela oggi essere stato un discorso molto moderato. E tutti i processi che avevo indicato stanno accadendo. Quindi sembra che Yair Golan riconosca i processi in modo eccellente.
La settimana scorsa Golan ha dovuto affrontare una vicenda che ha colpito duramente la sua credibilità a seguito della decisione di infrangere una promessa esplicita fatta a Einav Zangauker (madre di un ostaggio) di ottenerle un posto riservato nella lista dei Democratici. Le aveva chiesto di mantenere segreta la promessa, ma quando è arrivato il momento della verità, è tornato sui suoi passi.
A suo dire, poiché ci sono state primarie molto democratiche nel suo partito, si è rifiutato di riaprire la lista per inserire posti riservati personali, anche se ne aveva l'autorità.
Voglio bene a Einav, la stimo infinitamente e ho preso la decisione con il cuore molto pesante”, spiega Golan. “È stata una decisione molto, molto difficile. E volevo davvero Einav con noi. E spero anche che rimanga con noi. Non è la parola fine. Ho davvero intenzione di lottare affinché sia attiva pubblicamente sia prima delle elezioni che dopo. E spero vivamente che lo voglia.
A seguito delle critiche che hai ricevuto, hai pensato che forse avevi sbagliato?
No. Sapevo in anticipo che sarebbe stata una mossa soggetta a critiche, l’ho fatta con piena sincerità. Mi sono seduto con Einav in una conversazione e abbiamo parlato con onestà e anche con schiettezza, perché ciò che era giusto a febbraio, ho capito più tardi che non era più giusto.
Capisci che questa critica deriva dal fatto che questo è ciò che dovrebbe distinguerti da Netanyahu, ovvero che tu le promesse le mantieni?
Lo capisco e ho spiegato qui le considerazioni, ho spiegato anche quanto sia stato difficile, e sono ancora convinto della decisione.
Alla fine, la leadership è questo: la leadership deve prendere anche decisioni difficili.
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[1] think tank, centro di ricerca conservatore, famoso per aver fornito basi concettuali e progetti di legge alla base della controversa Riforma della Giustizia
[2] discorso del 2016 con cui Golan confrontò alcune tendenze in Israele con la Germania degli anni ’30.
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