dalla Newsletter n°27 – Agosto 2026
– Samuele Vianello
La disinformazione dilaga rapidamente e viaggia indisturbata.
Non è possibile limitarne la diffusione con ostacoli fisici: non esistono quotidiani da sequestrare, canali televisivi da regolamentare o giornalisti da chiamare a rispondere delle proprie azioni.
I dati attraversano la rete e circolano, almeno nelle nostre democrazie, con estrema facilità e una ineguagliata libertà.
Di informazioni false se ne creano quotidianamente a migliaia.
Fra queste, ne basta una capace di riscuotere un discreto successo per uscire dalle bolle social, essere premiata dall’algoritmo e infettare le nostre bacheche.
Si tratta di un contagio inarrestabile e spietato: uno studio del MIT ha stimato che una fake news ha fino il 70% di probabilità in più di essere condivisa rispetto a una notizia vera, diffondendosi sei volte più velocemente di un’informazione corretta.
Prendiamo il risultato della produzione di massa di notizie false, moltiplichiamolo per il numero di ricondivisioni possibili dentro e attraverso i diversi social network, ponderiamo il tutto con il fattore “antisemitismo” e otterremo una campagna di disinformazione imbattibile.
- Nessuno sarà in grado di fermarne la crescita esponenziale.
- Le smentite giungeranno agli occhi di una minima frazione dei fruitori del contenuto fasullo, riuscendo a convincerne solo una minoranza, probabilmente già dotata dei giusti anticorpi.
- Questo scenario non rappresenta un esperimento teorico o una fantasia fantascientifica, bensì una drammatica realtà.
Fra il 29 e il 31 luglio, più di settantamila persone sono entrate a Ceuta dal Marocco, spinte proprio dal passaparola online e da notizie false riguardanti una sicura regolarizzazione una volta varcata la frontiera spagnola. Un fenomeno alimentato, dunque, dalla viralità del falso.
Nelle prime ore della crisi di Ceuta, un account X con meno di quattrocento follower, denominato “mossadinterpol”, ha pubblicato la seguente frase: “Non dimentichiamo mai, non perdoniamo mai. La caduta della Spagna è iniziata”.
Il profilo millantava di essere una sezione indiana non ufficiale del Mossad. In realtà, si trattava di un account parodistico creato a marzo di quest’anno, il cui post è stato ripreso da altri profili specializzati nell’aggregare notizie non verificate, spacciandolo per la prova del coinvolgimento israeliano. In quarantotto ore la pubblicazione originale ha ottenuto 1,1 milioni di visualizzazioni e oltre diecimila condivisioni.
Nelle ore successive, diversi canali Telegram di estrema destra hanno diffuso immagini generate con l’intelligenza artificiale che ritraevano membri del governo israeliano nell’atto di guidare i migranti verso i confini spagnoli.
Contenuti che sono stati poi ripresi da vari tiktoker, espandendo ulteriormente il pubblico. In meno di settantadue ore, una frase sibillina di uno sconosciuto anonimo ha innescato una valanga che si è abbattuta sull’opinione pubblica sotto forma di una narrazione geopolitica conclamata.
- Oltre 1 milione le visualizzazioni del post originale:
- l’esercito social ha poi ricondiviso la fake news (173 post prodotti da 119 account) amplificando la portata tanto da superare, cumulativamente,
- 50 milioni di visualizzazioni, con un potenziale bacino di
- oltre 100 milioni di persone raggiunte, che, a loro volta,
- l’hanno condiviso 368.000 volte.
Tutto questo nell’arco di 48 ore….
e stiamo parlando esclusivamente di X. [1]
Torniamo in Italia.
Per sfruttare la mediaticità di una fake news e utilizzarne la narrazione conseguente non è necessario supportarla in maniera diretta: è sufficiente giustapporre i termini “Ceuta” ed “Israele”, lasciando che il non detto prenda il sopravvento sulle analisi di politica internazionale, in un volo pindarico azzardato e inconsistente.
È il caso dell’intervento di Nicola Fratoianni qualche giorno dopo: “Credete davvero che quello che è successo a Ceuta sia accaduto per caso? Io non lo credo: sono convinto che si sia trattato di un vero e proprio attacco, costruito e pianificato a tavolino”. Fratoianni ha poi affermato che “il Marocco è il principale alleato di Netanyahu, si scambiano favori, cooperazione militare, e molti soldi sono arrivati di recente dagli USA al Marocco. La polizia marocchina evidentemente ha chiuso un occhio”.
Fratoianni non ha dichiarato esplicitamente che il Mossad avesse “guidato i migranti” al confine, ma ha teorizzato una complicità indiretta e un interesse del governo israeliano a indebolire quello spagnolo.
Ricapitoliamo:
- una fake news sul social di Musk dilaga
- gli account Telegram di estrema destra la gonfiano con immagini IA
- TikTok se ne nutre voracemente aggiungendo finti articoli e falsi comunicati stampa ufficiali
- Fratoianni, due giorni dopo, teorizza la “spedizione punitiva per procura”
- i social vengono intasati da queste fake
- diversi esponenti Movimento 5 Stelle dichiarano che la Spagna sta “pagando il prezzo della sua indipendenza in politica estera nei confronti di Israele”.
Esistono innumerevoli motivazioni per criticare l’operato del governo di Netanyahu, avendo a cuore tanto gli israeliani quanto i palestinesi e il loro futuro di pace.
Sfruttare gli strascichi di una fake news per pura visibilità politica, invece, non è un’operazione condotta in buona fede.
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[1] per approfondire la dinamica social, indichiamo due link a una serie di analisi dettagliate
- New CAM Research: X Turned Spain’s Ceuta Border Crisis into a Global Antisemitic Conspiracy in 72 Hours
- https://combatantisemitism.org/wp-content/uploads/2026/08/Ceuta-Border-Crisis-Report.pdf
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