dalla Newsletter n°28 – Settembre 2026
– Emanuele Fiano

Nessuno sceglie il momento in cui arrivano le notizie. Forse non sceglie neppure il limite oltre il quale mediazioni e compromessi diventano impossibili. È la vita a presentarglielo.
La decisione del PD di votare contro il disegno di legge sull’antisemitismo, approvato dal Senato e ora alla Camera, mi ha raggiunto a Birkenau. Ero lì con il Comitato internazionale Auschwitz, di cui faccio parte. Se confermata, la scelta del PD rappresenterà per me un confine invalicabile. Per mesi ho chiesto al partito di discuterne pubblicamente. Di approfondire, di studiare. Silenzio.
Con un rappresentante rom tedesco guardavo il luogo del settore dei rom e dei sinti, svuotato dagli assassini nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1944. Mio padre lavorava alla rampa: lo ricordava pieno e, al turno successivo, vuoto. Eravamo dove abbracciò per l’ultima volta mia nonna e inghiottì il foglietto con la sua condanna a morte.
Non cerco compassione: la mia storia non decide se una legge è giusta. Ma è da qui che scrivo. Penso a chi ha pagato il prezzo di questi anni: le vittime innocenti del 7 Ottobre, i civili uccisi a Gaza dall’esercito israeliano, le vittime delle violenze dei coloni in Cisgiordania e della guerra in Libano. Nessuna vita può essere cancellata per vedere le altre.
Sono appena tornato da Israele e Palestina con Sinistra per Israele – Due popoli, due Stati. Abbiamo incontrato israeliani e palestinesi che lavorano insieme. Rina, israeliana, aiuta i bambini di Gaza con un medico palestinese: ne hanno raggiunti 21.000. «Parlare di pace non basta più: bisogna costruirla», ci ha detto. Vorrei ricostruire fiducia, per uno Stato palestinese accanto a quello israeliano.
Per questo, non accetto che il contrasto all’antisemitismo sia presentato come un ostacolo alla critica del governo Netanyahu, dell’esercito israeliano o delle violenze dei coloni.
Quella critica è legittima e necessaria. Si teme che il richiamo alla definizione IHRA diventi censura.
Ma l’articolo 1 della legge tutela espressamente la libertà di critica politica e di espressione del pensiero. Se il rischio fosse concreto, credo che il presidente Mattarella si farebbe sentire.
Ma come funzionerebbe il presunto bavaglio?
Se Arturo Scotto criticasse l’intervento israeliano contro la Flotilla, quale disposizione renderebbe punibili le sue parole?
Quale reato commetterebbe un esponente PD manifestando per la libertà dei palestinesi?
Il testo non introduce nuovi reati né nuove pene.
C’è una contraddizione da spiegare. Nel 2017 Elly Schlein firmò, con Cécile Kyenge e altri europarlamentari, un testo contro l’antisemitismo a nome del gruppo dei Socialisti e Democratici. Il Parlamento europeo approvò il testo e l’invito ad «adottare e applicare» la definizione IHRA. Nel 2020 l’Italia la adottò con il PD al governo; fu poi alla base della Strategia nazionale di lotta all’antisemitismo con il governo Draghi, sostenuto dal PD. Si può cambiare idea, ma occorre spiegare perché uno strumento che si chiedeva di applicare sia oggi descritto come una minaccia.
C’è chi contesta una legge specifica sull’antisemitismo. Ho sostenuto una legge contro l’antiziganismo, firmato la proposta Zan e presentato una proposta che affrontava anche l’islamofobia. Ogni forma di razzismo va combattuta; ciascuna ha una storia propria. Perché la specificità era giusta per la proposta Zan e diventa un problema quando si parla di antisemitismo?
Non mi interessano i calcoli su correnti o campo largo. Mi interessa che la sinistra non lasci alla destra il compito di rispondere all’antisemitismo. Chiedo al PD di leggere il testo, ricordare le proprie scelte e assumersi la responsabilità della prossima. È una scelta sulla sua identità. Nessuna casa è per sempre: dipende dalle scelte che si fanno.
Il PD rischia, su questo voto, di perdere più dell’adesione di Emanuele Fiano, che non ha importanza, e di chi la pensa come me.
Rischia di perdere sé stesso.

