dalla Newsletter n°13 – Giugno 2025
Intervista di Massimiliano Boni
Laura Gutman Benatoff, appena eletta al Congresso Sionista Mondiale come rappresentante italiana per la lista Meretz. Può presentarsi per i nostri lettori?
Belga d’origine, europea per convinzione, vivo in Italia da oltre vent’anni. Madre di tre adolescenti, moglie, figlia di militanti di sinistra, nipote di sopravvissuti ad Auschwitz. Laureata in economia e statistica, ho lavorato nella consulenza aziendale. Il movimento scoutistico sionista socialista Hashomer Hatzair ha plasmato la mia identità e nutrito il mio attivismo politico.
Perché si era candidata al Congresso Sionista Mondiale? Qual è il suo legame con Israele?
Il mio legame con Israele è radicato nella mia storia familiare. A 18 anni ho scelto consapevolmente il sionismo, trasferendomi a Tel Aviv per contribuire ad un Israele democratico, pluralista e in dialogo con la diaspora. Mi sono candidata per rafforzare questo dialogo, riconoscendo a Israele il ruolo di rifugio per tutti gli ebrei, e alla diaspora quello di motore del dinamismo ebraico globale. Sostengo un sionismo progressista: giustizia sociale, pace, uguaglianza e rispetto per tutte le identità.
Cos’è il Congresso Sionista Mondiale e qual è il suo ruolo?
È il “parlamento del popolo ebraico”, l’unico spazio politico democratico che consenta agli ebrei della diaspora di incidere sul futuro dello Stato di Israele. Si riunisce ogni cinque anni a Gerusalemme con oltre 500 delegati provenienti da più di 30 paesi; l’Italia manderà 3 esponenti. In ottobre decideremo leadership e bilancio: oltre 5 miliardi di dollari per sostenere progetti in Israele e nelle comunità ebraiche del mondo.
Quali posizioni intende promuovere nel Congresso?
Difendo un Israele democratico, con separazione dei poteri e uguaglianza civica che cerchi una soluzione politica al conflitto israelo-palestinese e israelo-arabo. Oggi Meretz è in prima linea nella ricostruzione dei kibbutzim colpiti il 7 ottobre. La vera pace sarà però possibile solo con il ritorno dei 56 ostaggi: è una priorità morale. Nella diaspora, sostengo un ebraismo umanista, aperto e plurale. Mi impegnerò per formare una nuova generazione di leader ebrei progressisti in Italia.
Il successo della sua lista è stato significativo. Come si articola oggi il sionismo in Italia?
In Italia si sono confrontate sei liste. La nostra – unica coalizione, tra Meretz Italia e Arzenu – ha ottenuto il 42%: un risultato storico per la sinistra ebraica. È la prova che l’ebraismo umanista ha voce, e che esiste anche in Italia una domanda forte di un Israele giusto, democratico e inclusivo.
Gaza è ancora in guerra. Qual è la sua posizione sul conflitto?
Il 7 ottobre 2023 ha rappresentato una ferita profonda per Israele e per l’intero popolo ebraico. Il pogrom compiuto da Hamas ha stroncato oltre mille vite e lasciato famiglie distrutte, con i propri cari rapiti e portati a Gaza, e ha fatto riaffiorare le paure più profonde del popolo ebraico.
Anche la mia famiglia è stata colpita direttamente: mia cugina e i suoi quattro figli, residenti nel kibbutz Be’eri, sono sopravvissuti fisicamente all’attacco, ma ne portano profonde cicatrici psicologiche, impossibili da ignorare.
Hamas ha preso in ostaggio due popoli: da un lato il popolo israeliano, che ha vissuto l’orrore del 7 ottobre e continua a vivere un incubo quotidiano, con tutti noi che ci sentiamo come uno dei 56 ostaggi ancora detenuti, affamati e torturati nei tunnel di Gaza; dall’altro, il popolo palestinese, che subisce sofferenze immense, strumentalizzato come scudo umano da parte dei terroristi.
Dopo venti mesi di conflitto, siamo riusciti a indebolire – ma non a sradicare – i responsabili, ovvero il movimento terrorista Hamas. È per questo che i valori umanisti e morali che mi sono stati trasmessi mi impongono di fare tutto il possibile per porre fine alle ostilità, perché, come ha affermato Grossman, “il livello di sofferenza del popolo palestinese non è più giustificabile”.
La scorsa settimana ero in Israele: non avevo mai visto manifestazioni così partecipate contro il governo. Anche a Gaza la popolazione inizia a ribellarsi ad Hamas. Questa è l’unica speranza: la volontà di due popoli di porre fine a un incubo. È il momento di ascoltare le società civili di entrambi.
Serve un cessate il fuoco immediato e la restituzione dei 56 ostaggi per potere fare in modo che “Due Popoli – Due Stati” non sia più solamente uno slogan!
Come si dovrebbe combattere l’antisemitismo oggi in Italia?
Per contrastare efficacemente l’antisemitismo in Italia è necessario adottare una strategia articolata su due livelli complementari: quello educativo e quello istituzionale. Sul piano educativo, è fondamentale investire in programmi strutturati di formazione per il corpo docente e introdurre percorsi didattici specifici nelle scuole. Questi dovrebbero includere lo studio del pensiero ebraico, la storia delle comunità ebraiche in Italia e la Shoah, oltre a fornire strumenti concreti per riconoscere e contrastare l’antisemitismo in tutte le sue forme, anche quelle più sottili e contemporanee.
A livello istituzionale, è indispensabile adottare misure rigorose per affermare una politica di tolleranza zero nei confronti dell’antisemitismo. Si potrebbe guardare, ad esempio, al modello tedesco, rafforzando le pene per l’incitamento all’odio con specifiche aggravanti in caso di motivazioni antisemite e vincolando l’accesso ai fondi pubblici al pieno rispetto dei principi democratici, incluso il riconoscimento del diritto di esistere dello Stato di Israele e il rifiuto di pratiche discriminatorie come il boicottaggio antisemita. Solo unendo una solida azione educativa a una chiara volontà politica e istituzionale sarà possibile costruire una società realmente inclusiva, capace di prevenire e contrastare ogni forma di antisemitismo.

