dalla Newsletter n°14 – Luglio 2025
Una riflessione politica sui recenti eventi ai Castelli romani: “stop al massacro, ultimo atto: genocidio”
Aldo Winkler
Non racconterò, ancora una volta, i recenti fatti di cui mia moglie e io, il 3 luglio, siamo stati protagonisti a Monte Porzio Catone, cittadina dei Castelli Romani, presso il circolo locale del Pd, durante un evento dal titolo Stop al Massacro organizzato da Anpi.
La cronaca ha ampiamente diffuso, per relatori, contenuti e modalità di svolgimento, il percorso su cui si è snodato un evento di carattere unilaterale, impropriamente chiamato dibattito, caratterizzato da forti toni antioccidentali, antisionisti e antisemiti. Rimando a questo link per la cronaca di un faticoso pomeriggio trattato anche da “Il Riformista”, “Libero” e “Il Tempo”, a partire dalle note stampa diffuse da NES (Noi Ebrei Socialisti) e Sinistra per Israele.
Poiché al peggio non c’è mai fine, ad Albano Laziale, il 10 luglio, si è inaugurata la “Festa Resistente – viva l’Italia Liberata”, una manifestazione di tre giorni organizzata dall’Anpi, il cui evento inaugurativo aveva come titolo “80 anni di genocidio”, poi modificato, a seguito delle rimostranze di UCEI e Sinistra per Israele, in un possibilmente peggiore “Ultimo atto: genocidio”, che tanto odora di Soluzione Finale. Il tutto, con patrocinio del Comune di Albano Laziale e della Regione Lazio.
Voglio partire, con la mia analisi, proprio con questo evento: perché l’Anpi, ad Albano, inaugura una manifestazione sulla Resistenza e sulla Liberazione con un “dibattito” sui presunti 80 anni di supposto genocidio, anziché parlare della Resistenza ai Castelli Romani, e del ruolo dei partigiani ebrei, quali Pino Levi Cavaglione, che ne fu organizzatore con Marco Moscati, trucidato alle Fosse Ardeatine?
Per questo, desidero uscire dal contesto dei Castelli Romani, per discutere di quanto ormai questi monologhi, più che dibattiti, siano diffusi a livello sempre più capillare, e si svolgano con il preciso intento di sobillare audience sempre più ammaestrate a recepire in maniera acritica la narrazione mainstream del conflitto in corso.
Voglio pertanto stimolare alcune questioni, che credo debbano essere necessariamente affrontate da Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati, per orientare le proprie azioni politiche e culturali.
Una sede del Pd, partito nazionale a vocazione maggioritaria, può permettere che si svolgano presso le proprie sedi eventi di propaganda fortemente antiamericana, diffondendo locandine con mappe notoriamente false sull’evoluzione territoriale della Palestina, ospitando una rappresentante del BDS che inneggia al fallimento anche dei più piccoli negozi che vendono prodotti di presunta provenienza israeliana e intimando di non assumere farmaci se prodotti da multinazionali basate in Israele? Fino a che livello i circoli Pd possono diventare zone franche?
Cosa è diventato l’Anpi? Perché, appena arrivato al circolo Pd di Monte Porzio Catone, senza neppure sapere chi fossi (loro malgrado, se ne sono resi conto dopo), mi hanno proposto una tessera? Entrare nell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani è ormai come fare la tessera del supermercato? Fino a che punto si può stravolgere – banalizzandola nei contenuti fondativi – la missione di una organizzazione che si ritrova a divulgare contenuti pesantemente antistorici e dai titoli roboanti in una manifestazione che dovrebbe parlare di Resistenza? In un evento organizzato dall’Anpi si può sostenere, senza che il rappresentante muova ciglio, che “il sionismo è peggio del nazismo”?
Qual è il livello di mercificazione che si è raggiunto trattando il dramma in corso a Gaza come un pretesto per diffondere visioni antistoriche sull’esistenza, natura e legittimità dello Stato d’Israele, trasformando “Gaza” in una parola magica utilizzata per monopolizzare l’attività di Cgil, Anpi e Pd e realizzare progetti politici di campo largo, fino alla recente inaudita santificazione della rapporteur Francesca Albanese, celebrata tra richieste di Premio Nobel e cittadinanze onorarie, senza entrare nel merito della sua attività e della gestione impropria del proprio ruolo? Gaza, ormai, è marketing di Sinistra, in un’epoca politicamente di tendenza opposta?
Infine, una nota, la più amara, che coinvolge necessariamente le nostre aspettative, come associazione. La militanza in Sinistra per Israele mi è stata di conforto insostituibile, in questa difficile evenienza; ho avuto l’onore, con mia moglie, di parlare e confrontarmi, al telefono e in presenza, con l’Onorevole Picierno, Vicepresidente del Parlamento Europeo, peraltro vittima di indegne pressioni per le sue posizioni nei conflitti sui fronti ucraino e mediorientale.
Da Anpi e Pd, nessun riscontro. Neppure sulle affermazioni violentemente antisemite che mi sono state rivolte in quanto ebreo ashkenazita. All’autorevolezza di Sinistra per Israele, comprovata dalla presenza, nel suo direttivo, di onorevoli e dirigenti di lungo corso del Pd, l’attuale segreteria non ha ritenuto di dover neppure replicare al comunicato stampa, rendendo di fatto questo episodio una piccola vittoria del circolo locale. È arrivato il momento di rivolgersi definitivamente altrove?

