Firenze – Un film per ricordare Yitzhak Rabin

dalla Newsletter n°18 – Novembre 2025

Sara Natale Sforni

 

 

Con il secondo appuntamento della rassegna Israele plurale. Dov’è finita la pace? – dedicato alla memoria di Yitzhak Rabin nel trentesimo anniversario del suo assassinio – la sezione fiorentina di “Sinistra per Israele – Due popoli due Stati” ha proposto la visione del film di Amos Gitai Rabin, the Last Day (Israele, Francia, 2015, 153’, in ebraico con sottotitoli in inglese).

La proiezione è stata introdotta da Adam Smulevich, autore di E sceglierai la vita. Guerra e pace, lungo le strade di Yitzhak Rabin (Minerva, 2025), in dialogo con Sara Natale Sforni e Marco Pierini.

Obiettivo di questo cineforum ospitato dalla Comunità ebraica di Firenze, ma aperto alla cittadinanza, è mostrare fin nelle sue estreme conseguenze la “pluralità” di un paese tanto difficile da conoscere nelle sue molte componenti, spesso in contrasto, quanto facile da condannare in blocco, e offrire chiavi interpretative meno banali di quelle proposte quotidianamente dai media per comprendere il conflitto tra israeliani e palestinesi.

Riflettere su quel punto di svolta tanto traumatico della storia israeliana è più che mai utile oggi che al movimento dei coloni di cui l’omicida faceva parte appartengono alcuni ministri di spicco del governo Netanyahu.

Farlo con un film come quello di Gitai, incentrato sulle responsabilità politiche dell’attentato, oltre che sulle falle nel sistema di sicurezza indagate nel corso dell’inchiesta Shamgar, significa far propria un’idea non agiografica della memoria. Il messaggio politico del film è chiaro e ampiamente condivisibile.

Rabin non è stato solo la vittima di un fanatico e del suo ambiente di coloni estremisti, che nel firmatario degli accordi di Oslo vedeva un rodef (cioè un persecutore del popolo ebraico) che era lecito uccidere, ma di un diffuso clima d’odio, palpabile nelle manifestazioni di piazza, fomentato dall’estrema destra nazional-religiosa e tollerato da un partito laico e più moderato come il Likud.

Nei filmati dell’epoca, che si alternano sapientemente alla fiction, si vedono, tra gli altri, l’attuale ministro della Sicurezza Nazionale Ben-Gvir, appena diciannovenne, che minaccia esplicitamente Rabin mostrando il logo appena staccato dalla sua Cadillac, e Netanyahu, che di lì a qualche mese sarebbe diventato il più giovane primo ministro di Israele.

Il pubblico in sala è sembrato quasi più atterrito dal ghigno di Yigal Amir, dalle facce stralunate dei settlers e dal fanatismo dei loro capi spirituali che dalle urla degli anonimi terroristi del documentario The Last Recordings di Nadav Ben Zur (Israele, 2024, 60’), proiettato lo scorso 12 ottobre. Potere del cinema d’autore o dell’attualità di un pericolo che dopo trent’anni si è ingigantito?