Letture & Riletture – novembre 2025

dalla Newsletter n°18 – Novembre 2025

Saul Meghnagi

 

La rubrica si propone di presentare idee, suggestioni, indicazioni utili al dibattito in corso sul conflitto in Medio Oriente e all’analisi che guida l’azione di “Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati”.

Intende farlo utilizzando pubblicazioni recenti e meno recenti, per porre domande su problemi complessi.

Non si tratterà quindi di recensioni, pur suggerendo letture ritenute importanti.

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“Due anni dopo l’orrendo massacro del 7 ottobre, la furiosa risposta del governo Netanyahu e l’inizio della guerra di Gaza, l’uccisone di migliaia di civili palestinesi e lo scoppio della drammatica crisi umanitaria, il Medioriente è ancora nel caos…

… la scelta di Hamas di violentare la popolazione israeliana con l’obiettivo di creare una Palestina “dal fiume al mare“ … allontana la soluzione dei due stati, uno israeliano e uno palestinese, che vivano fianco a fianco in sicurezza.

Dopo il più clamoroso fallimento della sicurezza della sua storia, Israele ha ripristinato la deterrenza, ha spezzato uno dopo l’altro gli anelli della “catena della morte” preparata dall’Iran e dai suoi alleati, anche se non è riuscito a debellare il terrorismo palestinese e il fondamentalismo islamico.

Si delinea però il declino della “Mezzaluna sciita” iraniana e il sorgere di nuovi equilibri tra le potenze in nuovo Medioriente in cui Israele assume una nuova postura, ma allo stesso tempo deve fronteggiare il peggior isolamento internazionale della sua storia e la più grave ondata d’odio antiebraico dopo la Shoah…”.

La sintesi, sopra riportata, della quarta di copertina del libro di Giovan Battista Brunori (Il nuovo Medio Oriente. Il declino della Mezzaluna Sciita”, Belforte, Livorno, 2025) anticipa con chiarezza il contenuto di un volume che si differenzia, in modo interessante, dall’ormai ampia serie di pubblicazioni sul tragico conflitto.

Il testo ha, infatti, un carattere innovativo nella forma e nella sostanza: i due anni successivi all’orribile massacro sono descritti e commentati dall’Autore che, con una giusta punta di orgoglio scrive che

“la sede Rai di Gerusalemme ha sempre lavorato molto in passato, ma la guerra peggiore della storia di Israele e il conflitto di Gaza e nei Territori Palestinesi hanno provocato un’impennata senza precedenti: dal 7 ottobre 2023 ad oggi la sede realizza 10.537 servizi e dirette tv e radio per tutti i canali Rai, dei quali 6.539 curati dal sottoscritto” (p.12).

Il contenuto del volume – per ciò che riguarda la sostanza, non esente, come accennato, da novità comunicative – ha lo scopo, dichiarato e riuscito, di dare un ordine a diversi aspetti della situazione che si cerca di comprendere, da quelli macro-politici a quelli umani, fatti di sofferenza, paura, odio e, nel contempo, ricerca di una possibile uscita da una situazione difficilissima.

Il testo alterna la cronologia dei fatti all’analisi di temi specifici: da un lato l’effetto sorpresa dell’attacco di Hamas, la risposta di Israele in relazione ai diversi fronti di guerra, il caos determinato dall’aggressione violenta e inattesa, le notizie sugli stupri con la loro portata sulla forza del nemico, il dramma dei rapiti, la percezione di insicurezza, la ricerca degli ostaggi e la crisi umanitaria; dall’altro l’allargamento degli insediamenti ebraici, i nuovi attentati all’interno di Israele, l’incidenza della cultura woke nella trasformazione dell’immagine diffusa di Israele, del sionismo, degli ebrei, la “normalizzazione” dell’antisemitismo, come atteggiamento giustificato, in qualche modo, associandolo alla politica e dall’azione di Israele.

La tesi centrale del libro emerge nelle pagine finali con lucidità, pacata e decisa: qualunque sia il giudizio politico e umano su una guerra terribile, il tentativo iraniano di modificare, a proprio favore, l’assetto dell’area è fallito, la deterrenza, scelta da Israele, come fondamento della propria azione, ne ha ridotto significativamente le potenzialità; prospettive di una via d’uscita dall’impasse sembrano delinearsi, senza che siano attenuate le potenzialità delle diverse forze ostili a qualunque accordo che porti, come auspica l’Autore, a due stati che possano convivere in pace l’uno a fianco all’altro.

L’uso politico della religione – fattore certamente costitutivo ed essenziale delle diverse realtà che si contrappongono – deve fare spazio a un realismo politico fondato sull’idea che la Palestina è degli arabi (palestinesi) e degli ebrei (israeliani) e che tutti e due non hanno un luogo in cui andare. La pace si realizzerà se si troveranno forme di convivenza, capaci di resistere a tensioni e competizioni internazionali che si confrontano anche in questa area geografica. Traumi e risentimenti, dolori non sanabili in tempi brevi sono nell’animo dei contendenti.

La proposta, iscritta nella formula “due popoli due Stati”, è tanto complessa, quanto ragionevole. Brunori la condivide e fa propria offrendo, con questo suo lavoro un esempio importante di metodo di lavoro in grado di favorire un confronto serio anche nel nostro Paese.