Ddl Delrio: “o codardia o cedimento culturale gravissimo”

Sabato 06 dicembre 2025

La proposta Delrio non menziona Israele, non confonde critica politica e discriminazione, non introduce nuove fattispecie penali: eppure, secondo alcuni, sarebbe il tentativo di “mettere il bavaglio” a chi non condivide la linea del governo israeliano. Un’aberrazione logica.

Fiano: “Il Pd contro il Ddl Delrio per ignoranza. Non hanno letto il testo”.
Penso che le critiche al testo siano mosse da ignoranza, forse non l’hanno letto bene. Per questo al Pd chiedo: chi può essere contrari a quella definizione? Anche perché venne approvata all’epoca del Conte II, quando il Pd governava con il M5s”. A chiederlo al suo partito è Emanuele Fiano, ex deputato, segretario di “Sinistra per Israele ‐Due popoli e due stati”, diventato uno dei bersagli dei movimenti pro-Pal che, ad esempio, lo hanno contestato alla Ca´ Foscari di Venezia impedendogli di parlare.

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VUOTI DI MEMORIA
Delrio, Boccia e “lo smemorato” Pd sull’antisemitismo

l Pd e gli smemorati. Graziano Delrio presenta un disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo. La sua proposta è semplice: adottare la definizione di antisemitismo data dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) che qualifica come antisemita ogni critica radicale contro Israele. E’ una definizione che per Amnesty è controversa.
E’ una proposta di legge di Delrio, un ex ministro che nel Pd ha fatto la bella battaglia contro l’antisemitismo. Si solleva il caso, a sinistra. Per Angelo Bonelli, “se questo testo diventasse legge, chi contesta radicalmente i comportamenti dello Stato di Israele verrebbe definito antisemita e quindi sanzionato”.
Il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia (davvero un gruppo come il Pd non aveva previsto la polemica?) reagisce e precisa che la proposta di Delrio “è a titolo personale”. E’ un modo per prendere le distanze. Delrio replica che “la definizione di antisemitismo è da noi usata perché assunta dal Parlamento europeo nel 2017 e dal governo Conte nel 2020”. Era il 17 gennaio 2020 e il governo Conte approva la definizione di antisemitismo usata da Delrio. Ministro di quel governo era Boccia. Era a titolo del Pd o a titolo Boccia?

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Ddl antisemitismo, Delrio: «Nessuno mi chieda abiure. Non si potrebbe più criticare Israele? Falso»

Il promotore del Ddl: «Clima irrespirabile, la reazione è stata preoccupante. E non c’è nessuna intenzione di mettere in difficoltà Schlein»

 «Vuole la verità? Non lo so. Non l’ho capito. Credo sia una reazione che dipende dalle critiche che sono arrivate al Ddl dal Manifesto e dalle dichiarazioni di Bonelli, che peraltro hanno posto obiezioni discutibili. In realtà quando io ho espresso al gruppo più di due mesi fa la necessità di raccogliere le voci che venivano dalla società, gli appelli dei professori universitari, dei giovani ebrei, ne abbiamo parlato tranquillamente. C’è un clima irrespirabile, come confermano anche Edith Bruck e Liliana Segre su 7, il settimanale del Corriere. E io due mesi fa ho detto al gruppo: questo fenomeno va combattuto, non riguarda gli ebrei ma la qualità della democrazia. E visto che c’erano già dei progetti di legge della destra non potevamo far mancare il contributo del Pd….”

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Zampa: “Non ritiro la mia firma dal ddl Delrio. Scioccata da Boccia: il Pd come Mélenchon su Israele”

 La deputata Pd ed ex portavoce di Romano Prodi difende la proposta di legge sull’antisemitismo disconosciuta dal capogruppo dem al Senato: “Sta accadendo qualcosa di più di un problema su un ddl: sta passando l’idea che non si può più parlare di Israele e antisemitismo. O c’è codardia o è un cedimento culturale gravissimo”.

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Intervista con il senatore Pd, tra i firmatari della proposta sull’antisemitismo: “Se c’è qualcosa da cambiare, discutiamone. Siamo il Pd, non una caserma. Noi firmatari insultati suoi social: mi aspetto che il partito ci difenda

Walter Verini, senatore del Partito democratico, è uno dei firmatari della proposta di legge di Graziano Delrio sul contrasto all’antisemitismo. Il testo è stato bollato dal capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, come iniziativa personale che non rispecchia la linea del partito. Il motivo del disaccordo era la definizione di antisemitismo – mutuata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA) – che secondo l’area del Pd più vicina alla segretaria Elly Schlein rischia di colpire non solo sortite antisemite, ma anche opinioni.

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La sinistra confonde la democrazia israeliana col governo e l’antisemitismo col dibattito politico.

La proposta Delrio non menziona Israele, non confonde critica politica e discriminazione, non introduce nuove fattispecie penali: eppure, secondo alcuni, sarebbe il tentativo di “mettere il bavaglio” a chi non condivide la linea del governo israeliano. Un’aberrazione logica.

Il paradosso è che, mentre milioni di israeliani scendono in piazza contro il governo Netanyahu per difendere la loro democrazia, una parte della sinistra europea appare più impegnata a negare quella democrazia che a sostenere chi la difende sul campo. È un errore politico e morale.

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Il neo-antisemitismo della (finta) critica a Israele

Questa è la definizione di antisemitismo adottata ormai molti anni fa da International Holocaust Remembrance Alliance e fatta propria da moltissimi Paesi, Italia compresa: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”.
Come si vede, essa non limita in nessun modo il diritto di “criticare Israele”.

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Ma la definizione di antisemitismo di IHRA non riguarda affatto in modo esclusivo le presunte “critiche a Israele”, di cui è appunto sottolineata la piena legittimità. Molto più precisamente, quella definizione si propone il compito di individuare un perimetro in siano inclusi comportamenti certamente antisemiti e da cui siano esclusi quelli che invece sarebbe improprio considerare tali. L’operazione definitoria è importante perché il rischio (opposto a quello che lamentano i critici) è che siano legittimati tramite scappatoie nominalistiche atteggiamenti di sicuro pregiudizio antisemita. Se ci si riferisse solo alla “razza” si adotterebbe un criterio inadeguato e – per fortuna – inattuale, e si legittimerebbe la discriminazione antisemita di stampo religioso. Se ci si riferisse solo a quest’ultimo profilo, si legittimerebbe la molestia antisemita che pretendesse di assolversi sulla mancanza di riferimenti alla razza. Eccetera.

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(leggi il DDL 1722)

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