dalla Newsletter n°19 – Dicembre 2025
Arturo Belluardo
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La sala del Circolo Pd Parioli è piena, si è riunita in assemblea la Sezione di Roma di SxI che conta circa duecento iscritti, e io, tranne Victor Magiar e Aurelio Mancuso, non riconosco nessuno.
Mi sono iscritto pochi mesi fa e le persone le conosco solamente come nomi e sigle nella vivacissima chat su Whatsapp: una stanza virtuale di costante confronto, a volte polemico, a volte consolatorio, luogo di speranza e rammarico che accende una sottile fiammella in un presente oscuro.
Non è facile da due anni a questa parte, se non di più, tenere dritta una barra di amicizia e amore verso il popolo israeliano, una barra che ha incise le parole di pace e rispetto tra due popoli e che vira sempre a sinistra, anche quando la sinistra non si sa dove sia e dove stia andando.
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Parlare con i compagni di Sinistra per Israele è facilissimo, la voglia di scambio e di sostegno reciproco è molto forte: portiamo ferite profonde, siamo stati attaccati e vilipesi dai nostri amici più cari, dai nostri colleghi, dai nostri studenti, dai nostri figli persino. E, al tempo stesso, le teste sono alte e fiere, non si soccombe allo sconcerto e allo sgomento quotidiano.
Siamo in prossimità dell’arcaica festa della Luce, della celebrazione del solstizio d’inverno, declinata a vario titolo, da Festa del Dio Sole a Santa Lucia, da Natale a Hanukkah; ed è proprio pensando a quest’ultima che mi viene di raffigurarmi SxI come lo shamash della hannukiah, la candela destinata ad accendere tutte le altre ogni sera, destinata, obbligata quasi a portare una luce che non vuole e non deve spegnersi.
E un po’ di luce è venuta anche dal contributo di Walter Verini, tra i firmatari (superstiti) del DDL sull’antisemitismo, invitato ad aprire la periodica assemblea della Sezione di Roma in tempi non sospetti.
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Non mi soffermo sul dibattito e sull’approfondimento del decreto in sé, limitandomi a ricordare che la definizione di antisemitismo dell’IHRA alla base dello stesso sia stata recepita dal Parlamento Europeo nel 2017 con una Risoluzione votata dai parlamentari del Pd, tra cui la segretaria Schlein, e, successivamente, nell’ordinamento italiano nel 2020 dal governo Conte II.
Ciò che è emerso dal contributo di Verini e dai commenti dei compagni di SxI è come la proposta di Delrio sia più urgente che mai.
Vengono citati e denunciati: gli attacchi a Piero Fassino, per aver parlato alla Knesset e aver definito Israele una democrazia; gli studenti universitari che si rifiutano di farsi valutare da professori “ebrei e quindi sionisti”; la decisione del V Municipio di inaugurare il 25 aprile a Centocelle una statua a memoria dei martiri del genocidio palestinese, con tanto di mappa della Palestina dal fiume al mare; le esternazioni dei GD di Bergamo e di Roma, dolorosissima e delirante quest’ultima, quando accusa Delrio e i suoi sodali “di collocarsi dalla parte sbagliata della Storia” e di “essere contro i principi alla base del Partito, della democrazia, dell’umanità” (e qua ci vorrebbe il Bravo! Grazie! di Petrolini a sonoro commento).
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È stata proprio la reazione scomposta del capogruppo Pd al Senato, Boccia, che ha definito la proposta Delrio non rappresentativa della posizione del Pd, a segnare il nodo dirimente, a marcare il territorio: è stata quasi una “reazione in automatico”, che ha fatto cadere la maschera all’antisemitismo presente a sinistra già prima del 7 ottobre, veicolato da una profonda rozzezza culturale, da un antioccidentalismo che ha radici lontane, togliattiane, staliniane.
E la proposta Delrio è diventata, suo malgrado, una bandiera, la bandiera di chi crede fermamente che gli israeliani rientrino, nonostante il loro governo, in quell’8% della popolazione mondiale che vive in una democrazia.
E che crede che questa battaglia vada continuata conquistando spazio su media irrimediabilmente schierati sulla sponda ProPal, lavorando tenacemente in Parlamento per arrivare a una proposta di legge unitaria.
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L’assemblea di SxI sarebbe continuata a lungo, tanta era la brulicante voglia di confronto e di conforto che animava la sala ed è sfociata nella cena, dove al desiderio di discussione politica si è affiancato, almeno per uno “nuovo” come me, quello di dare un volto e un nome ai nickname dello spazio virtuale e di corredare lo scambio con sorrisi e storie personali.
Non ci si è dimenticati però di riconfermare per acclamazione Aurelio Mancuso come coordinatore della sezione romana né di ricordare con un omaggio commovente e commosso Guido Laj, il padre rifondatore di SxI scomparso di recente: a lui è stato dedicato un giardino in Israele con il KKL, dove l’albero rappresenta il legame tra cielo e terra, è simbolo di vita e di pace in tutte le culture monoteistiche.
Torno a casa, pieno di un’allegria e di una luce speciale, ma faccio l’errore di guardare Facebook: la direttrice di un’importante istituzione culturale italiana ha appena condiviso il post dello scrittore italo-algerino Tamar Lamri che, di fatto, accusa Delrio e SxI di essere al soldo del sionismo israeliano.
Sospiro, mi affaccio sul buio e accendo una candela.

