Si può parlare di Pace senza contrastare l’antisemitismo?

2025 12 PD fuori la corrente pro genocidio

dalla Newsletter n°19 – Dicembre 2025
Walter Verini

 

A un paio di settimane di distanza dall’asprezza delle polemiche, delle scomuniche, dei linciaggi cui è stato fatto bersaglio Graziano Delrio per il suo DDL contro l’antisemitismo (e con lui i co-firmatari della proposta) è forse possibile fare un primo punto.

Togliamo di mezzo (senza dimenticare e sottovalutare) le tonnellate di insulti (diversi anche da dentro il Pd) e proviamo a guardare fatti che a me sembrano difficilmente confutabili.

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Sidney e Bondi Beach hanno gridato una volta di più al mondo quanto sia diffuso, dilagante (dilagato) e pericoloso l’antisemitismo. Sì è vero, anche in Italia qualche irriducibile estremista “ProPal” (della ampia e composita – e non certamente tutta estremista – galassia) ha fatto finta di non vedere, ha fischiettato e si è girato dall’altra parte. Altri, a sinistra, hanno espresso sdegno un po’ con il freno a mano tirato. Ma il fatto è che in tutto il mondo e anche in Italia – in primis da Mattarella – il pericolo dell’antisemitismo è prepotentemente risuonato. E anche commentatori, opinionisti, hanno scritto pezzi davvero importanti e significativi. Ho finito pochi minuti fa di leggere quello, importante, di Massimo Recalcati.

Questo, unito alla determinazione di Delrio e dei sottoscrittori del DDL ha portato anche nel Pd ad abbassare i toni. Un po’ per ragioni di comunicazione (…”non mandiamo messaggi esterni di divisione” … “non possiamo apparire come un bunker da cui partono scomuniche contro dirigenti seri e stimati”… questo il Nazareno ha provato a fare dopo improvvide reazioni iniziali) un po’ perché una serie di critiche pregiudiziali, reazioni pavloviane, una serie di letture approssimative e superficiali del testo hanno lasciato spazio a riflessioni più meditate.

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Certo, a smontare l’impalcatura fragile di pregiudizi e stroncature sono stati anche interventi di grande autorevolezza, serietà, lucidità e pacatezza che si sono susseguiti nel vivo delle polemiche di quei giorni.

Penso innanzitutto a parole contro l’antisemitismo pronunciate da Liliana Segre, Edith Bruck e, naturalmente, quelle pronunciate da Papa Leone XIV già all’indomani dell’attentato a Sydney e ribadite poi pure in una telefonata con il presidente israeliano Isaac Herzog.

Mi riferisco anche a interventi come quello – di grande rigore – di Guido Corso, o di Elena Loewenthal, di grande impatto. O di Luciano Belli Paci, davvero apprezzabile. Si potrebbe continuare.

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Quello che intendo dire è che, passando oltre (ripeto, senza dimenticare, senza sottovalutare) insulti e anatemi, il tema del contrasto all’antisemitismo è stato ricollocato nella giusta dimensione nel dibattito pubblico. E allora si è tornati a discutere della emergenza rappresentata da questa drammatica piaga dalle radici secolari e da un presente fatto di fiori malvagi che continuano a sbocciare. Anche perché, pure a sinistra, c’è chi innaffia quelle malapiante.

Una emergenza che non può e non deve essere assimilata ad altre forme ed altri pericolosissimi fenomeni di odio, discriminazione, da contrastare e prevenire: uno su tutti, l’islamofobia.

 E allora si è tornati a discutere con meno approssimazione. Per esempio della definizione IHRA scelta da Delrio per l’introduzione del suo DDL. Del fatto che il Parlamento Europeo l’abbia adottata con i voti favorevoli dei socialisti (e anche degli allora eurodeputati italiani, Schlein compresa). Del fatto che sia stata fatta propria da 23 Paesi su 27 dell’Ue. Del fatto che anche in Italia i fenomeni di antisemitismo sono aumentati del 400%.

Ha trovato poi spazio una riflessione più meditata e seria (davanti alle rozzezze demonizzanti e ai primitivismi analitici e politici) sul sionismo, le sue origini, la sua natura identitaria e comunitaria.

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E si sono spazzate vie le preoccupazioni legate al fatto che la proposta di legge colpirebbe i diritti di critica, la libertà di opinione, la ricerca storica e storiografica.

Ma credo che ora sia chiaro: non è così.

Non avrei sottoscritto quel DDL se non avessi avuto la certezza di poter, per esempio, continuare a contrastare il Governo Netanyahu, i massacri di civili perpetrati a Gaza, un Governo che comprende al suo interno componenti esplicitamente razziste, suprematiste, contrarie in radice alla prospettiva dei due popoli, due Stati. Un Governo promotore anche di gravissimi indebolimenti della democrazia israeliana (sottomissione della magistratura, pena di morte, torture nelle carceri…).

Questi rischi, nel DDL Delrio, non ci sono.

E a coloro che continuano a paventarli in buona fede, ricordo che erano i medesimi paventati a proposito della legge Zan contro l’omofobia (ma solo dalla destra, in quel caso, guarda caso) e in occasione del voto parlamentare sul reato di negazionismo della Shoah. Ricordo bene quella vicenda. Alla Camera ero relatore di quel provvedimento. Ascoltammo quei rilievi, quelle preoccupazioni.

E, dopo un confronto serio, trovammo una formulazione inequivocabile, che si inserisce in un quadro normativo volto a punire l’hate speech e la discriminazione, anche in adempimento ad obblighi internazionali. E nessuno, dal 2016, è stato perseguito per avere espresso opinioni su questo tema.

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La proposta Delrio è tutta tesa a prevenire e contrastare l’odio e la discriminazione antisemiti, nelle scuole, nelle università, nella rete, nella società. Non a caso non cita gli “esempi” successivi alla definizione. Non prevede – a differenza di provvedimenti presentati da forze di destra – alcuna sanzione penale. Ecco, se si vuole davvero lavorare in sede parlamentare su questo tema, con spirito serio e davvero responsabile, sarebbe utile innanzitutto che la destra dismettesse l’elmetto tipico di Gasparri e cominciasse a mettere da parte ghigni di soddisfazione nei confronti delle divisioni emerse a sinistra e strumentalità. Ce la farà? Ci proverà? O prevarranno intenti propagandistici, elettoralistici?

Il contrasto all’antisemitismo è uno di quei temi davanti ai quali, secondo me, non possono essere consentiti a nessuno atteggiamenti di piccolo cabotaggio partitico.
Vale per tutti, ovviamente.

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Vale anche per il mio partito, il Pd. C’è stata una riunione di gruppo. Clima serio, di ascolto. Delrio e gli altri firmatari erano quello che sono sempre stati (come tutti gli altri senatori e senatrici): parlamentari rispettati, da ascoltare, con cui dialogare per trovare sintesi. Non avevo dubbi, su questo: conosco il Pd e non è pensabile che il tema antisemitismo possa essere affidato a qualche estremista radicale (sia pure amministratore locale) che vorrebbe “Fuori i sionisti dal Pd”, intendendo in una locandina i firmatari del DDL, con relative facce tipo “wanted“. Quello che sta avanzando è un tentativo di comporre una possibile sintesi inserendo, oltre alle azioni e le strategie di contrasto all’antisemitismo, anche altre forme e direzioni d’odio. Si cita ovviamente l’islamofobia. Discutiamone.

Io continuo a pensare che l’antisemitismo abbia una sua specificità, una sua “unicità” storica, e, passando per l’orrore dei sei milioni di morti della Shoah, una sua attualità. La stessa Commissione presieduta da Liliana Segre, del resto, lavora contro “il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza“. Cioè si cita espressamente, non a caso, l’antisemitismo.
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Ecco, credo si debba lavorare tutti insieme su questo filone, costruendo con sensibilità, rispetto e intelligenza politica un testo il più possibile condiviso, per prevenire e contrastare l’antisemitismo. Un testo, un articolato che – secondo me – dovrebbe fugare ogni residuo dubbio di limitazione a idee ed espressioni di opinione. Che dovrebbe marginalizzare gli aspetti legati alle sanzioni penali. E che dovrebbe certamente ribadire (nelle premesse, nelle relazioni, nella discussione), la volontà unanime di contrastare altre forme di odio e discriminazione, che nel mondo riguardano i mussulmani, gli stessi cattolici o altre etnie perseguitate. Al momento il DDL Delrio è quello che più di tutti, forse l’unico tra altri disegni depositati e intenzioni annunciate, si avvicina di più a questo punto di caduta.