Sydney ci avverte che abbiamo un enorme, trascurato, problema di antisemitismo

dalla Newsletter n°19 – Dicembre 2025
Andrea Romano

 

 


Questo articolo è stato pubblicato su
HuffPost il 14 dicembre 2025
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Gli assassini di Sydney sono stati armati dalle parole dell’antisemitismo, prima ancora di trovare i fucili con cui hanno massacrato la folla che celebrava la festa ebraica della luce. E contro quelle parole è sempre più urgente mettere in campo, anche in Italia, una campagna politica e culturale che provi ad arginare quella che è una malattia sempre più pervasiva delle nostre democrazie. Perché quello antisemita non è un odio qualunque, uno dei tanti nei quali ci immergiamo ogni volta che facciamo un giro sui social.

Come non si stanca di ripetere Gadi Luzzatto Voghera (lo storico che dirige il Cedec, il Centro di documentazione ebraica contemporanea, il cui prezioso lavoro di monitoraggio dovrebbe essere seguito con attenzione quotidiana), l’antisemitismo è un linguaggio politico. Come tale viene adottato da forme diverse di militanza, di mobilitazione e di polemica prendendo di mira una specifica comunità culturale e religiosa e attribuendole la responsabilità dei mali del mondo. Succede da secoli, ma negli ultimi anni la politica ha scelto nuovamente di farvi ricorso spalancando le porte ad un’infestazione che ha raggiunto ogni angolo delle nostre comunità.

L’Italia non ne è immune, e d’altra parte come potrebbe esserlo? È sufficiente entrare in una libreria, dove i titoli che echeggiano antisemitismo non vengono neanche più nascosti (uno tra i tanti, appena uscito: La lobby ebraica. Mito e realtà di un “potere forte” in Italia e nel mondo”, scritto da un giornalista di un grande quotidiano italiano e pubblicato da un editore prestigioso come Ponte alle Grazie). Se poi non bastasse, ci si potrebbe affacciare sulla voragine nella quale sta sprofondando l’organizzazione dei Giovani Democratici che a Bergamo ha ritenuto di contestare l’ex deputato Pd Emanuele Fiano in quanto “sionista moderato”.

Non c’è bisogno di scomodare gli slogan di larga parte del movimento ProPal o l’orrida galleria delle dichiarazioni di Francesca Albanese, insomma, per riconoscere il ritorno potentissimo di un’ostilità che, al suo estremo, ha ripreso a minacciare e a uccidere. Alcuni si chiederanno se sia un problema di sinistra o di destra.

Ma il vero problema è nel posizionamento che hanno assunto le parti politiche nei confronti di una malattia che ha contaminato tutti.
La destra assiste compiaciuta all’esplosione dell’antisemitismo di sinistra, immaginando che le proprie consolidate ambiguità sul tema vengano magicamente ripulite dalla difesa di qualsiasi azione di qualsiasi governo israeliano.

La sinistra, almeno nei suoi attuali gruppi dirigenti, scrolla le spalle davanti a quella che è ormai una vera emergenza. E illudendosi di conquistare qualche voto in più (quando è noto che qualsiasi militante ProPal si taglierebbe un dito prima di votare Pd) nasconde la polvere sotto il tappeto di un’immaginaria immunità morale al male che ha preparato e ispirato la Shoah.

La verità è che ognuno dovrebbe fare le pulizie in casa propria, a destra come a sinistra, riconoscendo nell’antisemitismo un’emergenza democratica e combattendolo con gli unici strumenti che funzionano contro i pregiudizi.

Gli strumenti del contenimento culturale, la fatica della spiegazione e dell’insegnamento, l’intelligenza della prevenzione del male, la vergogna per chi se ne fa untore. Siamo ancora in tempo per provarci, prima che anche in Italia si ripetano le scene di sangue che il pregiudizio antisemita ha inflitto a troppe democrazie.