Una crescita costante: i rapporti economici tra Israele e i Paesi Arabi

dalla Newsletter n°19 – Dicembre 2025
Alessio Aringoli

 

 

Dopo decenni di chiusura completa, tra gli anni ’70 e gli anni ’90 i rapporti economici tra Israele e Paesi arabi “di pace” (Egitto dal 1979, Giordania dal 1994) ebbero il loro primo prudente, sviluppo.

Cooperazione spesso concentrata su settori funzionali e poco “visibili” – acqua, sicurezza alimentare, logistica, poi energia – più che su un’integrazione piena dei mercati.

Con il tempo, però, l’interdipendenza è cresciuta, soprattutto nel Levante: l’Egitto diventa snodo energetico e industriale, la Giordania un partner di confine strutturale in filiere e servizi, mentre si consolidano canali commerciali indiretti anche con altri Paesi della regione.

Una svolta importante arriva dal 2020 con gli Accordi di Abramo (EAU, Bahrein, poi Marocco e Sudan): qui l’economia non è più solo “effetto collaterale” della politica, ma leva dichiarata di normalizzazione.

Il caso emblematico è Israele-EAU: secondo dati citati dall’Israel Central Bureau of Statistics, il commercio bilaterale è passato da circa 200 milioni di dollari nel 2020 a oltre 3 miliardi nel 2024.

Il punto sorprendente e politicamente rilevante è che (fonte Reuters) nel 2023 il trade Israele–EAU era salito del 17% fino a 2,95 miliardi di dollari e che dopo il 7 Ottobre, pur in un clima politico più freddo, i dati del primo trimestre 2024 risultavano ancora più alti su base annua.

A consuntivo, fonti che riprendono i dati ufficiali indicano che nel 2024 gli scambi Israele-EAU hanno toccato circa 3,2 miliardi di dollari, +11% rispetto al 2023.

Questa importante traiettoria di costante crescita non si è mai interrotta, nemmeno con la guerra di Gaza.

E non è solo Golfo: nel 2024 le esportazioni israeliane di gas naturale verso Egitto e Giordania sono aumentate del 13,4% secondo il ministero dell’Energia israeliano (dato riportato da Reuters), a conferma che l’energia – infrastrutturale e contrattualizzata – tende a reggere anche quando la politica si incendia.

In parallelo, l’analisi delle serie commerciali regionali (dati ICBS elaborazione Alhurra) mostra che tra 2021 e 2024 il commercio tra Israele e partner arabi (inclusi EAU, Egitto, Giordania, Marocco, Bahrein e Sudan) è cresciuto da 1,9 a 4,5 miliardi di dollari. Tutti gli indicatori confermano la permanenza di questo trend nel 2025.

In altre parole: mentre la guerra restringe lo spazio diplomatico e alimenta pressioni interne nei Paesi arabi, i legami economici hanno continuato a espandersi, specie quelli legati a supply chain, energia e investimenti “a prova di crisi”.

È un fatto controintuitivo, ma decisivo per capire come in Medio Oriente la pace, se perseguita realmente, in modo concreto, resta un orizzonte praticabile e possibile nonostante tutti i suoi nemici.