Letture & Riletture – febbraio 2026

VOLUMI 2026 02 Letture e Riletture

dalla Newsletter n°21 – Febbraio 2026
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Saul Meghnagi

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La rubrica si propone di presentare idee, suggestioni, indicazioni utili al dibattito in corso sul conflitto in Medio Oriente e all’analisi che guida l’azione di “Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati”.

Intende farlo utilizzando pubblicazioni recenti e meno recenti, per porre domande su problemi complessi.

Non si tratterà quindi di recensioni, pur suggerendo letture ritenute importanti.

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TRA ISTITUZIONI E CULTURE

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Amato popolo - A. Cantaro l Governo Netanyahu, con la linea politica adottata e con la condotta della guerra di Gaza, perverte, “l’ethos storico del suo Paese e del suo popolo. Inoltre, diffonde nell’opinione pubblica mondiale la convinzione che l’oppressione altrui, lungi dall’essere difensiva e occasionale, sia un dato strutturale dello Stato ebraico”

Un esito analogo è prodotto, in ambito palestinese, dalla condotta di Hamas e della jihad islamica “Il nefasto 7 Ottobre è un evento non riconducibile a un ”semplice” pogrom. Non lo è, e non solo per le sue proporzioni ma anche per la cattura di ostaggi. Hamas scegliendo di tenersi abbarbicata a quel manipolo di persone vive e morte ha messo consapevolmente in conto che il popolo di Gaza paghi un prezzo altissimo a causa di una politica anch’essa priva di sbocchi”

(A. Cantaro, Amato popolo, Bordeaux Editore, Roma 2025, p. 229).

Con queste parole, nell’ultima pagina, si chiude un interessante volume che segue la traiettoria di un pensiero severo sulla progressiva erosione della nozione di “popolo” come idea guida nella definizione delle forme della democrazia e della rappresentanza. Il testo raccoglie una serie di conferenze e lezioni che ragionano su ‘sovranismo’, ‘populismo’, ‘neoliberismo’ in relazione alla sovranità popolare variamente richiamata e abusata.

Antonio Cantaro, professore di diritto costituzionale, ricorre a diverse discipline per tracciare un quadro della società attuale e il riferimento conclusivo al conflitto mediorientale è solo un accenno, peraltro importante, a una questione di estrema complessità.

Questa terra è la nostra terra da sempre - Arturo MarzanoI giudizi nel merito sono severi, ma, con una volontà chiarificatrice vicina a quella che, con altrettanta durezza – intervenendo nello specifico – usa Arturo Marzano (Questa terra è la nostra terra da sempre, Laterza, Bari – Roma, 2024) per capire le rivendicazioni di contendenti che le vivono con dolore e le propongono con violenza.

Scrive quest’ultimo, storico dei paesi orientali, “Si può – e si deve – condannare contemporaneamente sia il 7 ottobre sia quanto è accaduto da allora in poi. Si può – e si deve – essere contemporaneamente favorevoli all’esistenza di Israele e a quella della Palestina. Si può – e si deve – sostenere i diritti di tutta la popolazione che vive “dal fiume al mare”, vale a dire nello spazio di terra tra il Mediterraneo e il Giordano, sia israeliana sia palestinese. Non è cerchiobottismo, ma è consapevolezza che il diritto all’autodeterminazione appartiene tanto agli israeliani quanto ai palestinesi” (ibid, p. XIII).

E, aggiunge che, forse, nessun conflitto è così ideologizzato quanto quello israelopalestinese; per questa ragione è importante “decostruire narrazioni parziali, sintetizzate in frasi che vengono costantemente usate senza sapere la fonte, senza rendersi conto di quanto siano faziose così come delle conseguenze che comportano” (ibid, p. XIV).

Non c’è un legame diretto tra i due libri citati.

Tuttavia, entrambi, in forma diversa richiamano due idee guida che appare importante assumere nel riflettere sul conflitto mediorientale e sull’idea guida di “Due Popoli Due Stati”.

La prima idea guida riguarda l’assoluta necessità di non circoscrivere l’analisi esclusivamente alle parti in conflitto o limitare il ragionamento al contesto geografico specifico. 

Appare indispensabile ampliare la disamina soffermandosi sul dibattito legato alle forme della democrazia e al tessuto sociale e culturale che la protegga e la promuova. 

Anne Applebaum dedica un suo libro, di recente pubblicazione anche in Italia (Autocrazie, Mondadori Milano 2024, ed originale 2024), a come i governi di diversi paesi autocratici agiscano con continuità nel “contestare il linguaggio dei diritti umani, da tempo utilizzato dalle istituzioni internazionali; e nel convincere molti, in tutto il mondo, che i trattati e le convenzioni sulla guerra e il genocidio – nonché concetti come quelli di ‘libertà civili ‘e di ‘stato di diritto’ – incarnino idee occidentali” (ivi, p.7).

Questa involuzione della relazione tra Stati e della difficoltà di convergere su modalità condivise di regolazione dei conflitti, è analizzata con un rigoroso taglio storico giuridico da Marcello Flores ed Emanuela Fronza che – in un recente studio (Caos La giustizia internazionale sotto attacco, Laterza Bari – Roma 2025) – ripercorrono l’evoluzione della giustizia a livello internazionale affrontando le criticità attuali e offrendo interessanti riflessioni sul rapporto tra pace e guerra in diversi ambiti del mondo odierno.

Il conflitto israelopalestinese, anche se non è l’argomento centrale del volume, è presente date le controversie legate a posizioni assunte nel merito da organismi internazionali. Risulta evidente, anche in questo lavoro, la necessità di connettere forme di governo – in questo caso sia israeliano sia palestinese – al ruolo di equilibrio potenziale – o, al contrario, di schieramento controproducente – di organismi preposti a dirimere possibili controversie senza il ricorso alle armi.  

La seconda idea guida, posta da Herzfeld, riguarda il ruolo della cultura, delle idee, delle forme di costruzione di identità individuali e, soprattutto, collettive che guidano comportamenti e relazioni sociali.

Lo Stato nazione e i suoi mali Miachael HerzfeldMichael Herzfeld (Lo stato nazione e i suoi mali, Castelvecchi, Roma, 2024) vede uno stretto legame tra nazionalismo e razzismo.

L’Autore, come osserva Alessandro Portelli nella bella ‘Introduzione’ al volume, “demolisce questa pericolosa confusione partendo da categorie classiche dell’antropologia. Da un lato, esamina le modalità con cui lo Stato cerca di riassumere in sé l’identità unica ed essenziale della ‘nazione’… dall’altro, mostra come questo processo rimanga sempre incompiuto e a metà strada…Tanto l’apparato statale quanto i suoi cittadini, infatti, sanno benissimo che la ‘purezza nazionale è un mito al quale praticamente nessuno può adeguarsi…” (ibid, p.7).

Le due idee guida, richiamate nei tratti essenziali, costituiscono una interessante base di lavoro, per ragionare su una possibile composizione di un conflitto che, di necessità, dovrà vedere forme articolate di riconoscimento reciproco delle parti la lotta: queste, se si riuscirà a dare vita a uno Stato palestinese a fianco di quello israeliano, sono destinate a convivere in contesti nazionali contigui, ciascuno dei quali sarà sede di narrazioni diverse rispetto a una storia che spesso le ha viste contrapposte.

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