Letture & Riletture – marzo 2026

VOLUMI 20026 03

dalla Newsletter n°22 – Marzo 2026
– Saul Meghnagi

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La rubrica si propone di presentare idee, suggestioni, indicazioni utili al dibattito in corso sul conflitto in Medio Oriente e all’analisi che guida l’azione di “Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati”.

Intende farlo utilizzando pubblicazioni recenti e meno recenti, per porre domande su problemi complessi.

Non si tratterà quindi di recensioni, pur suggerendo letture ritenute importanti.

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Le donne scrivono la speranza

“Le donne scrivono la speranza” è il titolo del bel libro di Dror Rubin (editor), “Women Write Hope – Life Stories of Jewish and Arab Women Waging Peace amidst War, Israel 2025 (ed originale 2024) nato da un progetto – promosso da Dror Rubin e Gadir Hani – che vuole dare voce alle esperienze di donne israeliane e palestinesi impegnate nella ricerca e nella costruzione della pace.

VOLUME - Women Write HopeL’auspicata pubblicazione del volume – attualmente in traduzione – anche in Italia, può dare un significativo contributo a una riflessione pacata, nell’ambito di un dibattito pubblico sempre più polarizzato, fondato su sterili dicotomie dove gli schieramenti sovrastano l’analisi e la ricerca di possibili vie di uscita da un conflitto tragico per tutti i contendenti.

L’instancabile lavoro di israeliane e palestinesi – continuato, anche dopo il 7 Ottobre 2023, nonostante le censura, il pericolo, la disapprovazione e, in alcuni casi, la delegittimazione – si muove in questa direzione ed è documentato dal volume con il quale si dà conto di una riflessione fondata sulla parità dei diritti e sulla giustizia per entrambi i popoli.

Da questo una domanda: in un momento così complesso, le donne possono essere artefici e protagoniste di analisi, attenzione, ascolto reciproco, confronto, anche duro, ma teso a chiarire e trovare un compromesso che consenta di uscire da una violenza che, in caso contrario, è destinata a perdurare nel tempo, senza soluzione di continuità?

Il dibattito politico, la presa di posizione, l’evoluzione del conflitto militare, tuttora in corso e sempre più esteso, sembra negare la possibilità di una composizione tra le parti. Il libro – che non affronta in modo diretto le questioni geopolitiche e non entra nel merito delle dinamiche socioeconomiche di quanto sta avvenendo – apre invece degli spiragli, non ampi ma sicuri, di indirizzo e di possibilità: lo fa ponendo al centro e contrastando – con il racconto e con i fatti – le modalità di ragionamento, le mentalità, le paure con le quali il fondamentalismo cerca di affermarsi e di prevalere nello spazio pubblico, determinando la disumanizzazione del nemico e un’idea dell’inevitabilità della sua eliminazione.

VOLUMI - ILLOUZ EVATale approccio è coerente con la costante disamina, da parte di Eva Illouz, la sociologa che abbiamo avuto modo di apprezzare anche in Italia, grazie a sue pubblicazioni recenti (“Emozioni antidemocratiche”, Castelvecchi, Roma 2024 ed originale 2023 e “Modernità esplosiva”, Einaudi, Torino 2025, ed originale 2024) e che ci ha offerto con una serie di articoli, tra l’altro sul quotidiano francese Le Monde, un’analisi costante dei processi in atto nel Medio Oriente.

Tra questi, un’immediata valutazione dell’impatto della strage del 7 Ottobre sul popolo israeliano. L’attacco, osservava la Studiosa (Après les attaques terroristes, pour la sociètè israèlienne, le Hamas est devenu l’équivalent de nazis, in “Le Monde”, 18 ottobre 2023 e, anche Le 7 octobre a boulversé la coscience morale israélienne, in “Le Monde”, Tribune, 2023), nel rompere l’idea di un Israele sempre vittorioso, dava un colpo terribile alla rappresentazione di sé degli israeliani; inoltre avrebbe avuto implicazioni emotive inedite e, soprattutto, avrebbe rafforzato l’idea che l’unica risposta possibile sarebbe stata la forza, assumendo l’impossibilità di compromessi con la realtà palestinese.

La Illouz evidenziava, allo stesso tempo come, sin da allora, molta parte dell’opinione pubblica internazionale non avesse colto la profondità del trauma che attraversava Israele e che coinvolgeva il mondo ebraico.

Un anno dopo, sullo stesso giornale avrebbe constatato il persistere di tale incomprensione (Le 8-Octobre, généalogie d’une haine virtueuse, in “Le Monde”, 9 octobre 2024 e Israel – Palestine: la gauche face à son aveuglement moral, in “Le Monde” novembre 2023) e sostenuto, in modo specifico, che una parte della sinistra ha ignorato o minimizzato alcune violenze, tra le quali stupri e abusi nei confronti di donne e adolescenti israeliani, maschi e femmine.

Quando tutto viene letto in chiave “coloniale o “geopolitica”, scriveva, le vittime in carne e ossa, in particolare le donne, non hanno una collocazione adeguata nel trauma e nella sua riconoscibilità, mentre il discorso morale passa in secondo piano.

VOLUMI - MAZZONE Nussbaum SABBADINI

Stefania Mazzone, in un recente libro (“Genealogia della cura. Donne, corpi, politica del vivente”, Rubbettino, Soveria Mannelli, Catania, 2026) si interroga sulla “possibilità di pensare una politica che non nasca dalla sovranità, dalla forza o dal dominio, ma dal corpo e dalla relazione” (p. 5) con una riflessione che porta a chiedersi come ragionare in base a questi ultimi, non considerandoli “prettamente femminili (p.235) ma come chiave di lettura della realtà.

La Studiosa, al pari della Illouz, riprende tematiche introdotte con grande lucidità ed efficacia, da oltre un decennio, da Martha Nussbaum (“Emozioni politiche. Perché l’amore conta per la giustizia”, Il Mulino, Bologna 2014, ed originale 2013).

Lo stesso approccio si trova nel recente lavoro di Linda Laura Sabbadini che, partendo da una diversa impostazione disciplinare, osserva (“Il paese che conta”, Marsilio, Venezia 2025) che le politiche legate alla condizione femminile non sono di settore ma riguardano lo sviluppo del Paese e che, in particolare, la violenza non è un fatto contingente ma un fenomeno strutturale.

Per l’insieme di questi motivi e di tali puntuali analisi, il testo inizialmente proposto riveste una particolare importanza per contrastare posizioni che – in relazione al 7 Ottobre e alle violenze subite dalle donne – hanno subordinato il giudizio di merito alla valutazione del contesto e di eventi passati, così tradendo uno degli assioni stessi del femminismo, che non concedeva allo stupro nessun alibi o giustificazione.

2026 03 24 Mothers Call for Peace 04Il testo si colloca inoltre, al pari di altri studi sui conflitti che ragionano sulle emozioni collettive, sulla relazione tra traumi e memoria, sul rapporto tra morale e politica.

Questo appare essenziale per fare fronte alle difficoltà del momento e a quelle specifiche di una contrapposizione che sembra avere creato- sia nel conflitto in atto sia nella sua analisi – posizioni ideologiche, univoche, radicali e autoreferenziali.

È per questo urgente dare vita a spazi di confronto – come è avvenuto, recentemente, con la Marcia delle donne israeliane e palestinesi a Roma il 24 marzo – capace di restituire complessità, umanità e ascolto, necessari per un’evoluzione democratica dei processi in corso.

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