“Voto”, chi era costui? Aria di elezioni in Israele: i partiti scaldano i motori

2026 02 sondaggio israel

dalla Newsletter n°21 – Febbraio 2026
– Roberto Della Rocca

Quello che è successo in Israele, dalle precedenti elezioni del novembre 2022 ad oggi, basterebbe a riempire svariati libri di Storia.

Con l’insediamento dell’attuale governo e la pubblicazione del suo programma di “rivoluzione giudiziaria”, centinaia di migliaia di israeliani sono scesi in piazza, per un anno intero, settimana dopo settimana, per protestare contro quello che è stato identificato dalla maggioranza dei cittadini come un attacco al cuore democratico del Paese. Per mesi la protesta popolare ha riempito, oltre che le piazze di Israele, anche le pagine dei giornali e i titoli dei telegiornali. Poi è arrivato il 7 Ottobre.

Sono successe tante cose, tante ne abbiamo passate, che tra la gente c’è una percezione come se Netanyahu e i suoi ministri siano sulle loro poltrone da sempre: l’unica cosa stabile sono i sondaggi.

Indipendentemente da quel che succede, o da quale coniglio il “mago” possa tirare fuori dal cappello, le previsioni son sempre quelle: opposizione 70 seggi, attuale coalizione di governo 50 seggi.2026 02 sondaggio israel

Scrivere un articolo sulle elezioni è buon segno: fino a qualche mese fa aleggiava una possibilità di annullamento del voto, grazie a proposte di leggi, pensate (e per fortuna mai depositate) col chiaro obbiettivo di rimandare alle calende greche il giudizio popolare.

Non bisogna però abbassare la guardia: programmi per falsare, o per lo meno intralciare, le elezioni vengono confezionati giornalmente. L’altra settimana, per esempio, il budget della Commissione Centrale delle Elezioni è stato tagliato seriamente.

Se appare certa la solenne e meritata sconfitta della coalizione di governo, non è invece per niente chiaro quello che succederà la mattina dopo il voto.

Tutto dipende dal numero di seggi che riuscirà ad avere il fronte “No a Bibi” senza i partiti arabi, e il numero magico è 60. Se Bennet, il probabile candidato premier, riuscirà a raggiungerlo, il suo governo non dipenderà dall’appoggio decisivo di Raam di Mahmud Abbas, già suo partner nel 2021-2022.

Se invece non riuscirà nell’intento, le possibilità saranno due: o nuove elezioni (e l’attuale governo rimarrebbe al potere nella fase di transizione) o un governo di larghe intese con il Likud e Netanyahu che rimane al centro della politica israeliana.

La seconda possibilità mi sembra alquanto remota, visto anche le ultime dichiarazioni di Bennet, ma la politica è l’arte dell’impossibile.

Sono convinto che, a differenza del 2022, non ci saranno partiti che butteranno alle ortiche i voti rischiando di non passare la soglia di sbarramento: a destra, su imposizione di Netanyahu, Smotrich si riunirà a Ben Gvir mentre sul fronte opposto Gantz e Eisenkot (entrambi ex Capi di Stato Maggiore) uniranno le forze e quindi Blue and White verrà inglobato da Yashar! Im Eisenkot (Dritto! Con Eisenkot).

Inoltre i partiti arabi hanno già comunicato che correranno con un fronte unico che, nel caso, si smembrerà dopo le elezioni. Questa mossa dovrebbe fruttare fra i 12 e i 15 seggi – almeno due di questi a scapito del partito “Demokratim”, lista nata dall’unione dei Laburisti e di Meretz, e guidata da Yair Golan, ex vicecapo di Stato Maggiore.

Dulcis in fundo, i partiti ultraortodossi: loro riusciranno a mantenere, come sempre, il numero di seggi, ma la domanda è se nel possibile governo di Bennet entreranno tutti, o solo i sefarditi dello Shas, o meglio, o anche, se li faranno entrare!

La storia di soli 4 anni fa ci insegna che non c’è niente di sicuro.
Siete confusi? Anche io…