dalla Newsletter n°23 – Aprile 2026
– Victor Magiar
La 21ª cerimonia alternativa per la Giornata Congiunta della Memoria israelo-palestinese si è svolta il 20 Aprile a Tel Aviv-Giaffa e a Gerico, in concomitanza con le cerimonie ufficiali di Stato israeliane: israeliani e palestinesi in lutto hanno condiviso le loro storie di perdita a causa del 7 Ottobre, della guerra di Gaza e delle violenze in Cisgiordania.
Due città perché i palestinesi che non hanno potuto raggiungere Tel Aviv-Giaffa a causa del diniego dei permessi d’ingresso da parte delle autorità israeliane si sono riuniti a Gerico, in Cisgiordania, mentre l’ubicazione della cerimonia a Tel Aviv non è stata resa pubblica in anticipo ai partecipanti per motivi di sicurezza, soprattutto dopo che lo scorso anno una folla di estremisti di destra aveva attaccato una sinagoga a Ra’anana che ospitava la proiezione dell’evento lanciando pietre, urlando slogan razzisti, sputando sui partecipanti.
La cerimonia, svoltasi sia in ebraico che in arabo, ha visto la partecipazione di israeliani e palestinesi che hanno perso i propri cari nel conflitto più ampio, tra cui il massacro del 7 Ottobre 2023 perpetrato da Hamas in Israele, la guerra a Gaza e le violenze dei coloni in Cisgiordania.
L’organizzazione di Standing Together, che ha organizzato le proiezioni dell’evento, ha dichiarato in un comunicato di aver ricevuto minacce di boicottaggio da parte di “gruppi estremisti” e di aver fatto appello alla polizia per garantire la sicurezza dei partecipanti.
“Non cederemo alle minacce. La straordinaria risposta alle proiezioni dimostra che c’è speranza. Migliaia di persone desiderano la pace e una vita condivisa, e rifiutano altre guerre, altro odio e altri lutti”, ha affermato Irit Lebanon di Standing Together.
La cerimonia, che si tiene annualmente da due decenni, è organizzata da Combatants for Peace e da Parents Circle – Families Forum, un’organizzazione di base composta da israeliani e palestinesi che hanno perso familiari a causa del conflitto.
Tra i relatori figurava Liora Eilon, una sopravvissuta al massacro del 7 Ottobre nel kibbutz Kfar Aza, il cui figlio Tal comandava la squadra di pronto intervento del kibbutz: “Sono qui oggi perché questo è un luogo di speranza. Questo è un luogo che mi dà la forza di credere che un giorno parleremo e tutto questo finirà”.
In un video preregistrato, Kholoud Hushiah di Jenin ha parlato della perdita del figlio Mohammed, ucciso dal fuoco dell’IDF nel 2023, evento che l’ha spinta ad aderire a Parents Circle: “nonostante tutto questo dolore, sono qui oggi per dire: abbiamo scelto la via della pace, nonostante tutte le perdite, perché crediamo che il sangue generi solo altro sangue e che la morte e il lutto non permetteranno mai a noi, né ai nostri figli, di vivere in pace”.
Nahil Jamil Hanouna, una fotografa di Gaza che ha perso i fratelli e altri familiari nella guerra a Gaza, ha dichiarato in un video preregistrato che “noi palestinesi siamo esseri umani come tutti gli altri, vogliamo vivere liberi e in pace, siamo stati creati per costruire questo mondo, non per distruggerlo”.
Comunque dei manifestanti di estrema destra hanno tentato di interrompere l’evento, urlando nei megafoni e cercando di entrare, venendo però bloccati dalla sicurezza volontaria e dalla polizia.
Proponiamo un resoconto più dettagliato con un articolo che ripropone stralci di un ampio reportage del quotidiano Times of Israel dall’eloquente titolo “Il sangue genera solo sangue: perché queste famiglie in lutto del 7 Ottobre scelgono ancora la coesistenza?”.

