dalla Newsletter n°24 – Maggio 2026
– Luca Aniasi
Il saluto della Federazione Italiana Associazioni Partigiane
(all’Assemblea Nazionale di SxI-2P2S)
Caro Presidente Fiano, care amiche e cari amici di Sinistra per Israele,
mi dispiace di non poter essere con voi oggi. Affido queste righe a chi le legge per me, perché la voce della FIAP non manchi alla vostra assemblea nazionale.
L’antisemitismo – è stato scritto – è un virus che muta. È stato prima pregiudizio religioso, poi odio razziale, e oggi torna, in una nuova variante, sotto forma di ostilità verso l’unica espressione collettiva dell’identità ebraica: Israele. La critica a un governo è cosa legittima e necessaria; mettere in discussione il diritto stesso all’esistenza di uno Stato è cosa diversa. Un solo Paese al mondo viene quotidianamente processato sulla propria ragione d’essere. E come chiameremmo, se non antisemitismo, questo metro diverso applicato a un solo popolo? È uno dei marcatori storici della discriminazione antiebraica, e dobbiamo avere il coraggio di riconoscerlo
Una parte della sinistra ha smesso di cercare il proprio collante nelle storiche rivendicazioni, nei diritti sociali e civili, persino nella difesa di un popolo. Lo ha trovato altrove: nell’accanimento verso Israele. È una distorsione che ha radici intellettuali profonde – tra le quali la lettura post-coloniale del mondo, in cui il colonialismo è il male e ogni successo, ogni democrazia che attecchisce in un’area di teocrazie e autocrazie, diventa sospetta. Israele, nazione costruita da rifugiati e richiedenti asilo su una terra povera di risorse, fiorente in libertà e crescita laddove tutto intorno regredisce, diventa così la prova vivente che quella lettura del mondo non funziona. E proprio per questo va negata.
Due meccanismi sono però anche al lavoro.
Il primo: gli ebrei sono accettati come vittime, ma non come soggetti che si difendono.
Il secondo, più grave: l’inversione simbolica, per cui le vittime storiche diventano «i nuovi nazisti», i carnefici del nostro tempo. È una bestemmia della memoria, e dovrebbe far rabbrividire chiunque sappia leggere la storia europea del ‘900.
C’è poi un passaggio ulteriore, molto italiano.
A rispondere delle politiche del governo israeliano non viene più chiamato quel governo, né solo i cittadini israeliani: vengono chiamati i cittadini italiani ebrei. È il meccanismo di tutti gli antisemitismi della storia. Quando si pretende da una minoranza il rituale della discolpa, qualcosa nella convivenza democratica si è rotto.
Per questo la vostra opera è meritoria, e oggi necessaria. Avete il coraggio di tenere insieme due cose che oggi sembrano inconciliabili, e che inconciliabili non sono: l’essere di sinistra e l’amicizia per Israele. La critica politica e il rifiuto della delegittimazione. La pace come orizzonte concreto, due popoli, due Stati, e non come slogan da archiviare. Sin dalla vostra nascita, non avete mai smesso di cercare il confronto e il dialogo, anche quando, come ora, sembrano parole velleitarie.
I fatti del 25 aprile a Milano li avete vissuti in prima persona: meritavano una profonda riflessione, hanno avuto in cambio teorie complottiste – quando ci sono gli ebrei ci sono sempre anche i complotti, tutto nella migliore tradizione… Ma la piazza del 25 aprile è e resta la nostra: è la piazza del CLN, del Corpo Volontari della Libertà, di tutti gli antifascisti. Non ce la faremo portare via, né da chi tra le associazioni partigiane talvolta abdica al proprio ruolo istituzionale, né dalla destra revisionista. Da questo dobbiamo tutti ripartire.
La FIAP, nella distinzione dei ruoli e delle funzioni, vi è amica e al fianco, anche con tante iniziative comuni che abbiamo realizzato e che immagino davanti a noi. Ammiro il vostro coraggio.
Buon lavoro, e un abbraccio fraterno.

