Dalla critica politica alla discriminazione. Un mese da dimenticare

dalla Newsletter n°26 – Luglio 2026
– 
Valentina Caracciolo

.

Episodi come la mappatura delle presenze israeliane in Italia, o la vandalizzazione del murales dedicato ad Anna Frank e Primo Levi ci interrogano sul sottile confine tra dissenso e colpa collettiva

Nei giorni in cui il Partito Democratico israeliano organizzava e teneva le primarie per la formazione della lista che parteciperà alle elezioni del 27 Ottobre 2026, dando al mondo l’immagine (e la sostanza) di un paese in fermento, vivo e non appiattito sulle posizioni di un governo giustamente definito guerrafondaio e criminale, in quegli stessi giorni in Italia l’allarme antisemitismo si arricchiva di nuovi gravi fatti.

Negli ultimi anni il fenomeno dell’antisemitismo in Italia ha assunto forme sempre più diversificate.

Accanto agli episodi tradizionali di odio antiebraico, si stanno moltiplicando manifestazioni che, pur presentandosi talvolta come espressioni di protesta politica contro lo Stato di Israele, finiscono per colpire persone, simboli e comunità ebraiche in quanto tali.

L’uso dei termini “antisionista” o “antisionismo” utilizzati per specificare di non essere antisemiti, appare spesso come un alibi che dietro la critica al governo Netanyahu nasconde l’antico pregiudizio che ben conosciamo e che riemerge anche in aree politiche che in altri tempi avremmo giudicato comunque scevre da antisemitismo.

Uno degli episodi più significativi si è verificato a Milano nel luglio 2026, quando è stato vandalizzato il murale dell’artista aleXsandro Palombo dedicato ad Anna Frank e Primo Levi. L’opera, realizzata in occasione del Giorno della Memoria, raffigurava i due simboli della Shoah sotto un cielo di stelle di David accompagnati dalla scritta “Memory Is No Longer Enough“, “La memoria non è più sufficiente”, sostituita dalla scritta “Coloni sionisti nazisti”.

“Vandalizzare un murale dedicato ad Anna Frank e Primo Levi significa colpire la memoria della Shoah e i valori su cui si fonda la nostra democrazia. L’antisemitismo – commenta Piero Fassino – in qualunque forma si manifesti, va contrastato con fermezza, senza ambiguità e senza giustificazioni. La memoria non può essere imbrattata dall’odio: difenderla è un dovere civile che riguarda tutti noi”.

“Un’azione vile – secondo la nota dell’Ucei e della Comunità di Milano – frutto di un clima di pregiudizio e odio sempre peggiori verso gli ebrei, dove si rovescia la storia e si sfigurano le parole”.

Ed effettivamente, l’uso di termini normalmente impiegati in maniera ben diversa, semmai a sostenere il rispetto e la pratica della Memoria, è un tema attuale e funzionale al ridimensionamento di ciò che accadde 80 anni fa per poter rimettere in discussione addirittura l’esistenza di Israele.

Ma, come è evidente, l’associazione tra Anna Frank, vittima simbolo del genocidio nazista, e slogan polemici riferiti all’attuale conflitto mediorientale rappresenta un esempio gravissimo di come la memoria, che dovrebbe essere se non condivisa ormai almeno rispettata, venga sempre più spesso trascinata all’interno di dispute politiche contemporanee.

Luglio è stato anche il mese nel quale i più hanno scoperto l’esistenza di un progetto colonialista dell’entità sionista (come alcuni definiscono Israele) in Valsesia: un trasferimento in massa di famiglie provenienti da Israele con l’obiettivo di cambiare la natura stessa della Valle!

Come riporta l’Ansa, alcuni abitanti sostengono che “quello che viene presentato come un progetto per ripopolare la Valsesia non è altro che un tentativo di promuovere l’infiltrazione economica e politica del nostro Paese, avendo come obiettivo un vero e proprio insediamento coloniale”.

La realtà è che il progetto Baita, ideato da Ugo Luzzati, coinvolge famiglie israeliane che dopo il 7 Ottobre hanno deciso di ricominciare la propria vita in luogo diverso dal loro paese e hanno aderito al progetto, mirato a ripopolare i borghi della Valsesia abbandonati negli anni.

L’iniziativa, in realtà accolta per lo più in maniera positiva, ha causato tra alcuni una tensione tale che al Sindaco di Varallo (cittadina che accoglie circa 400 israeliani) dichiaratosi felice di questo progetto, è stata recapitata una busta con un proiettile e una missiva, tanto sgrammaticata quanto decisamente minatoria, firmata da un sedicente Movimento Antisionista.

FUCK ISRAEL

IL QUI PRESENTE REGALO È INDIRIZZATO A UGO LUZZATI, CHE PRETE DI INSEDIARE COLONIE ISRAELIANE IN TERRITORI ALTRUI E AL SINDACO PIETRO BONDETTI E A TUTTI I SINDACI DELLA VAL SESIA CHE APPOGGIANO IL PROGETTO BAITA

L’ESPANSIONE E L’INSEDIAMENTO DEI COLONI SI FERMA CON I PROIETTILI SE SARÀ NECESSARIO. NON PERMETTEREMO IL TRASFERIMENTO DI ALTRE FAMIGLI DI MACELLAI NAZI SIONISTI

QUESTO È L’UNICO AVVISO PRIMA DI COMINCIARE A SPARARE

MOVIMENTO ANTI SIONISTA

*****

Al momento non sappiamo se il sedicente Movimento sia stato identificato, se sia frutto dell’esaltazione di alcuni mitomani o rappresenti un pericolo concreto.

Sta di fatto che l’episodio e le relative minacce è gravissimo anche solo dal punto di vista del linguaggio e del messaggio che trasmette a chiunque nutra sentimenti di odio verso Israele e gli ebrei.

Ma se pensassimo che il fondo sia stato toccato (anche nel surreale, se si può arrivare a pensare che Israele voglia colonizzare la Valsesia), saremmo destinati a essere smentiti.

Il meglio, si fa per dire, è arrivato con la diffusione in rete di un questionario destinato alla “schedatura” (e non è un sinonimo ma l’effettiva operazione portata avanti) di turisti israeliani o di religione ebraica – oltre che di militari – in Italia per mapparne la presenza in alberghi, strutture ricettive e negozi: “Questo modulo serve a registrare i casi di turismo, compravendita e in generale neocolonizzazione sionista in Italia. I vostri dati rimarranno protetti e riservati ma vi chiediamo una fonte per poter coordinare eventuali iniziative e dare supporto ai territori… ”.

Il fatto è particolarmente rilevante perché non riguarda simboli o istituzioni, bensì persone identificate sulla base della loro nazionalità o della loro appartenenza religiosa, e perché trasforma il dissenso politico e la critica legittima in discriminazione identitaria.

La posizione di Sinistra per Israele-Due popoli due Stati è stata netta:
“Condanniamo con la massima fermezza il modulo diffuso, intitolato ‘Indagine sul ‘turismo di decompressione’ dei soldati israeliani e altre forme di complicità. Siamo di fronte a una raccolta organizzata di informazioni su persone, luoghi e attività economiche, selezionate in base a una presunta ‘complicità con lo Stato sionista’. Criticare il governo israeliano e denunciare eventuali reati è pienamente legittimo. In presenza di fatti specifici ci si rivolge alle autorità competenti. Non è invece accettabile trasformare il turismo di cittadini israeliani, una compravendita o un rapporto con Israele negli indizi di una colonizzazione occulta dell’Italia. Rappresentare la presenza israeliana come un’infiltrazione da individuare e contrastare riproduce un dispositivo storicamente antisemita. Sostituire la parola ‘ebreo’ con ‘sionista’ non rende innocuo il meccanismo quando nel mirino finiscono persone, proprietà e relazioni”.

L’iniziativa è stata rimossa dopo pochi giorni, su richiesta non solo di SxI, ma di numerosi esponenti delle istituzioni, tra i quali Pasquale Angelosanto, Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo presso la Presidenza del Consiglio.

Il senatore Ivan Scalfarotto ha invece presentato un atto di sindacato ispettivo che chiama i Ministri dell’interno e della giustizia a intraprendere tutte le iniziative utili a chiarire la provenienza e la natura del questionario e a contrastare l’antisemitismo nel nostro Paese; l’atto, tra l’altro, riporta i dati del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) che evidenziano “un quadro allarmante, registrando un incremento del 300 per cento dei casi di antisemitismo a seguito degli eventi del 7 Ottobre 2023 e del conflitto a Gaza, dinamica che dovrebbe spingere le autorità a considerare l’odio antiebraico come una vera e propria minaccia alla sicurezza nazionale”.

Di sicuro c’è che in una democrazia avanzata non dovrebbe esserci neanche il rischio di un ritorno a pratiche che ricordano gli anni Trenta del Novecento, come ha ricordato il presidente della Comunità ebraica milanese Walker Meghnagi.

L’antisemitismo oggi raramente si presenta con i linguaggi espliciti del passato. Più spesso assume forme indirette, travestite da attivismo politico, delegittimazione simbolica o stigmatizzazione collettiva.

Episodi come la vandalizzazione del murale di Anna Frank, la mappatura dei turisti israeliani e le contestazioni rivolte ai nuovi residenti israeliani della Valsesia mostrano come il confine tra critica politica e ostilità verso gli ebrei sia ormai diventato estremamente sottile.

Quando questo limite è superato, il pericolo è che siano minati i principi di convivenza e pluralismo su cui si fonda la democrazia stessa.