dalla Newsletter n°26 – Luglio 2026
– Barnavi, Baruch, Baskin, Ben-Yair, Bilu, Burg, Chazan, Galnoor, Galon, Goldreich, Hammerman, Harel, Heiblum, Karp, Kratsman, Levac, Liel, Metzer
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Come cittadini di Israele, che credono che porre fine all’occupazione dei territori palestinesi sia la chiave per raggiungere la pace tra i nostri due popoli, accogliamo con favore gli sforzi dell’Unione Europea per cessare gli scambi commerciali con gli insediamenti israeliani.
Per decenni, l’Europa ha sostenuto che gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati (TPO) sono illegali e minano le prospettive di risoluzione del conflitto israelo-palestinese attraverso una soluzione a due Stati. Nonostante questa posizione ferma e coerente, l’Europa non è riuscita a tradurre le sue parole in politiche.
Sono trascorsi quasi due anni da quando la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha stabilito che la “continua presenza di Israele nei TPO è illegale” e che Israele è obbligato a “cessare immediatamente tutte le nuove attività di insediamento e ad evacuare tutti i coloni dai TPO”.
Invece di conformarsi a questa sentenza, il governo israeliano continua ad espandere gli insediamenti in Cisgiordania a un ritmo allarmante, cacciando i palestinesi dalle loro terre, a volte sotto la minaccia delle armi. Inoltre, alti ministri israeliani non hanno fatto mistero del loro obiettivo di stabilire insediamenti nelle aree della Striscia di Gaza conquistate dall’esercito israeliano durante la devastante guerra seguita al brutale attacco di Hamas del 7 Ottobre 2023.
La violazione del diritto internazionale da parte dei governi israeliani che si sono avvicendati è stata resa possibile dall’incapacità della comunità internazionale di passare dalla retorica all’azione. Lungi dal portare maggiore sicurezza, questo approccio non ha fatto altro che acuire il ciclo di violenza.
I sostenitori europei della pace israelo-palestinese dovrebbero ora garantire che gli insediamenti non beneficino più di legami commerciali e di investimento. La responsabilità storica dell’Europa sottolinea il suo dovere di sostenere le norme internazionali stabilite dopo la Seconda Guerra Mondiale.
La più alta corte del mondo è stata chiara: tutti gli Stati sono obbligati a “non fornire aiuti o assistenza” che contribuiscano a mantenere la presenza illegale di Israele nei Territori Palestinesi Occupati e ad “adottare misure per impedire relazioni commerciali o di investimento” che vi contribuiscano.
Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Belgio e Norvegia hanno già deciso di conformarsi a questa sentenza ponendo fine agli scambi commerciali con gli insediamenti illegali.
Ci auguriamo che l’intera UE segua il loro esempio e adotti senza indugio una misura per fermare questo tipo di commercio. L’Europa si è da tempo espressa chiaramente a favore della pace e del diritto internazionale. Ora deve agire di conseguenza.
Prof. Élie Barnavi     ex ambasciatore israeliano in Francia
Ilan Baruch            ex ambasciatore israeliano in Sudafrica
Dr. Gershon Baskin   editorialista e attivista per la pace
Michael Ben-Yair      ex procuratore generale di Israele; ex giudice facente funzioni della Corte Suprema
Prof. Yoram Bilu      vincitore del Premio Israele (2013)
Avraham Burg        ex presidente della Knesset; ex capo dell’Agenzia Ebraica
Prof. Naomi Chazan   ex vicepresidente della Knesset
Prof. Itzhak Galnoor  ex capo della pubblica amministrazione
Zehava Galon          ex leader di Meretz
Prof. Oded Goldreich  vincitore del Premio Israele (2021)
Ilana Hammerman    direttrice editoriale; editorialista di Haaretz
Prof. David Harel      vincitore del Premio Israele (2004)
Prof. Moty Heiblum   vincitore del Premio Wolf (2025)
Judith Karp           ex Vice Procuratore Generale di Israele
Prof. Miki Kratsman  vincitore del Premio EMET (2011)
Alex Levac             vincitore del Premio Israele (2005)
Dr. Alon Liel          ex Direttore Generale del Ministero Affari Esteri
Prof. Kobi Metzer     ex Rettore della Open University

