Un New Deal per Israele: Le proposte riformiste di Naama Lazimi

Naama Lazimi

dalla Newsletter n°26 – Luglio 2026
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Francesco Barbetta

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BARBETTA Francesco

Nelle ultime settimane nel blocco dell’opposizione si è sviluppato un confronto sui temi economici che ha messo in luce due visioni contrapposte per il futuro economico e sociale di Israele.

Yair Lapid ha elogiato i benefici del capitalismo criticando le proposte economiche di segno socialista.

Naama Lazimi ha replicato sostenendo che sono le disuguaglianze estreme a logorare la democrazia, proponendo la socialdemocrazia come antidoto contro ogni deriva autoritaria, rivendicando una politica di welfare universale in contrapposizione all’assistenzialismo settoriale e corrotto. Lazimi in questi anni si è ritagliata un ruolo di primo piano per le sue battaglie in commissioni economiche e sociali.

La sua voce critica si leva contro quella che definisce una settorialità dilagante nella gestione delle risorse pubbliche, denunciando come i fondi vengano dirottati verso gruppi specifici tramite accordi politici e fondi di coalizione a scapito di una visione universalistica che dovrebbe garantire servizi a tutti i cittadini.

Per Lazimi la creazione di una solida rete di sicurezza sociale è un dovere morale e un investimento strategico per la resilienza nazionale, un concetto che ha assunto un’urgenza drammatica alla luce delle crisi e delle guerre che hanno segnato il Paese dal 7 Ottobre.

Di conseguenza il suo programma economico, riassunto in un documento intitolato un New Deal per Israele, punta a una drastica inversione di rotta rispetto al modello neoliberista che, a suo avviso, ha eroso i servizi pubblici aumentando le disuguaglianze e minando la coesione sociale. La parlamentare è fermamente convinta che lo stato sociale debba basarsi sulla fiducia tra cittadini e istituzioni ma per ricostruirla è necessario eliminare le pratiche di finanziamento opache, sostituendole con criteri trasparenti e universali, specialmente in settori chiave come l’istruzione.

Lazimi individua nell’educazione il pilastro centrale di questo rinnovato contratto sociale, immaginando un sistema in cui lo Stato torna a svolgere un ruolo attivo garantendo standard elevati e opportunità eguali per tutti, a partire da un riorientamento dei fondi verso un’istruzione pubblica di qualità.

 Questo principio si traduce nella richiesta di un’istruzione statale che comprenda anche il settore ultraortodosso che attualmente beneficia di finanziamenti per scuole private senza un curriculum di studi di base, quindi privo di materie fondamentali come l’inglese. Si tratta di uno spreco di risorse pubbliche e di una condanna per intere generazioni all’emarginazione dal mercato del lavoro, aiutando la riproduzione della povertà di questa comunità.

La sua prospettiva si estende a una critica più ampia del modello economico vigente in Israele che ha visto aumentare la precarietà lavorativa della classe media e l’impoverimento di lavoratori chiave come gli insegnanti, la cui professione viene svilita da salari inadeguati e condizioni di lavoro sempre più difficili.

Secondo Lazimi l’eredità del 7 Ottobre e le conseguenze della guerra hanno dimostrato in modo lampante l’assoluta necessità di uno Stato forte che investa nei servizi sociali come parte integrante della sicurezza nazionale. Di fronte alle divergenze di vedute con le altre forze dell’opposizione Lazimi si dice pronta a portare i suoi ideali socialdemocratici in un futuro governo del cambiamento ma solo a condizione di ottenere impegni concreti nei programmi che andranno a riparare i danni di anni di politiche di austerità e di clientelismo politico. Consapevole che il suo partito rappresenta una minoranza all’interno del più ampio fronte anti-Netanyahu, è determinata a far sì che le sue istanze non vengano accantonate, vedendo nella ricostruzione di un patto sociale equo e nella lotta alle disuguaglianze la vera via per guarire una società profondamente divisa e per costruire un futuro di prosperità e pace.

La questione tocca il cuore stesso dell’identità israeliana e della sua sopravvivenza come democrazia liberale in un’epoca in cui i populismi di ogni colore mettono a rischio i valori fondamentali di uguaglianza e libertà. Per questo motivo critica la strumentalizzazione delle fratture sociali da parte della destra che usa il malessere economico per fomentare l’odio e rafforzare il proprio potere, come accade in altri paesi nel mondo.

Lazimi propone, quindi, un approccio che, senza rinnegare il ruolo del mercato, vede lo Stato come un attore attivo capace di pianificare grandi opere, di investire in infrastrutture e di rigenerare il tessuto sociale attraverso una politica economica che ponga la persona al centro.

La sua visione si nutre del ricordo di un passato in cui figure come Yitzhak Rabin seppero coniugare sicurezza e giustizia sociale e mira a risvegliare questa eredità, legata alla storia del sionismo socialista, per affrontare le sfide del presente, come il recupero delle periferie, il rilancio della sanità pubblica e la costruzione di un futuro in cui la speranza possa finalmente trionfare sulla paura.

 

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