Da Auschwitz a Hava Nagila: Francesco Guccini e la cultura ebraica

Sentinella, a che punto è la notte 2

dalla Newsletter n°27 – Agosto 2026
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Valerio Sanzotta

Sanzotta ValerioLa lunga carriera di Francesco Guccini, scomparso a Pàvana lo scorso 6 agosto, è incorniciata, quasi simbolicamente, da due canzoni, la prima di morte, l’altra di speranza:

        • Auschwitz, scritta a partire dal 1964 quando il cantautore era studente a Bologna, e
        • Hava Nagila, dal suo ultimo album Canzoni da osteria (novembre 2023).

Guccini aveva composto Auschwitz influenzato dalla lettura de Il flagello della svastica di Edward Russell e poi di Tu passerai per il camino di Vincenzo Pappalettera, il cui titolo ha lasciato tracce evidenti nel testo della canzone, pubblicata per la prima volta nel 1966 dall’Equipe84: «[…] son morto ch’ero bambino / passato per il camino / e adesso sono nel vento»).

La canzone vide la luce in un momento in cui la cultura italiana aveva appena iniziato a costruire la propria memoria dell’Olocausto: Se questo è un uomo, apparso una prima volta nel 1947 per una piccola casa editrice torinese, era rimasto praticamente sconosciuto fino al 1958.

Sempre a Bologna, Guccini aveva conosciuto uno studente israeliano, Elisha, che introdusse all’Osteria delle Dame Hava Nagila, un nigun (aria/melodia rituale) chassidico riadattato dal musicologo sionista Abraham Zvi Idelsohn nel 1918 in occasione della Dichiarazione Balfour.

2026 08 GUCCINI STAINO piccolaPresentando il disco alla Statale di Milano nel novembre del 2023, un mese dopo quella Shoah in miniatura che è stato il 7 Ottobre, Guccini non volle esprimersi sulla guerra di Gaza, prendendo le distanze dalla canea delle tifoserie contrapposte e proponendo come esempio virtuoso le tavole dell’amico Sergio Staino, da poco scomparso, che aveva illustrato la canzone Il vecchio e il bambino: le tavole si concludevano mostrando un vecchio con una bandiera israeliana e un bambino con quella palestinese sulle spalle, che si allontanavano insieme prendendosi per mano.

Gli ayatollah dell’indignazione selettiva non avevano evidentemente ancora affilato le armi, perché a quel rifiuto dell’intruppamento non seguì un rogo mediatico come quello che fu attizzato per Erri De Luca e Francesco De Gregori nella primavera di quest’anno.

Tra Auschwitz e Hava Nagila vi sono altre due canzoni:

  • Shomèr ma mi-llailah? (album Guccini, 1983) e
  • Lager (album Metropolis, 1981)

2026 08 GucciniLa prima, la più celebre, ruota intorno all’oracolo di Isaia 21,11-12, che Guccini aveva letto nella traduzione di Guido Ceronetti, apparsa due anni prima per Adelphi. Il volume, peraltro, era accompagnato da un commento dello stesso Ceronetti, che isolava il motivo della domanda continua come chiave dell’intero libro profetico: «La peggiore delle sciagure è che cessino il venire e il domandare».

Lasciandosi ispirare da Isaia, Guccini diviene profondamente ebraico, facendo del deserto, come ha osservato anche Daniela Santus in un ricordo sui social, non un desolato e vuoto yeshimon, ma un midbar, luogo della domanda e dell’ascolto, abitato dalla Parola: «E li avverto, radi come le dita, / ma sento voci, sento un brusio / e sento d’essere l’infinita eco di Dio».

Si tratta del momento forse più alto della riflessione di Guccini sul testo sacro, con un grado di consapevolezza delle fonti che è difficile trovare in altri cantautori.

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2026 08 guccini lager albumLa seconda, meno nota e più politica, è Lager (1981), che inizia con voluta sgradevolezza:

«Cos’è un lager? / È una cosa nata in tempi tristi, / dove dopo passano i turisti, / occhi increduli agli orrori visti… / “non gettar la pelle del salame!”».

Guccini non poteva conoscere Necropoli di Boris Pahor, pubblicato in sloveno nel 1967 ma apparso in italiano solo nel 1997, che si apre con un uomo di mezza età che entra nell’ex lager di Natzweiler-Struthof insieme a un gruppo di turisti.

Neppure avrebbe potuto prevedere le improvvide parole della ministra Roccella nell’ottobre del 2025, ma conosceva bene, d’altra parte (lo ha ricordato Maurizio Crippa su Il Foglio), il congegno autoassolutorio della sinistra comunista che fa dell’antisemitismo una questione legata esclusivamente al nazifascismo, come se non fossero mai esistiti il ‘complotto dei medici’, il processo Slánský o l’antisionismo di Gomułka:

«Il fenomeno ci fu. È finito! / Li commemoriamo, il resto è un mito! / L’hanno confermato ieri giù al partito, / chi lo afferma è un qualunquista cane! […] Cos’è un lager? / È una cosa sporca, cosa dei padroni, / cosa vergognosa di certe nazioni, / noi ammazziamo solo per motivi buoni […]».

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2026 08 Guccini Zuppi Auschwitz grandeChi ha potuto vedere il film di Francesco Conversano e Nene Grignaffini Son morto che ero bambino. Francesco Guccini va ad Auschwitz, che documenta la visita di Guccini al campo nel marzo del 2016, avrà trovato qualcosa di molto diverso dall’attacco di Necropoli, dal salame di Lager o dalle ‘gite’ della distopia roccelliana.

A partire da quel lungo treno nella neve in cui Guccini e l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi riflettono sulla genesi della canzone Auschwitz, e il cantautore dichiara di non conoscere i motivi che lo avevano portato a comporre quel brano.

Forse è la poesia che ci supera, come dice Zuppi; forse è poesia sgorgata dall’amore per il popolo ebraico e dalla partecipazione alle sue tragedie, di cui Guccini ha dato mirabile testimonianza.

Anche per questo lo ricorderemo con affetto.

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