dalla Newsletter n°26 – Luglio 2026
– Francesco Barbetta
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Il 20 luglio si sono tenute le primarie de Ha-Demokratim, i Democratici israeliani, per comporre la lista elettorale da presentare alle prossime elezioni.
Le votazioni si sono svolte interamente online e gli oltre 97.000 votanti (l’86% dei 112.638 iscritti aventi diritto di voto) potevano scegliere da 6 ad 8 candidati tra i 51 presentati.
Per numero di iscritti il partito è secondo solo al Likud e i sondaggi gli attribuiscono tra i 9 e gli 11 seggi nella prossima Knesset.
Tre i parlamentari uscenti che hanno scelto di ricandidarsi, Naama Lazimi, Gilad Kariv ed Efrat Rayten, in corsa insieme agli altri nuovi candidati tra cui molti attivisti delle manifestazioni contro la riforma giudiziaria: tra questi spiccano Omri Ronen di Brothers in Arms, Moran Zer Katzenstein, Lee Hoffman Agiv e Hadas Ragolsky di Bonot Alternativa, Nava Rozolyo, Moshe Radman, Danny Elgart, diventato attivista dopo la morte di suo fratello Itzik, rapito il 7 Ottobre e ucciso da Hamas, e Yair Fink, attivista contro la riforma giudiziaria con ruoli in Histadrut.
Tra gli ex parlamentari che cercano di tornare nella Knesset figurano Gaby Lasky, Mossi Raz, Ali Salalha e Michal Rozin provenienti da Meretz, Emilie Moatti e Ram Shefa del Partito Laburista, Yael Cohen Paran e Inbar Bezek.
Prima delle votazioni, inoltre, 35 dei 51 candidati si sono pubblicamente impegnati nella promozione di un’agenda politica socialdemocratica a favore dei diritti sociali, del lavoro organizzato, dell’aumento della spesa pubblica e del rafforzamento del welfare.
L’assegnazione dei posti impone:
- l’alternanza di genere uomo donna
- al primo posto il presidente Yair Golan
- i posti 6, 8 e 14 riservati a candidati del Meretz
- i posti 12, 13, 18 e 27 riservati a kibbutznikim, moshavnikim, arabi, drusi e circassi.

Questi i primi 20 posti della lista dei democratici:
1. Yair Golan, 2. Naama Lazimi, 3. Gilad Kariv, 4. Efrat Rayten, 5. Yaya Fink, 6. Gaby Lasky, 7. Omri Ronen, 8. Michal Rozin, 9. Moshe Radman, 10. Somaya Bashir, 11. Nimrod Sheffer, 12. Moran Zer Katzenstein, 13. Avi Dabush, 14. Emilie Moatti, 15. Tomer Avital, 16. Nava Rozilio, 17. Ram Shefa, 18. Ali Salalha, 19. Rotem Sivan, 20. Eran Etzion.
Alcuni commentatori ritengono la conferma dei tre parlamentari uscenti un fatto non scontato poiché, storicamente, il Partito Laburista è stato attraversato da intrighi, regolamenti di conti interni e spirito di vendetta.
Gli iscritti hanno scelto stabilità e continuità , premiando i tre parlamentari per il lavoro svolto in una delle legislature più turbolente e difficili della storia di Israele.
Figure come Lazimi e Kariv si sono distinte anche nelle piazze, partecipando a quasi tutte le manifestazioni più significative, mentre Rayten ha portato il peso della gestione del gruppo parlamentare. Anche il resto della lista è di grande qualità perché composta da figure con una solida storia di attivismo civico:
Fink ha fondato Lobby 99, una specie di gruppo di pressione che vuole rappresentare gli interessi economici e sociali della maggioranza dei cittadini nella Knesset.
Gaby Lasky è un’avvocatessa attiva nella difesa dei manifestanti arrestati.
Omri Ronen è il primo esponente di Brothers in Arms ad entrare in politica.
Se si rivelassero corretti i sondaggi che danno ai Democratici 11 seggi, che equivale a 420/450 mila votanti, significherebbe che circa un quarto degli elettori sono diventati membri del partito: un patrimonio organizzativo e politico importante.
Tra gli iscritti aventi diritto di voto dal punto di vista geografico la stragrande maggioranza proviene dal distretto di Tel Aviv e dal Centro del paese, con 93.100 iscritti, mentre 9.800 provengono dal distretto Nord e Haifa, 6.100 dal distretto di Gerusalemme e solo 3.600 dal distretto Sud e Negev.
Per quanto riguarda l’appartenenza comunitaria, ci sono 12.600 residenti di kibbutz, 10.500 residenti di moshavim, 5.700 cittadini arabi e 2.800 cittadini drusi.
Questa crescita deriva sia dal coinvolgimento dei Democratici nelle manifestazioni di questi anni che dalla possibilità offerta agli iscritti di influenzare le scelte del partito con strumenti come le primarie.
Nella maggior parte dei partiti israeliani non si tengono più primarie aperte. Molte formazioni politiche, infatti, scelgono i loro candidati attraverso commissioni ristrette o decisioni dei leader. Di conseguenza un’opportunità come quella offerta dai Democratici è stata colta da molte persone.
Questo fenomeno testimonia una fame di partecipazione nella sinistra israeliana che da tempo non aveva avuto canali concreti per incidere sulle scelte dei partiti che intende sostenere.

