Graziano Del Rio: La Sinistra stia vicino a Israele e ai palestinesi e combatta gli estremismi

dalla Newsletter n°12 – Maggio 2025

Massimiliano Boni intervista Graziano Delrio

 

On. Del Rio, come giudica la situazione in Medio Oriente, a oltre 15 mesi dall’attacco di Hamas del 7 ottobre?

Ci troviamo davanti a una situazione drammatica, catastrofica sul piano umanitario. Credo che l’operazione di Hamas del 7 ottobre abbia avuto l’obiettivo di far cadere Israele nella spirale dell’odio e della vendetta, isolandola dalla comunità internazionale. Purtroppo, questa trappola sta funzionando. Per chi, come me, ha sempre visto Israele come un esempio di democrazia liberale e di condivisione dei principi generali su cui si basa una democrazia laica, questa situazione di grande tensione è estremamente preoccupante. Anche perché l’esacerbazione del conflitto disegna una prospettiva di un’eterna inimicizia tra due popoli. È una prospettiva cui non possiamo rassegnarci. La storia ci dimostra che c’è sempre la possibilità che popoli nemici possano raggiungere un accordo, anche se non mi nascondo che in questo momento è molto lontana la prospettiva di garantire la pace e la sicurezza a Israele e ai palestinesi. Quel che è accaduto il 7 ottobre è innanzitutto responsabilità di Hamas, per l’orribile eccidio contro soprattutto civili, ma chi come me ama Israele non può che vedere con grande preoccupazione e delusione quel che sta accadendo.

Tutti chiedono e invocano la pace, ma una soluzione politica non si è trovata. Secondo lei qual è la strada da seguire?

Le soluzioni diplomatiche per risolvere il conflitto israelopalestinese sono state tentate fin dall’inizio. È una storia che conosco, in quanto, prima come medico e poi come politico, ho lavorato in progetti di cooperazione in Israele e in Palestina per anni. Purtroppo ogni volta hanno prevalso gli estremismi che hanno completamente impedito la pace. Oggi ci troviamo alla stessa situazione. La pace non sarà possibile finché a Gaza e in Israele saranno al potere gli estremismi. Finché gli estremismi detteranno le loro regole, non ci sarà né pace né sicurezza.

Tre settimane fa lei è stato tra i promotori di una mozione sul Medioriente presentata al Senato. Che obiettivi ha?

La mozione ha un obiettivo molto semplice: appoggiare il piano di pace arabo presentato già da alcune settimane, e spiegare al mondo politico italiano che quel piano è stato approvato dall’unione europea. Esso prevede l’espulsione di Hamas dalla Striscia di Gaza e il sostegno alle opposizioni che, a Gaza e in Israele, fanno sentire la loro voce. Si tratta a mio avviso di una importante novità. Se, infatti, in Israele l’opposizione al governo di Netanyahu è forte ormai da circa due anni, e protesta contro le misure prese contro lo Shin Bet, contro lo scandalo del Qatar gate, contro il tentativo di rimuovere la procuratrice generale e di controllare la Corte Suprema, finalmente qualcosa succede anche a Gaza. Sempre più frequentemente i clan storici che abitano nella striscia escono allo scoperto e chiedono la fine del regime di Hamas, che, ricordo, usa i civili palestinesi come scudi umani, nelle scuole e negli ospedali. Dunque un’alternativa possibile esiste, sia a Gaza che in Israele. La mozione ha il compito di metterlo in evidenza e di sostenere tali posizioni.

La scorsa settimana tuttavia la segretaria del partito democratico, Elly Schlein, ha presentato insieme ai leader di Avs e di M5S una diversa mozione su Gaza.

Non credo che questa ulteriore mozione sia alternativa alla nostra. Piuttosto direi che sono diversi i toni e gli accenti. La mozione a cui lei si riferisce mette l’accento sulla fortissima opposizione al governo Netanyahu, ritenuto responsabile della catastrofe umanitaria a Gaza. La mozione di cui mi sono fatto portatore riconosce, oltre alla responsabilità del governo israeliano, anche quella di Hamas, e, come le dicevo, vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sulla presenza di una opposizione a Gaza che va sostenuta.

La mozione firmata dai tre partiti chiede anche il riconoscimento dello Stato di Palestina.

Io sono favorevole alla nascita di uno Stato di Palestina nel momento in cui non ci sarà più il rischio che nasca uno Stato islamico governato da Hamas, che sia una minaccia per la sicurezza degli altri stati. Per questo nella mozione che ho presentato l’accento è sulla responsabilità di Hamas, che ha dato inizio a questa guerra, e che diffonde una ideologia fortemente antisemita, che non vuole la liberazione di Gaza, ma la distruzione di Israele.

La recrudescenza del conflitto produce ormai un allarme antisemitismo anche in Europa e in Italia.

Questo accade per quella trappola dell’odio che Hamas ha costruito è che ho indicato prima. Purtroppo molti sono caduti in questa trappola, identificando la reazione del governo israeliano con gli ebrei in quanto tali. Ciò si traduce in un pregiudizio anche contro gli ebrei italiani. Va invece ricordato che gli ebrei italiani sono cittadini pari a tutti gli altri, che anzi hanno contribuito alla nascita dello Stato italiano fin dalla fine dell’Ottocento. Del resto, nessuno in Germania pensa che i cittadini tedeschi di origine turca debbano rispondere del comportamento di Erdogan, o i cittadini di origine iraniana dei comportamenti del regime degli ayatollah; il fatto invece che agli ebrei italiani si chieda il conto di quel che fa il governo israeliano è di per sé indice di quel pregiudizio che occorre combattere. La mia formazione cattolica poi mi porta a guardare a Israele con grande ammirazione, perché, come diceva un mio maestro, Giorgio la Pira, Israele è una benedizione per gli altri popoli, e va vista nel Mediterraneo non come una Nazione intrusa. Purtroppo devo riconoscere che la malapianta dell’antisemitismo ha messo radici nella nostra società e anche negli ambienti cristiani. Io credo che tale malapianta debba essere sradicata alla radice. Soprattutto oggi, che ricordiamo gli ottant’anni della liberazione, non va dimenticato il contributo della brigata ebraica alla lotta al nazifascismo.

Lei pensa che nella sinistra ci sia sufficiente consapevolezza di questo rischio di antisemitismo?

Io credo che la sinistra debba avere piena consapevolezza della fase storica che stiamo attraversando, e di come quel rischio di antisemitismo che denunciavo sia purtroppo presente. E per questo che, negli ultimi tempi, ho deciso di far sentire la mia voce a sostegno del mondo ebraico italiano, in particolare della comunità ebraica di Bologna, che più volte è stata oggetto di atti ostili. Proprio in un momento così difficile come questo, è importante far sentire la nostra solidarietà al mondo ebraico italiano. Anche da parte della sinistra.