dalla Newsletter n°12 – Maggio 2025
Fernando Liuzzi
.
La Casa della Memoria e della Storia è una piccola struttura, molto frequentata dalla sinistra romana. O almeno, molto frequentata da quella parte del mondo democratico romano che sa quanto sia importante acquisire la consapevolezza di quali siano le radici che il presente affonda nel passato. E ciò non solo per dilettarsi di studi e ricordi, ma proprio per riuscire a inserire il presente in una prospettiva temporale fatta di passato e futuro, e quindi per poter meglio comprendere lo stesso presente.
E’ qui, in una silenziosa stradina di Trastevere posta alle pendici del Gianicolo, che l’11 aprile scorso si è svolta un’iniziativa di respiro nazionale. Titolo: “Gli Ebrei italiani dall’Antifascismo alla Costituzione repubblicana”. Organizzatori: Anpi, Aned e Fondazione Gramsci.
A fare gli onori di casa, Marina Pierlorenzi, ovvero l’ex sindacalista Cgil che, da qualche tempo, ha assunto la funzione di Presidente dell’Anpi di Roma. E già dal suo intervento introduttivo, come poi da quello di Pagliarulo, si è capito che l’incontro era stato concepito non solo come occasione utile per arricchire le conoscenze dei partecipanti rispetto a una fase tanto drammatica, quanto cruciale, della storia del nostro Paese. Ma anche, se non principalmente, allo scopo di sperimentare, in vicinanza dell’80° anniversario del 25 Aprile, un percorso che potesse e possa riavvicinare al piccolo mondo ebraico italiano quella parte della sinistra che si è mostrata più sensibile al lato palestinese delle tragiche vicende in corso in Medio Oriente. E ha quindi finito talvolta per proiettare la sua intransigente opposizione all’operato dell’attuale Governo di Israele, sulle origini e sulla natura stesse dello Stato ebraico, a partire dal movimento sionista.
Alle parole di Marina Pierlorenzi, hanno fatto seguito quelle di due storici – Anna Foa, da remoto, e, in presenza, Aldo Pavia, Vicepresidente dell’Aned (Associazione nazionale ex Deportati nei campi nazisti). Parole che si sono intrecciate con quelle di due dirigenti politici: Emanuele Fiano, Presidente nazionale di Sinistra per Israele – Due Popoli, Due Stati, e Gianfranco Pagliarulo, Presidente nazionale dell’Anpi. (Assente per un impedimento improvviso, Franco Giasi, Direttore della Fondazione Gramsci.)
Nella Biblioteca della Casa della Memoria e della Storia sono così risuonati i nomi di partigiani ebrei attivi in Piemonte, come quelli dei fratelli Cavaglion e di Emanuele Artom, evocati da Aldo Pavia, o di dirigenti antifascisti che, fra il ’43 e il ’44, trovarono la morte nella Roma occupata dai nazisti, come quelli di Leone Ginzburg e di Eugenio Colorni, quest’ultimo ricordato da Anna Foa. O ancora di partigiani combattenti come Pino Levi Cavaglione, che nel dicembre del ’43 guidò un gruppo di partigiani attivi sui Castelli romani nel celebre attacco al ponte ferroviario detto delle Sette Luci. O come Franco Cesana, ricordato da Pagliarulo, noto per essere il più giovane fra i caduti della Resistenza. Nato nel 1931, fu infatti ucciso nel ’44, quando aveva appena 13 anni. Per non parlare di martiri della lotta antifascista come i fratelli Rosselli, trucidati in Francia dai sicari di Mussolini, o di sopravvissuti a carcere e deportazioni, come Primo Levi e Vittorio Foa.
Ma tra i tanti nomi ricordati, oltre a quello di Ursula Hirschmann, la donna che portò fuori da Ventotene il manoscritto del famoso Manifesto, c’è stato, ovviamente, anche quello di Umberto Terracini, ricordato da Emanuele Fiano, ovvero quello dell’uomo che, con la sua stessa vita, rappresenta meglio di chiunque altro l’apporto ebraico non solo all’antifascismo e alla Resistenza, ma alla traduzione dei valori portati avanti da chi si oppose a fascismo e nazismo nel testo stesso della Costituzione. Essendo stato, infatti, il Presidente dell’Assemblea che concepì, scrisse e varò la Carta costituzionale.
Nel corso della mattinata, è stato anche evocato il nome del Cdec, ovvero quello del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Una struttura meritoria con cui sarà inevitabile confrontarsi per chi intenda portare avanti il lavoro avviato con l’incontro romano. Incontro che, secondo le parole conclusive della stessa Pierlorenzi, è stato importante “perché segna un inizio”. E qui ci permettiamo di aggiungere: un nuovo inizio.

