Olmert e Al-Kidwa alla Festa Nazionale dell’Unità: la Sinistra necessaria

dalla Newsletter n°16 – Settembre 2025

Aurelio Mancuso

 

Il piccolo tour italiano di Ehud Olmert e Nasser Al-Kidwa, rispettivamente già premier di Israele ed ex ministro degli Esteri dell’ANP, che insieme partecipano a incontri di confronto sul conflitto mediorientale, per portare all’attenzione il loro piano di pace, ha fatto tappa a metà settembre anche alla Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia.

Diverse centinaia di persone hanno seguito con grande attenzione, una serata cui hanno partecipato anche Romano Prodi, Gad Lerner e Lucia Goracci in veste di conduttori e, Beppe Provenzano responsabile per la segreteria nazionale del Pd del dipartimento esteri ha introdotto il dibattito.

Le date italiane dei due statisti sono state occasione di polemiche feroci, soprattutto a Napoli, il sindaco sollecitato dalla maggioranza di centrosinistra e grillina, ha ritirato il patrocinio a una conferenza in cui le due personalità avrebbero dialogato con giornalisti e politici italiani.

Nella serata reggiana, ad eccezione di uno sparuto gruppo di contestatori di Olmert, che non ha ricevuto alcun sostegno dall’uditorio, e presto ha abbandonato la sala, il clima è stato quello delle grandi occasioni politiche.

Romano Prodi, come sempre efficace e lucido, ha tracciato un quadro assai complicato rispetto alla possibilità che il conflitto possa esser presto superato; l’ONU e la UE sono molto deboli, solo gli USA hanno la forza di imporre un cessate il fuoco e un avvio di un percorso di pace e ricostruzione, ma la leadership di Trump non è affidabile, è sempre ondeggiante e ambigua.

Da Ehud Olmert e Nasser Al-Kidwa, si sono potuti udire ragionamenti tutti tesi ad affrontare un futuro complesso e incerto, tenendo in conto un presente contrassegnato da una “catastrofe” (termine usato da Olmert e ripreso per tutta la serata anche dai suoi interlocutori).

Da tempo i due politici girano il mondo, incontrano capi di Stato, premier, leader religiosi (tra cui Papa Francesco), per illustrare il loro piano di pace: cessate il fuoco immediato, rilascio degli ostaggi israeliani ancora prigionieri di Hamas unitamente al contestuale rilascio di un numero concordato di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, ripresa di trattative per la costituzione di due stati separati e in pace tra loro.

 

Incalzati dalle domande di Gad Lerner e Lucia Goracci (forse un po’ troppo preoccupati di proporre una posa polemica che attraversa l’Occidente progressista), Olmert e Al-Kidwa non hanno concesso nulla alla demagogia, nominando con precisione ogni errore, colpa, omissione da parte dei protagonisti e delle potenze che potrebbero incidere; per esempio, un’Europa incapace di mettere in campo un’azione unitaria e convincente.

Il padrone di casa, Beppe Provenzano, che ha introdotto l’incontro, ha ammesso, e questo è un punto politico centrale, che il Partito Democratico avrebbe dovuto essere più pronto, anche prima del 7 Ottobre, nel promuovere il sostegno a chi, tra israeliani e palestinesi, si oppone al governo di Bibi e ad Hamas.

È quindi indispensabile promuovere le voci della diplomazia e del confronto. Le piazze, comprensibilmente, continueranno a riempirsi, tra tanti militanti di sinistra genuinamente a favore della fine del conflitto, trovano spazio esigue frange di esagitati, che usano l’immane tragedia di Gaza, non per chiedere pace e giustizia per il popolo palestinese, ma per aumentare avversione e persino odio.

 

Olmert e Al-Kidwa hanno insistito che il loro impegno può avere concretamente successo se le opinioni pubbliche e le istituzioni internazionali crederanno fermamente che una soluzione sia inderogabile. Le due risoluzioni recentemente approvate dall’Assemblea generale dell’ONU e dal Parlamento Europeo vanno nella giusta direzione.