dalla Newsletter n°16 – Settembre 2025
Alessio Aringoli
Il kahanismo è una corrente politica nata in Israele alla fine degli anni Settanta per iniziativa del rabbino Meir Kahane, fondatore negli Stati Uniti della Jewish Defense League e in Israele del movimento Kach.
Kahane, immigrato da Brooklyn, approdò alla Knesset nel 1984, ma il suo partito fu presto messo al bando per razzismo e incitamento all’odio.
Dopo il suo assassinio (New York 1990) la sua eredità politica non scomparve: piccoli gruppi e successivi movimenti, talvolta confluenti in liste elettorali di estrema destra, hanno continuato a ispirarsi al suo pensiero, fino a influenzare frange radicali dell’attuale quadro politico israeliano.
Sebbene il kahanismo resti ufficialmente messo al bando come organizzazione terroristica, sia in Israele che negli Stati Uniti, le sue idee sopravvivono in una rete militante che trova spazio nei social media, in comunità di coloni estremisti e in nuove sigle politiche. In modo pressoché diretto ed esplicito al kahanismo si richiama il partito di Itamar Ben-Gvir (indicato oggi dai sondaggi sotto lo sbarramento), in modo appena più sfumato quello di Bezalel Smotrich. Ma le idee kahaniste hanno influenzato sempre di più anche il Likud di Benjamin Netanyahu e hanno svolto un ruolo molto forte nel determinare l’identità dell’ultimo governo da questi presieduto.
Il nucleo ideologico del kahanismo ruota attorno a poche tesi radicali:
- Israele deve essere uno Stato esclusivamente ebraico
- gli arabi, tutti, devono essere espulsi o ridotti a condizione di permanente subordinazione
- non esiste spazio per la convivenza né per compromessi territoriali.
Kahane predicava la necessità della legge religiosa vincolante come base della vita civile, proponendo una teocrazia etnica incompatibile con le istituzioni democratiche. L’uso della forza non era per lui un mezzo eccezionale ma il cuore stesso della sopravvivenza nazionale. Queste posizioni hanno fatto sì che il suo movimento venisse identificato con un suprematismo religioso nazionalista estremo, percepito da molti come minaccia interna allo Stato stesso.
Per comprendere la distanza del kahanismo dal sionismo è utile un confronto con la corrente del sionismo revisionista [n.d.r. di “destra”].

Vladimir Jabotinskij, pur sostenendo una linea dura verso gli arabi e difendendo il diritto degli ebrei a una patria sicura, non teorizzava né l’espulsione totale né l’abolizione delle garanzie civili.

Menachem Begin, erede di Jabotinskij e leader del Likud, protagonista di scelte militari discusse, rimase fedele a un impianto democratico e pluralista, giungendo infine a firmare la pace con l’Egitto.

Ariel Sharon, spesso dipinto come “falco”, incarnò comunque la logica strategica della sicurezza nazionale, non la dottrina teocratica di Kahane.
La differenza è radicale: i revisionisti furono nazionalisti pragmatici e comunque liberali, il kahanismo è un’ideologia messianica e segregazionista.
Il divario si amplia rispetto alla tradizione maggioritaria del sionismo storico [n.d.r. “progressista”].
David Ben Gurion e i successivi leader laburisti e centristi, hanno visto la costruzione dello Stato come un progetto insieme nazionale e democratico, fondato su istituzioni moderne, sulla ricerca di un equilibrio con il mondo arabo e su un’idea di ebraicità compatibile con la cittadinanza universale.
Le tensioni e i conflitti sono stati reali e talvolta drammatici, ma mai hanno prodotto l’idea che l’“altro” debba essere espulso per principio.
Ben Gurion, che difese la necessità di una maggioranza ebraica, edificò un quadro statale e istituzionale che riconosceva diritti civili a tutti i cittadini.
I governi israeliani, sia di sinistra che di destra, hanno sempre riconosciuto il valore di una dimensione liberale e pluralista. Il kahanismo, al contrario, si pone come negazione di questo equilibrio: non è una variante del sionismo, ma la sua rottura.
Mentre il progetto sionista, nelle sue molteplici versioni, ha mirato a coniugare sicurezza nazionale e aspirazioni democratiche, il kahanismo ricerca solo purezza etnica e dominio religioso.
È per questo che non può essere considerato una corrente del sionismo, ma un movimento estraneo, e in ultima analisi, un nemico dello Stato che afferma di difendere.

