dalla Newsletter n°20 – Gennaio 2026
– Aurelio Mancuso
Lo studio sulla Shoah ha permesso lungo i decenni di comporre un quadro complesso – e tuttora oggetto di approfondimenti storiografici e di riflessioni accademiche – che sollecita ancora un diffuso dibattito politico.
Quello che con più fatica emerge è l’articolazione del programma di distruzione, oltre che degli ebrei ritenuti una “razza inferiore” e pericolosa, di molti altri gruppi sociali, centinaia di migliaia di persone condivisero con gli ebrei la tremenda sorte nei campi di sterminio.
Se non è comparabile la Shoah come ecatombe umana a nessun’altra tragedia della storia, impressiona come nel mondo, sia libero e sia oppresso dalle differenti tipologie di feroci regimi dittatoriali, siano tutt’altro che sconfitte teorizzazioni aberranti.
Insieme agli oltre sei milioni di ebrei, nei campi di sterminio, nei campi di concentramento, nelle carceri, morirono “tzigani”, testimoni di Geova, disabili, omosessuali, oppositori politici, persone ritenute asociali: per la lucida follia dell’ideologia nazista era necessario eliminare dalla faccia della terra tutte quelle “categorie” impure che mettevano a rischio il progetto di un “nuovo mondo” guidato dagli “ariani”.
Soprattutto dagli anni ’80 in poi le ricerche – in gran parte promosse da organizzazioni ebraiche – hanno permesso di svelare l’articolato progetto di eliminazione sistematica di migliaia di persone in ragione della loro appartenenza a determinati gruppi sociali.
Questo ritardo nell’indagare l’intero complesso della strage degli innocenti è dovuto a molti fattori, ma soprattutto al fatto che con la fine della Seconda Guerra Mondiale non cessarono i pregiudizi.
In occidente si sono mantenute legislazioni (superate solo recentemente e non ovunque), che condannavano l’orientamento omosessuale, discriminavano minoranze, limitavano la libertà religiosa non conforme a quella cristiana.
Negli ultimi anni, proprio a causa di un montante e diffuso rigurgito di sentimenti antisemiti, si può comprendere meglio che l’avversione nei confronti di minoranze e gruppi non conformi, può riprendere vigore, assumere forme nuove, ma nella sostanza poggiare su ostilità formatesi lungo molti secoli.
Così accade che l’odio antisemita è tornato a essere un fattore distintivo nelle società democratiche, in particolare tra le fasce giovanili, che prendendo a pretesto il tremendo conflitto in Medio Oriente argomentano il loro sostegno alla causa palestinese anche sulla riproposizione di ben noti cliché e pregiudizi “razziali” e sociali che speravamo estinti.
Accade anche che incredibilmente le élite dei movimenti lgbt, esprimano oggi posizioni apertamente antisioniste e di radicale critica all’esistenza stessa di Israele.
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L’“omocausto”, termine coniato dagli studiosi per segnalare l’assassinio di migliaia di omosessuali da parte del nazismo, è emerso, come già ricordato, dalla clandestinità della storia, grazie a quegli enti (molti privati) che con grande pazienza e determinazione, hanno superato la censura dei paesi vincitori, i cui governi non gradivano che si raccontasse il dramma dei “depravati”.
Prima dell’avvento del nazismo solo a Berlino esistevano oltre cento luoghi di aggregazione lgbt, così come erano diffusi in altri paesi del nord Europa.
Alla fine del conflitto non solo tutto questo patrimonio era stato distrutto, moltissime persone deportate e uccise, ma non pochi omosessuali che si salvarono dai forni crematori, furono incarcerati e morirono nelle carceri francesi, inglesi, russe.
Tutto questo serve per ricordare che, quando si agisce nell’oggi e si intende essere coerenti con la propria storia, non bisogna mai dimenticare ciò che avvenne, con chi si condivise la tragedia nazista e chi invece appoggiò il nemico.
Se un senso ha ancora il 27 Gennaio, è quello di combattere contro ogni forma di discriminazione, odio, sterminio; omosessuali, e gli altri gruppi sociali, hanno un dovere in più: condannare con limpidezza ogni sopruso, persecuzione, esecuzione capitale, che in tutto il mondo e in particolare in Medio Oriente, si consumano ogni giorno nei confronti dei loro fratelli.
Quel triangolo rosa (a volte sormontante la stella gialla per segnalare la doppia condizione di ebreo e omosessuale) non è un doloroso retaggio del passato, ma una realtà viva.
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