Voci a Sinistra – Non in nostro nome. Contro l’intifada globale

2026 05 Non in nostro nome. Contro l'intifada globale

dalla Newsletter n°24 – Maggio 2026
Lanfranco Caminiti, Gianluca Cicinelli, Chicco Galmozzi, Brunello Mantelli, Angelo Mammone Rinaldi

 

Non in nostro nome
Contro l’intifada globale

Qui di seguito pubblichiamo un appello lanciato da
Lanfranco Caminiti, Gianluca Cicinelli, Chicco Galmozzi, Brunello Mantelli, Angelo Mammone Rinaldi,
storici esponenti della sinistra italiana.

L’appello ha raccolto in pochissimi giorni, anche grazie a una petizione su Change, oltre milleduecento firme,
fra queste diversi giornalisti
 come Flavia Fratello, Guido Vitiello, Damiano Aliprandi, Andrea Colombo, Franca Fossati, Nicola Mirenzi; professori universitari come Lucia Corso, Stefania Mazzone, Lorenzo Massobrio; intellettuali e scrittori come Matteo Marchesini, Fabrizio Coscia, Sandro Matteoni; femministe come Paola Concia, Paola Tavella, Monica Ricci Sargentini, e tanta gente comune, persone di sinistra, liberali, radicali, centristi, o non più di sinistra.

 

Non in nostro nome

L’intifada globale – ovvero urla e cartelli offensivi davanti tutte le sinagoghe del mondo, il boicottaggio di cittadini israeliani ovunque si trovino (in un evento culturale, al ristorante, in un autogrill, in vacanza), gli insulti e l’aggressione verso chiunque porti segni di appartenenza alla religione ebraica, lo sfregio di simboli a memoria dell’olocausto, l’irrisione verso gli ultimi testimoni della Shoah, gli impedimenti a studiare, commerciare, investire se sei israeliano, il sostegno ormai sdoganato e aperto a Hamas e Hezbollah o ai pasdaran, fino agli episodi sanguinosi degli accoltellamenti per le strade d’Europa o il massacro di Bondi Beach, cose che non hanno rapporto diretto con quanto prima detto ma è l’acqua bassa in cui nuotano gli squali assassini – è una attività squisitamente nazista.

Perché nazista è il concetto che ogni ebreo è colpevole, in quanto ebreo – oggi: ogni israeliano è complice e colpevole in quanto israeliano.

Che si apra la caccia.

L’intifada globale non ha alcuna utilità per alleviare le sofferenze della popolazione di Gaza né è di alcun supporto e aiuto per la lotta per i suoi diritti, non ha fermato in alcun modo il massacro della guerra, non è alcuna opzione per un processo di pace e di ricostruzione.

L’unica ‘ricaduta’ è quella di continuare ad alimentare qui (in occidente) un’aura della ‘resistenza’ di Hamas; l’unica ‘capitalizzazione’ è quella di alimentare qui (in occidente) l’idea di riprodurre la ‘resistenza’ di Hamas: Gaza sarebbe ovunque, a Roma come a Berlino, a New York come a Sydney.

E se Gaza è ovunque, ogni israeliano che vive ovunque è un ‘occupante’ e un nemico.

Il ‘genocidio’ è globale perché il potere di Israele (sin dai Savi di Sion) è globale.

Il genocidio è globale perché il capitalismo è ormai genocidiario.

A genocidio globale, intifada globale.

Questa demente spazzatura da quasi tre anni viene teorizzata, prodotta, diffusa, organizzata dalla sinistra radicale globale.

Si può quasi dire che oggi l’identificazione e la prassi della ‘sinistra radicale globale’ sia l’anti-israelismo.

Solo l’anti-israelismo.

Anti-israelismo che ha ormai esondato la labile e ipocrita distinzione tra antisionismo e antisemitismo.

Come nella più vieta rappresentazione degli ayatollah, Israele è Satana (nelle sue varie declinazioni, fino a Israele = ᛋᛋ, con la quale si sradica definitivamente ogni considerazione morale e politica per l’essere stati secolari vittime della storia: andavano bene finché passavano per il camino di Auschwitz, ora sono anch’essi ‘carnefici’).

Questa demente spazzatura da quasi tre anni viene riprodotta a piene mani in ogni trasmissione, in ogni talk-show, in ogni evento, in ogni spettacolo, in ogni scuola, da professori, giornalisti, uomini politici, cantanti e scrittori: se non dici ‘genocidio’ non sei di questo mainstream.

E il mainstream del genocidio è ormai diventato un banale luogo comune.

Serve a ‘riconoscersi’.

La militanza dell’opposizione al genocidio è ‘la caccia all’ebreo’.

Come persone di sinistra, troviamo che tutto ciò sia vergognoso: vergognosa è la strumentalizzazione della tragedia di Gaza, ovvero ‘capitalizzare’ il sentimento umanissimo di dolore per le sofferenze della popolazione di Gaza in un delirio che giustifica Hamas e sollecita l’odio contro Israele.

Come persone di sinistra siamo con l’opposizione al governo reazionario di Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir; come persone di sinistra siamo con qualunque iniziativa in Israele abbia mantenuto i fili di una comune attività politica tra israeliani e palestinesi; come persone di sinistra siamo stati contro il 7 Ottobre e il massacro di Gaza; come persone di sinistra ci siamo espressi per la tregua e la pace e l’ingresso massiccio di aiuti alla popolazione; come persone di sinistra non abbiamo alcun dubbio che il nodo per qualunque processo di pacificazione e ricostruzione sia il disarmo di Hamas.

Hamas è stato, e sarebbe la iattura del popolo gazawi.

Come persone di sinistra indichiamo nell’Iran e nella sua rete di relazioni con Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, Houthi nello Yemen e milizie sciite un fattore costante di instabilità politica, commerciale, militare nell’area.

L’intifada globale è considerata ‘a dangerous reality’ in Gran Bretagna e Australia, e ce n’è abbondante motivo, diciamo così.

Da noi è invece giustificata, promossa e esibita, come libertà di opinione (che è un lieve ossimoro, se a ‘libertà di opinione’ aggiungiamo ‘Hamas e ayatollah’).

Ma noi, si sa, col nazismo abbiamo lunga frequentazione e complicità.

Non in nostro nome.