dalla Newsletter n°26 – Luglio 2026
– Ceilia Brighi

Cecilia Brighi è la Segretaria Generale dell’associazione Italia-Birmania.insieme,
nata nel 2013, e costituita da personalità italiane e birmane
impegnate a titolo totalmente gratuito e volontario
a sostegno delle donne e degli uomini che in Birmania lottano per la democrazia, l’empowerment delle donne, lo sviluppo sostenibile, il dialogo interetnico, la giustizia sociale, i diritti del lavoro.
Durante i sei giorni di celebrazioni per la morte di Ali Khamenei, i media italiani hanno raccontato ampiamente le cerimonie ufficiali e la grande partecipazione popolare ai funerali della Guida Suprema della Repubblica Islamica.
Molto meno spazio è stato invece dedicato a un episodio politicamente significativo: la presenza a Teheran di tre esponenti della Global Sumud Flotilla, protagonisti di dichiarazioni che, pur rilasciate a “titolo personale”, assumono un evidente rilievo politico.
Il 7 luglio i tre attivisti hanno infatti partecipato al panel “Who Is Khamenei?”, organizzato presso il Sooreh Hall dell’Art Bureau, nell’ambito degli eventi ufficiali dedicati alla copertura internazionale dei funerali.
L’incontro, ripreso dal Tehran Times, ha riunito commentatori, attivisti e figure mediatiche straniere invitate dal regime iraniano (clicca qui)
Stupisce che questa vicenda sia stata riportata quasi esclusivamente da alcuni organi di stampa dell’area della destra italiana, mentre gran parte dei media nazionali l’ha completamente ignorata.
Al panel erano presenti anche altri ospiti internazionali vicini alle posizioni della Repubblica Islamica, tra cui il giornalista statunitense Patrick Henningsen; Bushra Shaikh, conduttrice televisiva e attivista britannica che aveva già partecipato a due press tour organizzati dall’emittente statale iraniana IRIB World Service ed è stata più volte indicata come una figura impegnata nella diffusione della narrazione del governo iraniano; il giornalista e attivista libanese Mustafa Shamas; il commentatore politico americano Jackson Hinkle; l’attivista russa Maria Kicha; l’avvocato e attivista greco-canadese Dimitri Lascaris; e il giornalista austriaco Dieter Reinisch.
La copertura mediatica iraniana ha tuttavia dato particolare risalto proprio ai tre rappresentanti della Sumud Flotilla: l’irlandese Tadhg Hickey e le brasiliane Ariadne Teles e Lisi Proença.
Le loro dichiarazioni non lasciano spazio a equivoci:
Lisi Proença ha affermato: “Siamo qui per dirvi che siamo con voi e vi aiuteremo a mantenere questa rivoluzione” aggiungendo “Sapete che la soluzione ai vostri problemi non è inchinarsi agli Stati Uniti e dire che hanno le risposte migliori. Sono gli iraniani che devono trovare le proprie risposte”.
Ariadne Teles ha dichiarato: “La gente ha amato e sostenuto Khamenei, è come Fidel Castro, Che Guevara, Thomas Sankara: tutti quei rivoluzionari che hanno guidato il proprio popolo verso la libertà”.
Tadhg Hickey, dal canto suo, ha definito l’Iran “il centro dell’antiimperialismo”, sostenendo che ogni Paese debba risolvere autonomamente le proprie questioni interne senza interferenze occidentali.
È possibile vedere il video direttamente dalla
pagina Instagram di Lisi Proença
https://www.instagram.com/reel/Dar0WjiT8Vv/
Successivamente la Global Sumud Flotilla ha precisato che la partecipazione dei tre attivisti era avvenuta esclusivamente a titolo personale. Una precisazione doverosa, ma che non modifica il significato politico della loro presenza in un evento organizzato dal regime iraniano e destinato alla propaganda internazionale.
Colpisce poi il fatto che il sito della Global Sumud Flotilla non faccia alcun riferimento a questo episodio e che, finora, non risultino prese di distanza da parte dei rappresentanti italiani dell’organizzazione, come se nulla fosse accaduto.
La presenza di rappresentanti della Global Sumud Flottilla e le loro dichiarazioni, rilasciate a Teheran rappresentano infatti molto più di una critica alla politica americana o di una presa di posizione nel conflitto israelo-palestinese.
Esse esprimono un sostegno politico e simbolico alla Repubblica Islamica proprio nel momento in cui il regime ha cercato di rafforzare la propria legittimazione internazionale attraverso i funerali della sua Guida Suprema.
Sostenere Khamenei significa inevitabilmente ignorare il pesante bilancio della repressione interna della Repubblica Islamica: decine di migliaia di oppositori uccisi o arrestati nel corso degli anni, migliaia di esecuzioni capitali, la brutale repressione delle proteste popolari e la sistematica violazione delle libertà fondamentali.
In nome di un antimperialismo ormai ridotto a categoria ideologica, le dichiarazioni dei tre attivisti finiscono inoltre per legittimare il ruolo politico, militare e finanziario svolto dall’ Iran nel sostegno a organizzazioni come Hezbollah, Hamas e gli Houthi, elementi centrali della strategia regionale di Teheran per annientare e cancellare Israele.
La retorica secondo cui ogni Paese dovrebbe essere lasciato libero di gestire i propri affari interni senza interferenze esterne, coincide oggi con uno dei principali argomenti utilizzati dalle grandi autocrazie a partire dalla Cina, per sottrarsi a qualsiasi critica internazionale in materia di diritti umani e democrazia.
Una narrazione che, mentre denuncia “le interferenze occidentali,” finisce spesso per occultare le molteplici forme di ingerenza esercitate dagli stessi regimi autoritari attraverso il sostegno politico, economico e militare ai propri alleati.
Per questo la partecipazione dei tre esponenti della Global Sumud Flotilla non può essere considerata un episodio marginale né una semplice iniziativa personale.
Essa rappresenta un messaggio politico preciso, che merita di essere conosciuto, discusso e valutato dall’opinione pubblica.


